Di Riccardo Magi
Roma, notte tra il 21 e il 22 aprile 2026. Mentre l’Italia dormiva, il Parlamento veniva umiliato. È ciò che è accaduto in Aula alla Camera durante l’esame del cosiddetto “decreto sicurezza”. Un provvedimento blindato, arrivato dal Senato solo il 17 aprile, a poche ore dalla scadenza della conversione. Pochi minuti per discutere norme che toccano libertà personali, diritto di manifestare, poteri di polizia, immigrazione e protezione internazionale. Una seduta fiume chiesta non per battere l’ostruzionismo dell’opposizione, ma per scappare dalle proprie responsabilità. La maggioranza ha preferito fuggire dal confronto piuttosto che difendere le sue “schifezze” securitarie davanti al Paese.
Questo non è un semplice decreto. È il monumento alla propaganda di un Governo che ha trasformato la decretazione d’urgenza in un’arma contro il Parlamento. Il 127° decreto di questa legislatura, la 115ª fiducia. Numeri che fanno rabbrividire. Non si tratta più di governare: si tratta di imporre, riducendo una delle due Camere a un ufficio di vidimazione. I deputati delle forze che non siedono al Senato – come noi di Più Europa – sono stati di fatto privati di ogni possibilità di incidere sul testo in uno dei due rami del Parlamento. Una lesione gravissima dell’equilibrio costituzionale.
Ma il punto più osceno, quello che ha fatto esplodere persino la maggioranza, è la norma che introduce un premio di 615 euro per gli avvocati che ottengono il rimpatrio dei loro clienti migranti. Una taglia. Un Selvaggio West in salsa italiana, dove chi dovrebbe difendere i diritti viene pagato per tradirli. Un incentivo economico al patrocinio infedele, punito dal codice penale. Una norma incostituzionale, contraria al giusto processo, al principio di difesa e alla dignità della professione forense. Abbiamo messo in guardia il Governo fin dal primo momento. Abbiamo scritto al Presidente Mattarella. E alla fine, grazie alla sua autorevolezza, quella porcheria è stata fermata. Ma il fatto stesso che il Capo dello Stato sia dovuto intervenire durante l’iter di conversione di un decreto legge dice tutto: il Governo ha superato il limite di decenza costituzionale.
E invece di ritirare l’intero obbrobrio, cosa fa la maggioranza? Prepara un decreto bis per emendare il decreto. Un decreto per correggere un decreto che ancora non era convertito. Un’ammissione esplicita di incostituzionalità, trasformata in un nuovo insulto alla Carta. Perché se l’urgenza la crea il Governo stesso con la sua bulimia repressiva, allora l’istituto della decretazione d’urgenza viene svuotato di senso. È la decretazione d’urgenza usata per emendare la decretazione d’urgenza. È l’imprenditorialità della paura elevata a metodo di governo.
Non contenti, hanno infilato nel testo anche l’ennesima norma proibizionista sulla cannabis, quella sulla “lieve entità”. Illiberale, giustizialista, inutile. Per questo, mentre le Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia erano impegnate nella seduta fiume, noi di +Europa abbiamo portato la cannabis in Parlamento, il 20 aprile, giornata mondiale della cannabis. Non per provocazione, ma per denunciare l’ennesimo atto di repressione ideologica contro i diritti e la libertà individuale.
Questo decreto non aumenta la sicurezza degli italiani. Non rende le nostre città più sicure. Aumenta solo pene e sanzioni, alimenta paura e propaganda. È un monumento alla remigrazione mascherata, al controllo sociale, alla riduzione delle garanzie. Un provvedimento che limita diritti fondamentali senza offrire risposte reali ai problemi delle persone.
La notte della democrazia italiana non è finita con la fiducia. È iniziata lì. E continuerà finché il Parlamento non ritroverà la sua dignità. Noi non abbiamo votato questo decreto e non voteremo fiducia a un Governo che tratta le Camere come passacarte, che usa l’urgenza come clava, che trasforma gli avvocati in cacciatori di taglie e che risponde alla paura con la paura.
Il monito è chiaro: se non fermiamo questa deriva, il Parlamento diventerà un simulacro. La democrazia parlamentare sarà solo un ricordo. La Costituzione non è un ostacolo da aggirare: è il patto fondativo della nostra convivenza. Chi lo calpesta non difende la sicurezza, la distrugge dall’interno.
L’Italia merita molto di più di questa maggioranza incapace e autoritaria. Merita una politica che difenda i diritti, non che li mercifichi. Merita una democrazia vera, non una notte infinita di decreti e fiducie.
È tempo di dire basta e lavorare ad un’alternativa a questo Governo.