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Per Moody's l'Italia è un paese economicamente sano, con una politica fiscale scellerata

Di Piercamillo Falasca

Il servizio investitori di Moodys ha retrocesso le emissioni di debito del governo italiano dal livello Baa2 a Baa3: è l’ultimo scalino prima della categoria “spazzatura” (junk bonds). Contemporaneamente, ha però fissato come stabile il cosiddetto “outlook”, cioè la prospettiva di andamento futuro del rating stesso. In altre parole, Moody’s ha detto: il paziente è in condizioni critiche ma stabili.

Le ragioni del downgrading sono note e già palesate da settimane dalla stragrande maggioranza degli analisti internazionali: l’indebolimento fiscale italiano, dovuto agli obiettivi di maggior deficit da parte del governo per i prossimi anni; un debito che rischia di stabilizzarsi intorno al 130 per cento del Pil (anziché diminuire come precedentemente stimato dalla stessa Moody’s) e dunque particolarmente esposto alle prospettive di una crescita debole e ai venti di future recessioni.

Il giudizio di Moody’s è condizionato dall’analisi delle politiche economiche e fiscali nel piano di governo, non coerenti con gli obiettivi di riforma e modernizzazione di cui l’Italia necessiterebbe e finanziariamente insostenibili. Le stesse misure espansionistiche - che per Moody’s potrebbe anche determinare uno stimolo temporaneo alla crescita, comunque minore di quello stimato dal governo Conte - rappresenterebbero poi la causa di un indebolimento nel medio termine.

Con queste considerazioni tremende, perché l’outlook è stabile? Perché l’Italia - si legge nel rapporto - è un paese sano, con un’economia grade e diversificata, esportatrice netta, con un avanza nelle partite correnti. Le famiglie italiane hanno un alto livello di ricchezza, che - testuali parole - è “un importante tampone contro futuri shock e anche una potenziale fonte sostanziale di finanziamento per il governo”. Insomma, l’agenzia di rating conferma quel che nell’aria già aleggia e che alcuni esponenti di governo non hanno nascosto: alla bisogna, l’Italia potrebbe evitare il default con una patrimoniale sui suoi cittadini.

L’analisi di Moody’s aiuta anche a comprendere perché, a fronte dell’aumento dello spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi, non stiano aumentando anche gli interessi dei titoli degli altri paesi europei, Spagna in primis. La ragione è semplice e in qualche modo drammatica: siamo ancora un problema enorme per l’Europa, ma meno sistemico di quanto lo fossimo in passato; una nostra eventuale bancarotta avrebbe conseguenze soprattutto italiane, con un effetto contagio limitato. Questo perché ormai il grosso del debito italiano è in mani italiane, perché c’è stato negli anni un graduale disimpegno degli investitori internazionali dalle banche italiane e perché - appunto - la nostra ricchezza privata è vista come una forma di garanzia.

Insomma: l’Italia è un paese economicamente sano, con un’attività economica robusta e diversificata, produttore di beni e servizi che hanno una grossa domanda nel mondo, ma si sta avvitando a causa di una politica fiscale allegra per il 2019 e gli anni a venire. Opporsi e fermare le scelte scellerate di questo governo è diventato un dovere anche “egoistico”: la copertura finanziaria del reddito di cittadinanza, di quota 100 e delle altre misure spendi&spandi rischiano di essere i nostri risparmi.

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