A Natale si moltiplicano le parole: annunci, speranze, “mini indulti”. Ma le parole non bastano: servono riforme concrete.
Di recente, il Presidente del Senato ha evocato un “mini indulto” per chi sconta in carcere pene residue brevi, per tornare a casa per le feste. Un’idea immediatamente smentita dal Governo. Niente discussioni parlamentari, soprattutto nessuna reale volontà di affrontare la crisi penitenziaria.
In realtà, la maggioranza continua a puntare su una politica carceraria solo repressiva: riempire le celle, aggravare le pene, ignorare le misure alternative. Le proposte serie — numero chiuso, liberazione anticipata speciale, case di reinserimento sociale — vengono sistematicamente ignorate. Addirittura, si arriva a descrivere il sovraffollamento come una misura “protettiva” contro i suicidi. È inaccettabile.
Dietro le sbarre: una normalità drammatica
Mentre si gioca con annunci e slogan, la quotidianità nelle carceri parla chiaro.
- Al 30 giugno 2025 le persone detenute erano 62.728, a fronte di 51.300 posti regolamentari.
- Considerando lavori in corso e intere sezioni inagibili, il tasso reale di affollamento supera il 130%.
- In 63 istituti va oltre il 150%, con punte del 200%.
Celle di 12 m² divise tra tre o più persone sono in palese violazione degli standard europei riconosciuti da CPT, CEDU e dalla giurisprudenza della Cassazione.
Un simile sovraffollamento umilia la dignità, e soprattutto rende impossibile la funzione rieducativa sancita dall’art. 27 della Costituzione, in un contesto in cui la sofferenza fisica e mentale diventa routine.
Nel 2024 si sono registrati almeno 91 suicidi in carcere; nel 2025, alla fine di novembre, i casi erano già 73. Ogni cifra è una vita umana persa; ogni suicidio è il segno di un fallimento collettivo.
Le feste — tempo di affetti e calore — per molti detenuti si traducono in solitudine, vulnerabilità, desolazione.
+Europa non resta a guardare: mobilitazione natalizia
Non ci limitiamo a denunciare. Vogliamo portare sostegno reale, visibilità politica e presenza istituzionale dove lo Stato spesso non arriva.
Per questo, su impulso del Segretario Riccardo Magi e del Vicesegretario Rosario Mariniello, lanciamo una mobilitazione natalizia con visite alle carceri in tutta Italia.
📅 Quando: dal 15 dicembre al 15 gennaio
📍 Dove: nelle carceri dei territori dove saranno presenti dirigenti e rappresentanti di +Europa
🤝 Chi: membri di direzione, di assemblea e iscritti di +Europa autorizzabili
Per partecipare compilare il modulo entro il 20 dicembre
COMPILA IL MODULO DI PARTECIPAZIONEUn impegno continuo, non simbolico
L’impegno di +Europa non si limita alle visite in carcere. Ogni giorno in Parlamento lavoriamo per rendere le nostre carceri più giuste.
Dall’istituzione del numero chiuso alle case di reinserimento sociale, al diritto all’affettività nelle carceri: proposte ragionevoli ci sono. E noi abbiamo depositato proposte di legge per attuarle.
Qui è possibile consultare le tre principali:
Case di reinserimento sociale.
La proposta istituisce apposite case territoriali alternative al carcere destinate a chi debba scontare pene detentive fino a 12 mesi, anche residue, e per chi è in semilibertà o lavoro esterno. Strutture piccole, gestite dai comuni con la collaborazione del Terzo settore, caratterizzate da specifici programmi di reinserimento sociale e lavori di utilità pubblica. Obiettivo: ridurre il sovraffollamento e garantire la funzione rieducativa della pena. Lo Stato finanzia le strutture, rendendo il carcere davvero extrema ratio.
Qui la propostaNumero chiuso.
Nessuno può essere detenuto se non c’è un posto letto e uno spazio vitale conforme agli standard minimi: in caso di sovraffollamento, la pena si converte automaticamente in misura alternativa. Per i reati più gravi è, invece, sempre garantita una riserva di posti. Il periodo alternativo è computato nella pena, salvo nel caso di violazioni. L’obiettivo è riportare l’esecuzione della pena entro i limiti della legalità costituzionale.
Qui la propostaAffettività in carcere.
La proposta riconosce il diritto all’affettività e alla sessualità delle persone detenute, garantendo una visita al mese fino a 24 ore in apposite unità senza controllo visivo o auditivo. Introduce permessi per eventi familiari rilevanti e uniforma a 14 anni il limite di età dei minori nei colloqui, potenziando anche le telefonate. Prevede, inoltre, spazi adeguati per incontri con familiari e minori. L’obiettivo è garantire dignità, relazioni e, quindi, funzione rieducativa della pena nel rispetto dei diritti fondamentali.
Qui la proposta