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Un Blue Recovery Plan per il Mediterraneo

Di Costanza Hermanin e Marco Durastante 

Perché sono importanti la giornata mondiale degli oceani e il Blue Recovery Plan del WWF per il Mediterraneo? Un disastro ambientale come quello della Siberia, dove il crollo di un serbatoio di carburante ha causato una fuoriuscita di petrolio che ha contaminato oltre 350 chilometri quadrati, lo dimostra bene. Il riscaldamento globale causa danni inimmaginabili che i governi sovranisti di tutto il mondo tentano continuamente di occultare: Russia, Stati Uniti, Brasile, la lista è lunga.

L’Europa potrebbe e dovrebbe abbracciare i contenuti del Blue Recovery Plan, che non a caso è scritto in modo da ricalcare altre iniziative ambientali messe in piedi dall’Unione.

1) Attualmente solo l’1,2% del mediterraneo è considerato zona protetta, i principali scienziati del mondo sostengono che questa previsione dovrebbe interessare almeno il 30% del territorio marino, in modo da rendere sostenibili attività di pesca e turismo marino mitigando gli effetti del cambiamento climatico.

2) Bisogna ripensare l’organizzazione del sistema economico marino che si concentra su poche aree chiave che versano, di conseguenza, in uno stato di grave esaurimento. Un declino delle condizioni di questi territori comporterebbe un danno gravissimo per l’ambiente e i settori economici che si fondano su di esso.

L’economia derivata dagli oceani vale potenzialmente oltre 400 miliardi di Euro: l’Unione Europea faccia un passo avanti, accostando al Green New Deal anche un piano di investimenti di colore Blu.

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