Tengo a raccontare la mia personale esperienza, anche sono perfettamente consapevole di come tale tematica sia, ormai da anni, una problematica sociale nota e chiacchierata nel palcoscenico politico italiano. Sono un ragazzo siciliano di 18 anni, che ha appena conseguito il diploma di Scuola Superiore. A settembre, per motivazioni legate allo studio, mi trasferirò a Milano, dove inizierò ad intraprendere la mia carriera universitaria. Ciò comporta che per me e per tutti gli studenti/lavoratori nelle analoghe condizioni, l’esercizio di un diritto (che dal mio modesto punto di vista rappresenta anche un dovere) diventi fattibile solo a patto di trovare le condizioni per raggiungere la propria residenza nella data prestabilita, e ciò rende, di fatto, l’esercizio del voto una pratica onerosa. Gli studenti fuori sede, al cui già grande numero la mia persona andrà ad aggiungersi, sanno benissimo che anche 50 € sono per loro fondamentali nella gestione della vita lontana da casa. Di conseguenza, sebbene, personalmente, sento di essere disposto ugualmente a sborsare una determinata cifra per gli spostamenti (vorrei far, tral’altro, notare come le compagnie aeree hanno già strategicamente aumentato i prezzi dei voli in partenza dai centri universitari nevralgici del paese per quelle date) al fine di esercitare il mio diritto di voto, non biasimo assolutamente coloro i quali scelgono di rinunciare allo stesso diritto, anche considerando i disagi che uno spostamento del genere causerebbero nel consentire agli studenti fuori sede di seguire le lezioni nei giorni a ridosso delle votazioni (vorrei ricordare che l’università è la principale motivazione che ci porta ad effettuare investimenti di denaro e di tempo, oltre che allontanarci dai nostri affetti, pertanto preferire di andare a votare piuttosto che frequentare le lezioni regolarmente non lo trovo per nulla scontato). Tali problematiche risultano ai miei occhi talmente ovvie e talmente evidenti che appare comico come, con il senno di poi, si rimanga sconvolti dalle alte percentuali di assenteismo alle urne. È triste da ammettere alla mia età, ma la mia generazione sembra già disillusa e rassegnata alla stagione di ampia retorica e scarsissimo pragmatismo che stiamo vivendo. Sono sicuro che, avviando un lavoro coordinato con i poli universitari e/o seguendo il modello degli altri paesi europei, il problema del voto ai fuorisede possa diventare più risolvibile di ciò che si possa pensare. O magari, mi risulta più semplice credere che in questo momento le priorità della nostra classe dirigente sono altre, tipo difendere i pargoli dagli assalti dei “predicatori della ideologia gender”. Chissà…
Spero, per me e per la mia generazione di trovare una desiderata luce in fondo al tunnel.
Pierpaolo