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Non può esserci redistribuzione senza crescita. Ecco perché la globalizzazione è positiva

Di Valerio Federico

Carlo Stagnaro scrive che “quando si parla dell’integrazione delle economie mondiali. Da un lato ci sono quelli che pensano che essa sia un “male necessario” da “gestire”.

Dall'altro, coloro che la ritengono un male-e-basta e che dunque vada “fermata”.

Ha ragione, ma in Italia si dimentica di +Europa che, come nessun altro, si ritrova in una libertà umana che si sostanzia nel diritto degli individui di scambiare, presupponendo anche il loro diritto di spostarsi.

Ci ricorda che “chi demonizza la globalizzazione (cioè i prodotti degli altri) vuole di norma anche chiudere i porti (cioè lasciar fuori gli altri in carne in ossa)” e che “entrambe le cose hanno effetti economici dimostrabilmente positivi”, “ambedue vengono avversate nel nome di un pregiudizio nazionalista in senso lato: che la diversità – di prodotti e persone – rappresenti una fonte di problemi e non l’origine della prosperità”

+Europa è una forza politica, forse unica in Italia, a ritenere che la globalizzazione, e dunque l’integrazione delle economie mondiali e la mobilità delle persone, ha effetti prevalentemente positivi, nello stesso tempo ritenendo le politiche di re-distribuzione necessarie ma conseguenti a politiche di sviluppo e crescita che non pesino ulteriormente sul debito economico ed ecologico già capace di ipotecare il futuro dei millennials e dei loro figli.

La povertà è crollata nel mondo - più capitale, più lavoro, più concorrenza e innovazione l'hanno drasticamente ridotta - e la sfida oggi è che nelle economie mature occidentali non cresca e che le differenze sociali si riducano ampliando opportunità, mercati e misure sociali per gli esclusi.

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