I dati scientifici sul riscaldamento globale, come quelli da poco diramati dal Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC), sono ormai incontrovertibili.
I danni che l’attuale modello di sviluppo sta arrecando in termini di disastri naturali, perdita di biodiversità, malattie, contaminazione dei mari, minore accesso all’acqua dolce, sono solo un assaggio di quelli che subirà la prossima generazione se davvero le temperature globali saliranno di più di 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale.
Un mondo dove la popolazione è in rapido aumento, mentre le risorse diminuiscono o vengono sfruttate in modo sempre più irrazionale, è un mondo in cui mantenere la pace tra popoli e tutelare i più elementari diritti della persona diventerà una sfida sempre più difficile, se non impossibile.
A fronte di questa emergenza, la Conferenza sul cambiamento climatico COP24 ha confermato un sostanziale disimpegno da parte di alcuni dei principali produttori e utilizzatori di combustibili fossili, a cominciare dagli Stati Uniti, che da soli emettono più gas serra di Africa, India e resto delle Americhe messi insieme. A questi si sono aggiunti Russia, Australia, Arabia Saudita, nonché, per la prima volta, persino il Brasile. Dai passi avanti della Cina, poco più che formali, c’è poco da aspettarsi.
L’Unione Europea e i suoi stati membri, perciò, rimangono gli ultimi soggetti che possono reagire con determinazione e incoraggiare la transizione ecologica sia all’interno che all’esterno dei loro confini.
Con il Quadro per il Clima e l’Energia 2030, il pacchetto sull’economia circolare, la direttiva rifiuti e altre normative, l’UE è stata per decenni il principale promotore di un nuovo modello di sostenibilità ambientale. Basti pensare alla Direttiva “End of Waste” a supporto di un’economia circolare fondata sulla trasformazione dei rifiuti in “prodotti di valore”, alla nuova proposta in materia di plastiche monouso, o al sistema per il commercio delle emissioni inquinanti. È molto, ma non ancora abbastanza.
UN IMPEGNO INDIVIDUALE
La politica stenta ancora a mettere l’ambiente al centro del dibattito pubblico, o, peggio, lo fa in modo disordinato e propagandistico, come è avvenuto sia in Francia che in Italia.
Dai lavori del convegno Terra Chiama sono emerse indicazioni di metodo, che chiediamo di fare proprie agli iscritti di + Europa: è vitale ascoltare e coinvolgere scienziati e ricercatori nel cosiddetto co-design delle politiche ambientali.
Inoltre, chiediamo agli iscritti di +Europa di prendere atto che:
- Dalla battaglia per l’ambiente dipende anche in gran parte la sopravvivenza dello Stato di Diritto e dell’ordinamento democratico liberale nei prossimi decenni;
- Dalla battaglia per l’ambiente dipendono anche in gran parte la prosperità economica e l’alleviamento delle sofferenze sociali nel nostro e in altri Paesi;
- La battaglia per l’ambiente avrà successo soltanto se sarà condotta basandosi sulle evidenze scientifiche e su una corretta e completa informazione dei cittadini;
- La battaglia per l’ambiente avrà successo soltanto se sarà di respiro europeo e se sarà supportata dall’Unione Europea sia a livello normativo che a livello fiscale;
- Per questo, Più Europa è la forza politica italiana più credibile per combattere questa battaglia.
UN IMPEGNO PER +EUROPA
Il primo compito della politica è quello di cambiare le regole del gioco in modo che imprese, enti locali, famiglie e singoli individui partecipino “dal basso” e con proprie risorse alla conversione ecologica della nostra economia. L’hardware della transizione ecologica, ovvero l’insieme delle tecnologie necessarie per avviarla,
è in buona parte già pronto: è quindi necessario dialogare con le imprese innovatrici e facilitarne l’azione, anche perché l’ammontare di investimenti necessario per avviarla è stimato nell’ordine dei 170 miliardi per la sola Italia.
Le misure da adottare devono essere il più possibile trasversali tra i vari settori di politica pubblica e coordinate tra loro in vista di traguardi comuni.
Nell’Europarlamento, dove si profila uno scenario in cui l’ALDE avrà un ruolo determinante nel formare una maggioranza, +Europa sosterrà la transizione ecologica come un’urgenza prioritaria.
Le quattro proposte chiave per il programma di + Europa riguardano:
1. SOSTENIBILITÀ IN COSTITUZIONE
Integriamo la Costituzione italiana con i princìpi di sostenibilità, equità tra generazioni e diritto all’ambiente, anche in vista dell’articolo 3 del Trattato sull’UE.
2. FISCO ECOLOGICO
In Italia e in Europa, la fiscalità deve essere rivista in chiave ecologica senza che aumenti la pressione fiscale complessiva. A una tassazione più leggera su prodotti a basse emissioni o provenienti da materiali di riciclo, ne corrisponderà una più pesante su prodotti più inquinanti o estratti da miniera. Ogni spesa fiscale nociva all’ambiente, come i 16 miliardi identificati dal “Catalogo dei sussidi favorevoli e dannosi all’ambiente”, deve essere eliminata. Introduciamo disincentivi di mercato all’energia fossile, in particolare un prezzo minimo europeo pari ad almeno 40 € per ogni tonnellata di CO2 che viene emessa nell’atmosfera. Le risorse liberate da queste misure possono essere spostate su investimenti e alleggerimento delle imposte sui redditi.
3. CONVERSIONE ENERGETICA
È essenziale che nel nostro mix energetico diventi maggioritaria la quota di energia ottenuta da fonti rinnovabili, con una particolare attenzione al fotovoltaico e all’uso di materiali biologici quali biomassa di scarto e rifiuti organici urbani. Per riuscirci è necessario promuovere l’integrazione di queste diverse fonti energetiche, rimuovere gli ostacoli normativi che ancora rallentano l’autorizzazione alla costruzione di impianti all’avanguardia e stabilizzare piani di regolazione che consentano investimenti a lungo termine. Anche un ammodernamento delle reti energetiche ridurrebbe al minimo gli sprechi di energia, così come una loro migliore interconnessione a livello europeo.
4. ECONOMIA CIRCOLARE
Il consumo di risorse minerarie o fossili si può ridurre solo tramite una rete efficace di impianti capaci di recuperare materiali ed elementi dai rifiuti urbani e industriali. Occorre un piano che riconosca quei materiali “critici” di interesse per il mercato e la cui estrazione diventa ogni giorno più pericolosa, supportando la certificazione di prodotti ad essi equivalenti ma recuperati da rifiuti. Ciò permetterà di ridurre il numero delle discariche e degli inceneritori,ma anche di abbattere i costi sempre più alti legati al trasporto ed al conferimento dei rifiuti stessi.
Il cantiere del programma ambientale di +Europa rimane aperto anche su temi quali la salvaguardia dell’acqua, la tutela del paesaggio e il consumo di suolo. Perché la sostenibilità, come ci ricorda l’impostazione scelta dall’ONU per i suoi Obiettivi del Millennio, riguarda la persona umana nel suo insieme, non soltanto l’ambiente in cui vive.
Se sei iscritto a +Europa, sostieni l’impegno e firma anche tu. Aderire è semplice: scrivici a [email protected].
Roma, 3 gennaio 2019
Le sottoscritte / i sottoscritti:
Emanuele Pinelli
Costanza Hermanin
Giordano Masini
Andrea Mazziotti
Andrea Salimbeni
Benedetto Della Vedova
Marco Cappato
Piercamillo Falasca
Gionny D’Anna
Mario Borgo Caratti
Sole Bronzini
Giacomo Campi
Giulia Crivellini
Mattia Di Berti
Matteo Di Paolo
Marco Durastante
Alexandros Hatzikiriakos
Bianca Hermanin
Antonio Malinconico
Carlo Maresca
Francesca Mercanti
Carmelo Palma
Astrid Pannullo
Aurora Rossetti
Edoardo Sansa
Diana Severati
Patrizia Tosini
Mauro Zanella
Giacomo Santoro
Davide Di Giorgi
Stefano Morcelli
Agnese Crocchianti
Luigi Grimaldi
Donatella Cinà
Francesco Mureddu
Giuseppe de Padova
Flavia Mezja
Valter Grossi
Lorenzo Ruffatti
Davide Miraglia
Davide Sguazzardo
Bruno Viano
Giacomo Deperu