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Sullo stop all'export di AstraZeneca, Draghi dimostra leadership europea

di Benedetto Della Vedova

Draghi ha fatto bene a bloccare, di fronte ai ritardi di AstraZeneca nel rispettare gli impegni contrattuali con l’Ue, l’esportazione di 250.000 dosi di vaccino in Australia per mettere pressione sull’azienda perché recuperi i ritardi. Lo ha fatto applicando un meccanismo approvato dall’Unione europea e di concerto con le autorità europee.

Si tratta di una iniziativa che ha senso proprio nella prospettiva di una maggiore integrazione delle politiche sanitarie e commerciali dell’Unione e di una maggiore solidarietà tra Stati membri di fronte alla crisi sanitaria.

La decisione di Draghi è forte e decisiva proprio perché ha con sé il peso di tutto il continente, delle sue istituzioni, dei suoi stati membri e dei suoi cittadini. Altro che protezionismo e sovranismo vaccinale, come prova a fare intendere qualcuno.

A chi, come Giorgia Meloni, rispolverando un mai sopito spirito nazionalista ed antieuropeista, parla di fallimento dell’UE sui vaccini, ricordo che senza l’Unione europea avremmo dovuto contrattare da soli le forniture, spuntando condizioni necessariamente peggiori e senza disporre di strumenti efficaci come quelli che oggi applicano Draghi e von der Leyen.

Si sarebbe potuto fare di più e meglio? Certo! Una Unione più coraggiosa e istituzionalmente direttamente responsabile delle proprie scelte davanti al parlamento europeo, più coesa e integrata anche sulle politiche sanitarie, come propone Più Europa, avrebbe potuto fare di più e meglio. L’Italia da sola avrebbe fatto molto probabilmente di meno e peggio.

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