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Emma Bonino a il Corriere della Sera: "Putin pretende un passato che non tornerà. La Nato? Un alibi"

Intervista al Corriere della Sera di Alessandra Arachi

La senatrice di +Europa, ex-ministra degli Esteri, pensa sia «doveroso» aiutare gli ucraini fornendo loro le armi.«Putin è ossessionato dalla Nato, la usa come alibi»

Senatrice Bonino, già ministra degli Esteri, questa guerra era prevedibile, visto che in Ucraina la guerra non è nata adesso ma era già in atto dal 2014?
«Il mio giudizio su Putin risale alla ferocia messa in atto nella seconda guerra cecena. Non possiamo pensare che un autocrate con un potere assoluto in un paese dove vengono ammazzati giornalisti ed oppositori ragioni come ragioniamo noi. Probabilmente la reazione all’annessione della Crimea e all’occupazione del Donbass del 2014 avrebbe dovuto essere più intransigente. Invece ci si è voluti illudere che Putin si sarebbe fermato».

Secondo lei il conflitto era evitabile?
«Con i se e con i ma non si fa la storia. Sgombriamo però il campo dalle presunte responsabilità della Nato: i nuovi Paesi Nato non hanno mai rappresentato una reale minaccia per la Russia. I discorsi di Putin e quello del Patriarca di Mosca evidenziano piuttosto una guerra di occupazione, etno-nazionalista. Putin usa la Nato, una sua ossessione, coma alibi. Quello che lui proprio non può tollerare è che ci sia un’Ucraina libera e democratica, dove le elezioni per il Presidente non sono una finzione come in Russia e, al contrario della Russia, le persone godono delle libertà fondamentali. Non è una democrazia perfetta quella di Kiev, posto che ce ne sia una, ma è l’aspirazione degli ucraini ai modelli e ai valori della Ue che l’autocrate non può tollerare».

Secondo lei ha senso aiutare l’esercito ucraino fornendogli le armi?
«Prima di tutto è doveroso. Abbiamo scelto di non intervenire direttamente per evitare conseguenze ancor più drammatiche, nonostante sappiamo che il diritto internazionale è dalla parte di Zelensky e i bambini morti ci indignano. Non per questo però possiamo giraci dall’altra parte: gli ucraini hanno diritto di difendersi e noi abbiamo il dovere di fornirgli i mezzi per farlo. Non è retorica dire che difendono i nostri valori europei. Dobbiamo aiutare gli ucraini e fiaccare Putin con le sanzioni e l’isolamento internazionale.

Cosa ne pensa della chiusura dei cieli sopra l’Ucraina? Che conseguenze avrebbe? una simile azione?
«Un’ operazione di no-fly-zone implicherebbe un coinvolgimento diretto nel conflitto. È dura dire di no, ma è ragionevole. Anche per questo penso sia giusto fornire missili antiaerei come gli stinger che pesano dieci chilogrammi e hanno una portata di otto chilometri».

Si pensa che il progetto di Putin sia quello di non fermarsi all’Ucraina ma di invadere anche i paesi limitrofi per ricostituire l’ex Unione sovietica. In questo caso sarebbe inevitabile un intervento della Nato, con quali conseguenze?
«Putin vorrebbe tornare ad un passato che non tornerà. I paesi dell’Unione europea e della Nato che un tempo erano oltre la cortina di ferro hanno fatto da decenni la loro scelta. Un attacco diretto a un paese Nato porterebbe altri paesi, a partire dagli Usa, ad intervenire in sua difesa. Posto che secondo l’articolo 5 del Trattato Nato, ogni Paese resterebbe comunque libero di decidere le azioni che ritiene più opportune, quello di un nostro coinvolgimento diretto è uno scenario che non voglio considerare».

Crede che la Cina farà un’alleanza con la Russia?
"L’alleanza c’è già, solida come una roccia, l’hanno definita i due leader. Il punto è un altro. C’è da chiedere: la Cina è pronta a sostenere fino in fondo l’alleato russo in questa operazione sconsiderata che destabilizza l’economia mondiale e sta cementando le alleanze delle democrazie? La Cina ha bisogno di continuare ad accedere ai mercati occidentali. Non mi faccio illusioni su Pechino, ma confido nel reciproco interesse ad evitare una escalation e voglio pensare che XI Jin Ping eserciti una qualche pressione sul Cremlino. Come diceva Bastiat, ‘dove passano le merci non passano gli eserciti’. E penso che la Cina abbia più interesse a continuare a esportare merci verso l’occidente, piuttosto che ritrovarsi in una guerra “boots on the ground” contro l’occidente».

Putin è folle? Sarebbe capace di aprire la valigetta nucleare?
«Non voglio neppure prendere in considerazione questa ipotesi».

Crede che i negoziati in corso porteranno da qualche parte?
«Non sono ottimista, ma ciò detto il filo negoziale non deve spezzarsi. Zelensky ha dato segnali concreti di disponibilità. Bisogna capire se Putin vuole fermarsi e consentire un negoziato serio che si svolga durante una tregua vera, non sotto le bombe. Le sanzioni crescenti della Ue sono un monito molto serio, a mio avviso, che coloro che hanno a cuore il destino della Russia (non quello personale di Putin) non credo sottovalutino».

Come potrà finire questa guerra? Durerà molto come sostengono alcuni analisti? Esiste una via concreta per la pace?
«Questa guerra finirà sempre troppo tardi, anche fosse domani».

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