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  • Il nuovo Ulivo di Letta? Prima costruire l'area Libdem, poi le alleanze (ADNKRONOS)

    Intervista di Benedetto Della Vedova all'Adnkronos

    Da Più Europa e Calenda ai 5 Stelle? Benedetto Della Vedova sposta l'asticella un passo indietro rispetto all'alleanza larga, il 'nuovo Ulivo' come qualcuno lo chiama, proposta dal segretario Pd Enrico Letta. "Prima di occuparci delle alleanze, noi dovremmo occuparci di costruire un progetto federativo delle forze europeiste, riformiste, liberal-democratiche", dice il segretario di Più Europa all'Adnkronos. Quando? "Il prima possibile. Prima dell'elezione del presidente della Repubblica perché, posto che per noi Draghi dovrebbe restare a palazzo Chigi fino al 2023, gli eventi politico-istituzionali hanno una loro dinamica...". Una strada possibile per il progetto libdem che viene confermata dall'esito dei ballottaggi con la "sconfitta netta e oltre ogni aspettativa del fronte sovranista e antieuropeista" ed insieme, sottolinea Della Vedova, la "disfatta dei 5 Stelle". Della Vedova, che ne pensa dell'alleanza larga proposta da Enrico letta? "Tutti questi interlocutori non hanno ancora chiarito con quale legge elettorale... detto questo, siamo arrivati fin qui con una stagione, una lunga stagione in cui il Pd ha scelto un'alleanza stretta e monogamica con i 5 Stelle senza alcuna considerazione e senza alcuna volontà di aprire una discussione, anche un minimo impegnativa, con un'area europeista e riformista. Quindi non so che succederà in futuro, ma credo che noi dovremmo prima occuparci di costruire un progetto politico elettorale, una federazione dell'area liberal democratica". E chi dovrebbe concorrere a costruire questa area? "Con Calenda abbiamo già unito le componenti. Il risultato di Calenda a Roma è importante, a mio avviso può essere una buona base di partenza e lui stesso si è guadagnato buon titolo sul campo". E Italia Viva di Matteo Renzi? "Italia Viva, al di là delle persone e dei personalismi, sta in Renew Europe al Parlamento europeo ed è quindi un interlocutore. Bisognerebbe capire però quale opzione intende scegliere...". Come altri soggetti 'centristi', tipo Coraggio Italia? "Il discrimine è chiaro: se Coraggio Italia intende stare nella coalizione antieuropeista di Salvini e Meloni, è una loro scelta, di certo è opposta alla nostra". Calenda parla di un 'fronte repubblicano' che guarda a riformisti del centrosinistra e del centrodestra, leggi quanti in Forza Italia sono a disagio con la trazione sovranista della coalizione. "Io non so quello che deciderà di fare il Pd con l'alleanza con i 5 Stelle o se Forza Italia intende stare con i leghisti e Meloni, l'importante è che intanto facciamo qualcosa noi". Lei ne parla, Calenda ne parla, Renzi ne parla ma quando qualcosa di concreto? "Il prima possibile. Ragioniamoci. Dobbiamo capire, mentre ciascuno rafforza il proprio partito, se siamo pronti ad aprire la costruzione di questo progetto politico elettorale che stia in piedi da solo e che sia un soggetto coeso e competitivo". (di Mara Montanari)

  • published Cosa è stato deciso nell’Assemblea di +Europa in News 2022-01-19 16:18:04 +0100

    Cosa è stato deciso nell’Assemblea di +Europa

     
     
    Mozione del segretario Benedetto Della Vedova approvata all’unanimità, Fabrizio Ferrandelli eletto presidente dell’assemblea, insieme alle vicepresidenti Nicoletta Parisi (vicario) e Carla Taibi.
    Eletti inoltre i membri effettivi e supplenti dei nuovi collegi di Garanzia (Presidente: Gianfranco Dell’Alba; Francesca Palma; Angelo Pappadà) e dei Revisori (Presidente: Paolo Costanzo; Gessica Rizzo; Manlio Lomazzo).
     
    È questo l’esito dell’assemblea di Più Europa, la prima dopo il secondo congresso nazionale, che si è appena conclusa a Roma.
     
    In particolare, nella mozione generale, sottoscritta anche dal Presidente del partito Riccardo Magi e dal Tesoriere Maria Saeli, +Europa ribadisce e conferma il pieno e convinto sostegno al Governo presieduto da Mario Draghi, proseguendo e intensificando al contempo le campagne su cannabis ed eutanasia legale in vista del voto referendario, “che va messo al sicuro anche rispetto a tentativi di evitarlo con interventi normativi dell’ultimo minuto”. Inoltre, la mozione impegna il partito a promuovere l’uso degli strumenti di democrazia digitale fin qui introdotti “anche per quanto riguarda la presentazione di progetti di legge di iniziative popolare che ci consentano da una parte di promuovere la partecipazione diretta degli elettori e dall’altra di definire la nostra proposta politica, anche su temi di carattere sociale, economico e istituzionale”.
    Infine, anche alla luce dei risultati delle ultime elezioni amministrative,
    +Europa, rafforzando lo specifico profilo politico ed organizzativo del movimento, si impegna a farsi promotrice “dell’aggregazione dei liberal-democratici, degli europeisti, dei riformatori e riformisti, di ecologisti in un progetto federativo, che superi i particolarismi e sappia proporsi come offerta politica credibile alle prossime competizioni elettorali”, conclude la mozione del segretario Della Vedova.
     
     
     
    È stata inclusa come allegato alla mozione politica generale e contestualmente approvata la mozione particolare riformulata "Una +Europa +Organizzata".
     
    Linee guida per un nuovo regolamento dei gruppo di +Europa presentate e discusse in assemblea

    Sonostate accolte come racomandazioni le seguenti mozioni particolari presentate al II Congresso di +Europa

    Per una scienza libera

    Applicazione digitale

    Regolamentazione audizioni

    Proposta per una migrazione regolare in Italia e in Europa

    Il futuro dell'Europa e il contributo dell'Europa

  • Con il Fondo Impresa Donna il governo si fa attivo promotore di inclusione, parità e coesione

    Di Rita Di Sano

    Queste sono le notizie che ci fanno ben sperare sulla concreta volontà del nostro governo di farsi attivo promotore di inclusione, parità e coesione.

    Il Fondo Impresa Donna ha infatti l’obiettivo di rafforzare gli investimenti e i servizi a sostegno dell’imprenditorialità femminile, di incentivare la partecipazione delle donne al mondo delle imprese, di supportare le loro competenze e creatività per l’avvio di nuove attività imprenditoriali e la realizzazione di progetti innovativi, attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati.

    Il Fondo è istituito con un finanziamento iniziale di 40 milioni di euro, ai quali si aggiungeranno le risorse PNRR, 400 milioni, destinate all’imprenditoria femminile.

    Il decreto interministeriale è stato firmato anche dal Ministro dell’economia e delle finanze e dal Ministro per le pari opportunità e la famiglia. Sarà quindi inviato alla Corte dei Conti per la registrazione.

  • published È nata la federazione tra Più Europa e Azione in News 2022-01-19 12:49:09 +0100

    È nata la federazione tra Più Europa e Azione

    E’ nata la federazione tra +Europa e Azione!

    Il patto federativo, siglato a Roma dal segretario di +E, Benedetto Della Vedova, e il leader di Azione, Carlo Calenda, prevede un rafforzamento del coordinamento delle attività politiche sia a livello parlamentare che nella società civile, nel rispetto delle rispettive caratteristiche programmatiche e identitarie, e l'impegno a presentare liste comuni alle prossime elezioni politiche.

    La firma dell'accordo è stata anche l'occasione per annunciare che +Europa presenterà il comitato “Tutti Sì” per i referendum cannabis, eutanasia e giustizia.

    "Europeisti, riformatori, liberaldemocratici ed ecologisti pragmatici: ecco chi siamo. Quella di riunirsi in federazione non e' una decisione estemporanea, abbiamo cominciato a discutere 2-3 anni fa, abbiamo unito le forze parlamentari e fatto le scelte di base della politica insieme, abbiamo valori e aspirazioni comuni. Rimaniamo soggetti distinti ma diamo un segnale in una politica italiana caratterizzata da separazioni e frazionismo”, ha spiegato Benedetto Della Vedova.

    Secondo Emma Bonino: “la federazione fra Azione e +Europa fa da apripista a un rapporto di raggruppamento del campo democratico europeista: magari anche altri usciranno dal limbo e decideranno dove schierarsi”.

    “Questa federazione – ha aggiunto Riccardo Magi - nasce dalla richiesta di moltissimi giovani che vedono in questi due partiti una speranza per avvicinarsi alla Politica. Siamo e saremo i rompiscatole del Parlamento sulle tematiche della giustizia, libertà economica e della legalità”.

    Clicca qui per leggere il testo dell’accordo di federazione tra Più Europa e Azione.

     

  • Addio a Giacomo Properzj, grazie per il tuo esempio

    Giacomo Properzj è stato una personalità luminosa. La forza straordinaria con cui ha retto la tremenda disgrazia che lo ha colpito e con cui ha continuato sempre ad essere politicamente e culturalmente attivo ha sempre destato stupore e ammirazione. Ha testimoniato come pochi i valori umani e culturali presenti in tanta parte della classe politica laica democratica, europeista della prima repubblica, che ha continuato sempre a rappresentare senza interruzioni o cedimenti. In questo spirito è stato fra i fondatori di +Europa. Fino all'ultimo con i suoi interventi ci ha stimolato e aiutato a riflettere. Grazie Giacomo per il tuo esempio

  • L'intervista di Emma Bonino a Il Mattino: i palazzi del potere non vedono le donne

    "Credo innanzitutto che al Colle debba andare una persona competente, con grande senso delle istituzioni, della Costituzione e dello Stato di diritto. Se donna, meglio ancora. E ce ne sono".

    Continua a leggere l'intervista di Emma Bonino a Il Mattino.

  • Il 2022: l'anno dei referendum, delle riforme e di +Europa. Il buon anno del segretario Della Vedova

    Lettera del segretario Benedetto Della Vedova agli iscritti di +Europa

     

    Care amiche, cari amici,

    chiudiamo oggi un anno ancora segnato dal Covid 19. Il prodigio scientifico di vaccini efficaci pronti in pochi mesi ha limitato i danni, consentito una ragionevole apertura della società e dell’economia ma la partita non è chiusa: serviranno ancora  impegno, ricerca e rigore per trovare una nuova normalità.

    Predisporre un piano credibile per le vaccinazioni è stato uno degli obiettivi su cui è nato il Governo Draghi.

    Nei colloqui con il Capo dello Stato, abbiamo segnalato con Emma Bonino di essere pronti a sostenere un presidente del Consiglio dal profilo autorevole, europeista e riformatore.

    Mentre in molti promettevano “o Conte o voto”, siamo arrivati al miglior Governo possibile per contrastare la pandemia e implementare il Next Generation EU.

     

    +Europa ne fa parte e lo sostiene con convinzione pur sapendo che la maggioranza è tanto ampia quanto incoerente, e spesso purtroppo non abbastanza sintonizzata con il Presidente Draghi.

    Per noi di +Europa è stato un anno congressuale.

    +Europa ha dato prova della sua tenuta e del suo ancoraggio al metodo democratico. Siamo consapevoli della nostra misura, ma anche del fatto di essere tra gli ormai rari soggetti politici italiani che praticano le regole democratiche al proprio interno come base del rispetto dello stato di diritto.

    Abbiamo partecipato attivamente alla raccolta delle firme sui referendum per la legalizzazione dell’Eutanasia e della Cannabis.

    È stato proprio grazie a +Europa, con l’emendamento del Presidente Riccardo Magi, che è stata possibile la rivoluzione delle sottoscrizioni digitali on line.

     

    Abbiamo aderito ai referendum sulla giustizia, che riprendono metodo e obiettivi delle battaglie radicali per la giustizia giusta cui molti di noi hanno partecipato.

     

    Proprio i referendum saranno uno degli impegni che caratterizzeranno l’attività politica di +E all’inizio dell’anno che si apre domani, affinché si possa votare su tutti i quesiti, perché vi sia una reale discussione in modo da garantire la partecipazione e il raggiungimento del quorum e, soprattutto, perché i SI prevalgano.

    Nel nostro evento di fine anno a Milano (chi vuole può rivedere i lavori) abbiamo definito alcune proposte di iniziativa politica sulla concorrenza, il lavoro e l’apertura dei mercati, sulla riconversione ecologica e il benessere animale, sui diritti delle persone LGBTI+ (qui trovate il nostro manifesto arcobaleno).

     

    Continuiamo a credere in una maggiore integrazione europea, cui vogliamo che l’Italia partecipi da protagonista.

    L’Europa è stata la nostra ancora di salvezza con gli acquisti della BCE e il Next generation Eu nella pandemia e nella crisi economica, e noi continuiamo a volere più Europa.

     

    Vogliamo più Europa sui migranti, perché non ci rassegniamo a vedere bimbi morire accanto ai fili spinati a Est o nei naufragi a Sud.

     

    L’Unione che vogliamo dovrà avere una reale politica estera e di difesa comune, per assicurare la migliore difesa e promozione degli interessi e dei valori di tutti gli europei. Non dobbiamo tollerare che i diritti civili ed umani vengano messi in discussione all’interno della Ue e dobbiamo assicurare il nostro sostegno comune a quanti si battono nel mondo per la promozione della democrazia e dei diritti umani stessi.

    Tra poche settimane il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella terminerà il suo mandato cui ha adempiuto con disciplina e onore, assicurando un punto di riferimento nel rispetto della Costituzione in anni difficili.

     

    L’elezione della sua o del suo successore potrebbe segnare una svolta nella legislatura. Vedremo. Certo, l’esperienza del Governo Draghi è molto positiva e sarebbe nell’interesse dell’Italia e dell’Europa che non si interrompesse con un voto anticipato.

    Noi saremo pronti a qualunque scenario.

     

    Fin dall’inizio +Europa si è impegnata con serietà e pragmatismo per l’aggregazione delle forze e delle personalità europeiste, liberal-democratiche, riformiste e ambientaliste, in grado di rappresentare un’alternativa credibile ai sovranisti antieuropei e al populismo. Pochi giorni fa, Carlo Calenda ha manifestato la volontà di intraprendere la via che avevamo da tempo indicato, quella di una federazione tra Azione e +Europa, dopo che già abbiamo unito le nostre rappresentanza parlamentari. Bene! Siamo al lavoro, per dare un seguito concreto a questo segnale di unità tra forze che fanno riferimento alla medesima famiglia liberaldemocratica europea.

    Potete contare su di noi: +Europa continuerà a impegnare tutte le sue energie per costruire un paese più produttivo ed equo, più libero e democratico, più europeo.

     

    Anche noi contiamo su di voi: contiamo sul vostro sostegno politico, ma anche sui vostri contributi economici e sulle vostre iscrizioni, perché le vostre giuste battaglie abbiano sempre più forza con +Europa.

    Buon anno!

  • Più Europa sarà sempre al fianco degli attivisti per i diritti umani in Russia contro la repressione di Putin

    Di Yuri Guaiana

    La notizia che la Corte suprema russa ha ordinato la chiusura di Memorial, la più antica organizzazione per la difesa dei diritti umani russa fondata nel 1989 da Andrei Sakharov, e che il suo responsabile, Yuri Dmitriev, uno dei maggiori storici dei Gulag, ha visto aumentare da 13 a 15 anni la sua condanna in un controverso processo per presunti abusi sulla figlia adottiva, sono gli ultimi due esempi di una rapidissima involuzione anti-democratica che, dopo l’arresto di Navalny, ha trasformato la Russia di Putin in una vera e propria dittatura.

    Memorial era già stata inserita nella lista di ‘agenti stranieri’, essendo accusata di ricevere finanziamenti dall'estero. Questa lista si sta allungando a dismisura con l’inserimento di un numero sempre crescente di associazioni per i diritti umani e testate giornalistiche. Il timore è che anch’esse possano essere segnate dallo stesso destino di Memorial. Ma una cosa è già chiara fin d’ora, Putin non ha più alcun timore di essere accusato di autocrazia, pur di perpetuare il proprio potere. Solidarietà assoluta con tutti i coraggiosi attivisti per i diritti umani in Russia. Più Europa sarà sempre al loro fianco.

  • La Regione Lombardia non ha imparato nulla. Bisogna riaprire subito i Covid Hotel

    Di Michele Usuelli

    La Lombardia è ancora il territorio più colpito dalla pandemia: pare che la Giunta Fontana sia all'anno zero nella gestione del Coronavirus e che nulla di quello che avrebbe dovuto imparare in questi due anni stia avendo un risvolto pratico.


    Durante i precedenti picchi di contagi ho presentato a Regione Lombardia alcune proposte che rimangono utili per la gestione dei picchi pandemia; e quindi anche ora.  Oggi le ripropongo ancora una volta per affrontare questa ondata natalizia spinta dalla variante Omicron.

    Se fossi Assessore alla Sanità di Regione Lombardia cercherei in tutti i modi di riaprire subito Covid Hotel e i reparti per pazienti stabili e quasi pronti per la dimissione. La totale mancanza di pianificazione per ciò che sapevamo sarebbe accaduto da settimane della Giunta Fontana su questi temi è vergognosa e preoccupante. Dopo quasi due anni di emergenza pandemica non si è ancora capito che bisogna dare i posti letto a chi ne ha veramente bisogno favorendo l'uscita dalle strutture sanitarie di chi è in condizioni migliori?

    Altra scelta totalmente illogica: le RSA attualmente spediscono in pronto soccorso i pazienti positivi asintomatici, col rischio di sovraccaricare ulteriormente il sistema. I soggetti positivi ma senza sintomi dovrebbero restare, con le adeguate misure anti-contagio, nelle RSA.

    Questa continua mancanza di programmazione da parte della Regione e dell’assessorato al Welfare è molto grave: le conseguenze di questa disorganizzazione vengono scaricate sui cittadini e sugli operatori sanitari. Alla maggioranza chiedo di mettere da parte la superbia e di ascoltare chi fa proposte concrete per il bene della Regione, senza badare al tornaconto politico.

  • published Le nuove misure anti-Covid, luci e ombre. in News 2022-01-19 12:38:26 +0100

    Le nuove misure anti-Covid, luci e ombre.

    Di Giordano Masini

    Le misure varate ieri dal Governo per contrastare l’impennata dei contagi conseguente alla comparsa della variante Omicron non sono severe, rischiano semmai di essere tardive. Le stime dell’ISS diffuse ieri (incidenza di omicron al 28%, dopo che era sta misurata allo 0,2% l’ultima volta il 6 dicembre) suggeriscono che oggi (24 dicembre) la stessa incidenza potrebbe essere triplicata, seguendo la stessa linea esponenziale. Una simile diffusione dei contagi, con questa velocità, anche qualora la severità della malattia indotta dalla variante Omicron fosse mediamente più bassa, come indicano i dati da Sudafrica e Uk, rischia comunque di portare al collasso il sistema sanitario: una piccola percentuale di un numero molto grande è comunque un numero grande, forse insostenibile.

    È corretto continuare a mettere i vaccini al centro della strategia di contenimento e contrasto della pandemia: se le terze dosi offrono una protezione significativa, è giusto ridurre a quattro mesi la distanza tra seconda dose e booster. È necessario farlo per tutte le classi d’età, aprendo da subito le prenotazioni anche per gli under 18.

    È inevitabile, dal momento che non sono previste restrizioni agli eventi e alle feste al chiuso, limitare a chi ha ricevuto tre dosi la possibilità di accesso a locali nei quali si svolgono, chiedendo agli altri l’esibizione di un test, così come per le RSA. In questo caso però il rischio è quello, già tangibile allo stato attuale, di rendere in poco tempo irreperibili gli stessi test, complicando le cose soprattutto a chi ha bisogno di fare un tampone per una diagnosi. Meno coerente con questo principio sembra essere l’esclusione da questa misura dei bar e dei ristoranti, per accedere ai quali invece è previsto il green pass rafforzato che esclude proprio il tampone.

    Essenziale la previsione dell’uso di mascherine ffp2 per alcuni luoghi chiusi come i mezzi pubblici (sarebbe stato probabilmente meglio per tutti i luoghi chiusi). Anche l’uso di mascherine all’aperto, in presenza di una variante contagiosa come Omicron e in città che in questi giorni sono più affollate del solito, è tutt’altro che esagerato.

    Sulla scuola, finalmente c’è l’impegno a intensificare l’attività di test tra gli studenti, (con Più Europa lo chiedevano dall’apertura delle scuole, e lo avevamo chiesto anche lo scorso anno) anche se probabilmente le risorse stanziate per sostenere le regioni in questa attività nella quale finora siamo stati molto carenti (9 milioni di euro) rischiano di essere troppo poche.

    È corretto, lo ha fatto Draghi in conferenza stampa l’altro ieri, insistere sulla necessità di salvaguardare la crescita economica, che in un paese come il nostro che stagna da decenni è un miracolo che non si può mettere a repentaglio a cuor leggero, e quindi lo sforzo di evitare chiusure più o meno generalizzate è apprezzabile. Però, questo va detto, ci siamo giocati il vantaggio che avevamo con molti altri paesi europei aspettando troppo a proporre nuove misure adeguate alla nuova situazione, continuando a fondarci su un dato evidentemente inverosimile sulla diffusione di Omicron (lo 0,2% di inizio dicembre) fino a pochi giorni fa.

    Per questo, il rischio è che oggi non si stia facendo troppo, ma ancora troppo poco. Per questo, è essenziale che tutti usiamo, nei giorni a venire, il massimo del buon senso, della prudenza e dell’autocontrollo.

  • Il nostro pianeta non può più aspettare: questo è il tempo per la transizione ecologica

    Di Anna Lisa Nalin

    Nessuno può più chiamarsi fuori dalla RIVOLUZIONE GREEN. La responsabilità non è solo degli Stati ma dei tantissimi STAKEHOLDER della transizione ecologica: in primis i governi, seguiti da comuni e regioni, ci sono le filiere industriali, commerciali e dei servizi ed ancora i consumatori, vale a dire i cittadini tutti. Questa è la FILIERA VIRTUALE- ma indispensabile- per lo sviluppo sostenibile.

    Perché la parola TRANSIZIONE? Un concetto di cui tutti parlano, ma ancora poco compreso nella sua reale portata. La risposta: perché abbiamo creato il nostro benessere su un PARADIGMA INSOSTENIBILE che ora va reso SOSTENIBILE. Non possiamo continuare a “bruciare” il pianeta per produrre energia. L’agenzia dell’ONU ha lanciato l’allarme di un aumento delle temperature di 2 gradi entro il 2050. Si tratta di un gravissimo pericolo per l’ecosistema: dobbiamo intervenire in modo drastico per alleggerire la pesantissima coperta di C02 che avvolge la terra surriscaldandola e soffocandola.

    Il G20 di Roma e la COP26 di Glasgow si sono mosse nella direzione giusta, ma non hanno fatto la differenza fissando l’obiettivo di 1,5 gradi entro come negli auspici dell’accordo di Parigi del 2015. Gli Stati, quindi, non sono stati blindati e da una parte all’altra del globo si rivendica il “diritto ad inquinare di più in modo da “compensare” i benefit ottenuti da altri Paesi attraverso lo sviluppo industriale precedente non sensibile alla protezione dell’ambiente ed alla sostenibilità.

    La transizione è soprattutto, ma non solo, INDUSTRIALE e presenta SCADENZE: 2030, 2035, 2050. È necessario, dunque, un ulteriore sforzo collettivo a tutti i livelli, globale, europeo, nazionale, territoriale, individuale, oltre che ulteriore impegno nella ricerca di accordi più vincolanti.

    Se l’intero G20 produce oltre il 79% dell’inquinamento globale, la Cina detiene il primato mondiale delle emissioni annue di CO2 pari al 29% e si è impegnata alla neutralità climatica solo per il 2060, l’India (7% delle emissioni) vuole rimandare sino al 2070. Dimensioni geografiche e numero di abitanti di questi Paesi fa capire che senza la loro collaborazione non si potrà salvare il nostro pianeta. L’Europa causa ancora l’8% dell’inquinamento globale ma è il continente più attivo nella transizione green, assieme agli Stati Uniti che si attestano al 14,5%: entrambi hanno messo a disposizione fondi mai visti prima d’ora per il raggiungimento della NEUTRALITÀ CLIMATICA.

    In Italia si è fatto molto poco in tema green e sviluppo sostenibile, ed ancora oggi si fa poco: si contrappone la fine mese alla fine del pianeta, la crescita industriale alla riduzione delle emissioni, si adduce la relatività del nostro impatto inquinante (1%), i progetti green stagnano nell’immobilità burocratica.

    Se alcune filiere saranno messe a dura prova e necessiteranno di riconversione e riqualificazione della forza lavoro, le opportunità sono enormi. Un esempio per tutti: Il PNRR dedica quasi 70 miliardi alla transizione verde. Entro il 2026 il mercato richiederà (e sta già richiedendo) circa 2,4 milioni nuovi posti di lavoro per chi presenterà competenze green e digitali da inserire nei processi produttivi (Sole24, Unioncamere, Censis Confcoperative)

    Cosa manca? Mancano contenuti, processi, applicazione delle tecnologie, certezza per investimenti per realizzare i target a cui ci siamo impegnati ma che vengono messi in discussone ogni volta che si toccano gli interessi di lobby e categorie. È tempo di allineare e superare scontri tra interessi vecchie nuovi.

    +EU ha individuato 3 fronti principali, MOBILITÀ, RIFIUTI, ENERGIA. A questi si aggiunge il fattore frenante della BUROCRAZIA: bisogna eliminare gli ingorghi per non mettere a rischio l’utilizzo dei fondi europei.

    È anche tempo di mettere a punto proposte concrete.
    Per la MOBILITÀ il governo ha aderito alla linea UE con lo stop alle vendite delle auto a motore a combustione interna (benzina, diesel, ibride) entro il 2035.

    Una misura di impatto immediato potrebbe essere la SOSTITUZIONE del PARCO AUTOBUS con MEZZI ELETTRICI nelle città italiane, da qui al 2026 che è il tempo dell’attuazione del PNRR. Affinché il sistema diventi sostenibile i mezzi non dovranno essere “SOLO” elettrici, ma anche progressivamente alimentati con energia da fonti rinnovabili non fossili. I trasporti provinciali e i treni dovranno seguire a ruota nel processo di elettrificazione della mobilità pubblica.

    Vantaggi: abbattimento delle emissioni di CO2, miglioramento della qualità dell’aria (in Italia muoiono ca 50.000 persone all’anno a causa smog delle maggiori città), decongestionamento delle città facilitato anche attraverso la riduzione della mobilità privata.

    Sul fronte RIFIUTI sarebbe importante fare un primo passo semantico definendoli come “risorse da recuperare” in linea con il concetto di economia circolare e del recupero di valore dei materiali che ne sta alla base.
    Come fermare l’indecente accumulo di sacchi sulle strade delle nostre città, i trasferimenti nei Paesi discarica od il travaso negli oceani? La strada sostenibile da percorrere prevede una sequenza indispensabile: riduzione della quantità dei rifiuti, riciclo, raccolta differenziata, riutilizzo dell’organico ed, infine, smaltimento nei termovalorizzatori di nuova generazione (visti dunque come ultima opzione di un intero procedimento).
    La raccolta differenziata deve divenire molto più effettiva e più diffusa con il fondamentale coinvolgimento dei consumatori, oltre che ad una gestione più efficiente: una nuova forma mentis per la società.
    La riduzione della quantità dei rifiuti prodotti e il riciclo parte con il fondamentale riciclo della plastica e l’eliminazione dei prodotti usa e getta. Basti pensare che dei 10 miliardi di bottiglie in plastica utilizzate all’anno ben 7 non vengono riciclate rischiando di essere disperse nell’ambiente. Solo il 5% viene rigenerato con il riciclo. Le emissioni di CO2 per la produzione di bottiglie non riciclate sono pari a 850mila (dati Greenpeace, L’EGO - HUB, La Stampa).
    Il riutilizzo dei rifiuti organici per la produzione di biometano attraverso i DIGESTORI ANAEROBICI è un altro passo determinante per la riduzione delle emissioni di CO2. l biometano che viene generato con questi impianti mantiene solo il livello di CO2 già inglobato nel cibo o nei materiali organici d’origine, avendo quindi un impatto 0 sulle emissioni. Il biometano, inoltre, può essere immesso direttamente nelle reti del gas ed utilizzato anche a fini del trasporto. È una fonte importante tra le energie rinnovabili tanto che rientra strategia della UE, così come è incentivato dalla normativa italiana. I termovalorizzatori di nuova generazione rappresentano l’ultimo passaggio rispetto alla raccolta differenziata, riciclo e riutilizzo. Nei Paesi nordici il recupero energetico degli inceneritori produce anche energia rinnovabile per il riscaldamento. Secondo molti esperti il numero di termovalorizzatori in Italia sarebbe già sufficiente. Gli impianti, tuttavia, sono dislocati in modo non omogeneo tra le regioni. L’eventuale copertura aggiuntiva dovrà avvenire sempre in un’ottica di integrazione residuale rispetto all’intera catena del recupero delle risorse.

    Si capisce come la collaborazione tra comuni (per la raccolta) e regioni (per impianti e procedure di smaltimento) sia essenziale, così come l’apporto delle aziende e dei cittadini ancora molto limitato e da incentivare. Dovranno essere predisposti sgravi ed incentivi economici per le imprese ed operatori virtuosi cosi come essere pensate campagne di coinvolgimento per i consumatori: dalla diminuzione della TARI a forme di bonus per chi contribuisce al recupero delle risorse.

    ENERGIA: la UE punta ad una quota del 40% di energie prodotte da fonti rinnovabili già entro il 2030 per raggiungere per quella scadenza l’obiettivo del -55% di emissioni di CO2 seguito poi da quello fondamentale di emissioni 0 nel 2050. A fronte di questo target per la neutralità climatica servono quindi 9mila megawatt puliti all’anno contro i meno dei mille prodotti.
    Il che significa anche produrre il 72% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030 contro il 38% di oggi per riuscire ad ottemperare agli impregni vincolanti presi dal governo.

    La RIPARTENZA IMMEDIATA DEI PROGETTI DELLE RINNOVABILI è, dunque, improrogabile.  A causare il blocco dello sviluppo delle fonti energetiche alternative è la macchina della BUROCRAZIA: nello specifico, la contrapposizione tra Comuni e Regioni e la contrapposizione tra obiettivi climatici e paesaggistica. Solo per la procedura VIA (la valutazione d’impatto ambientale) si va dai 4 ai 6 anni d’attesa. È qui che si deve intervenire per assicurare velocità e certezza dei tempi di costruzione e realizzazione degli impianti. Senza nuove turbine eoliche e senza parchi solari la transizione ecologica non sarà realizzabile.
    Altri processi necessari per la sostenibilità: l’elettrificazione del riscaldamento (pompe calore, fornelli ad induzione) la riqualificazione degli edifici ad uso civile e commerciale che causano i maggiori consumi di energia fossile (utilizzano il 40% dell’energia producendo il 36% delle emissioni), lo sviluppo dell’eolico off-shore, quello sul mare, la nuova tecnologia dell’idrogeno verde per cui ci vorranno, tuttavia, ancora diversi anni perché divenga accessibile nei suoi molteplici utilizzi.

    Breve nota sul NUCLEARE di quarta generazione (i reattori modulari piccoli): attualmente è allo studio in vari Paesi relativamente a costi, benefici, smaltimento di scorie radioattive e sicurezza. Anche in questo caso ci vorrà tempo per la ricerca che potrebbe portare ad evoluzioni positive. Le centrali di prima e seconda generazione, invece, non sono un’opzione in quanto complesse e con problemi relativamente alle scorie radioattive – lo ha detto anche il Ministro Cingolani.

    Per concludere non c’è dubbio che la transizione ecologica per uno sviluppo sostenibile sia la sfida del nostro tempo. La filiera virtuale di tutti gli stakeholder deve ora impegnarsi con ogni forza e mezzo per proteggere il pianeta prima che la devastazione divenga irreparabile.

    L’urgenza non permette più alibi.

     

  • published Il Manifesto Arcobaleno di +Europa in News 2022-01-19 12:36:48 +0100

    Il Manifesto Arcobaleno di +Europa

    Per l’uguaglianza delle persone LGBTI+ ci vuole molto di più del Ddl Zan: ecco perché +Europa ha deciso di lanciare il suo “Manifesto Arcobaleno” per chiedere la piena uguaglianza formale e sostanziale davanti alla legge per le persone LGBTI+, con proposte volte al riconoscimento di diritti concreti ed esigibili da qualsiasi cittadino.

    Matrimonio egualitario, genitorialità, diritti delle persone trans e delle persone intersex, contrasto all’omolesbobitransfobia attraverso l’introduzione dell’insegnamento dell’educazione sessuale ed affettiva nelle scuole, sono alcuni dei punti del documento presentato nel corso dell’iniziativa “SPEED la politica non può attendere”, che si è tenuto domenica 19 dicembre 2021 a Milano.

    “Più Europa ha sempre sostenuto i diritti LGBTI+, ma con il vento liberticida che soffia da Est e dopo l’affossamento del DDL Zan, dovevamo fare ancora di più”, spiegano Yuri Guaiana, membro della segreteria e responsabile dei diritti civili, e Matteo Di Maio, responsabile del tavolo tematico sui diritti LGBTI+. “Questo documento è alla base della nostra interlocuzione con le associazioni interessate. Vogliamo portare avanti un lavoro coerente e approfondito, in costante dialogo con le persone e il movimento LGBTI+. Siamo convinti che il riconoscimento e l’esigibilità dei diritti LGBTI+ siano la cartina di tornasole di una società libera, aperta e democratica.

    +Europa è all’avanguardia in questa battaglia”.

     

    Dai forza al Manifesto Arcobaleno: firma!

  • Opzione Tutti è una misura di equità tra le generazioni che permetterà di sbloccare maggiori risorse per i giovani

    Di Giulio del Balzo

    Opzione Tutti è una misura di equità tra le generazioni. Da un lato si consentirà a tutti una flessibilità in uscita. Dall'altro, le pensioni verranno calcolate con metodo contributivo, senza privilegiare alcuni lavoratori rispetto ad altri.

    Questo meccanismo contribuirà nel medio-lungo periodo a ridurre la spesa previdenziale che nel 2020 ha superato il 17% del PIL, di ben 4% al di sopra della media europea. Riducendo la spesa previdenziale, l'Italia potrà sbloccare maggiori risorse a sostegno di giovani e famiglie, le categorie più colpite dalle crisi economiche degli ultimi anni. Anziché mandare qualcuno in pensione anticipata, creiamo un fondo dedicato al supporto dei giovani e dei liberi professionisti con carriere discontinue e abbassiamo la tassazione INPS per i lavoratori che scelgono di aprire fondi pensionistici complementari.

  • Dal contratto di lavoro europeo al manifesto arcobaleno: tutto quello che è successo a SPEED

    di Giordano Masini

     

    22 relatori in 3 ore e mezza, 6 temi chiave e decine di proposte: da un contratto di lavoro europeo, a maggiore concorrenza anche nei servizi pubblici; dai diritti LGBTI+, con il nostro manifesto arcobaleno, alla parità di genere, cominciando dal superamento delle differenze salariali; dalle opportunità della democrazia digitale, attraverso la firma elettronica, fino a soluzioni sostenibili per l'emergenza climatica e ambientale".

     

    Da SPEED parte il lavoro dei tavoli tematici di +Europa che coinvolgeranno gli iscritti nell’elaborazione di proposte politiche e nell’approfondimento dei temi, e attraverso i quali +Europa si confronterà con le associazioni e con il mondo dell'impegno civile e democratico.

    SPEED è l’opportunità da cogliere perché la politica possa tornare a essere, anche attraverso gli strumenti di partecipazione digitale che abbiamo conquistato, trasformazione del presente e costruzione del futuro.

    Da SPEED nasceranno i comitati per il SI ai referendum che si terranno la prossima primavera, quando gli italiani saranno chiamati a scegliere su temi importanti che siamo riusciti finalmente a portare al centro del dibattito.

    SPEED, infine, è Più Europa, siamo noi.

    Nel pomeriggio, dato che non ne avevamo abbastanza, abbiamo tenuto la nostra assemblea nazionale per discutere di organizzazione interna.

    Un partito che mette al centro le persone e non “il popolo” perché, come ha detto bene Simona Viola nel suo intervento in cui ricordava il suo (finto) matrimonio trans nel 1980 che ha aperto la strada alla legge sul cambio di sesso, l’espansione dei diritti civili è uno straordinario strumento di coesione sociale.

    SPEED è stata una bella giornata di impegno europeista e liberaldemocratico, e ce ne saranno tante altre così.

    Rivivi SPEED, l'evento di fine anno di +Europa

  • Cosa ha deciso l'assemblea nazionale di +Europa del 19 dicembre 2021

    L'Assemblea Nazionale di +Europa, convocata per le 15 di domenica 17 dicembre al Palazzo delle Stelline a Milano, ha approvato il nuovo regolamento dei gruppi di +Europa incorporando nel testo due emendamenti presentati da Serafina Funaro e altri.

    Emendamento Gruppi tematici

    Emendamento autofinanziamento gruppi

    Testo del regolamento dei gruppi approvato

    L'Assemblea Nazionale di +Europa ha osservato, in apertura, un minuto di silenzio in ricordo del nostro iscritto Alessio Campione, scomparso pochi giorni fa.

     

    Rivedi l'assemblea di +Europa

  • Straordinaria sentenza della Corte di Giustizia Ue: i diritti delle famiglie LGBTI siano riconosciuti ovunque

    Di Yuri Guaiana

    Straordinaria sentenza della Corte di Giustizia per la quale un bambino e i suoi genitori dello stesso sesso devono essere riconosciuti come una famiglia.

    La sentenza difende la libertà di movimento delle famiglie omogenitoriali e dei loro figli nell’Unione Europea e dà sostanza giuridica alle parole che la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen disse nel suo discorso all’unione nel 2020: «chi è genitore in un Paese, è genitore in tutti i Paesi».

    Il caso riguarda la piccola Sara, nata nel 2019 in Spagna da due donne di nazionalità bulgara e britannica. Dato che la Bulgaria non riconosce le famiglie arcobaleno, il certificato di nascita spagnolo, con due madri non veniva riconosciuto dalle autorità bulgare che si rifiutavano anche di lasciare un loro certificato. Questo impediva a Sara e alla sua famiglia di spostarsi liberamente nell’Unione Europea e tornare in Bulgaria a visitare i propri parenti.

    Questa sentenza è la migliore risposta al populismo e al sovranismo europeo che attaccano il primato del diritto europeo e prendono di mira i diritti umani delle persone LGBTI in Polonia, Ungheria e non solo.

    Ma adesso va implementata immediatamente e la Commissione Europea deve varare un nuovo Regolamento che imponga di riconoscere la validità dei documenti di stato civile, rilasciati in qualsiasi Stato membro, ai fini della legislazione nazionale.

    Le famiglie arcobaleno hanno diritto di esistere in tutta l’Unione Europea!

  • Trenord: il "Sustainable Washing" che mette in pericolo i cittadini

    Di Paolo Costanzo, Ettore Menguzzo - PiùEuropa Milano

    Un singolo episodio non basta per giudicare una situazione gestionale complessa ed articolata come quella del servizio dei trasporti su rotaia lombardo. Ci riferiamo naturalmente alla incresciosa e vergognosa violenza di qualche giorno fa ai danni di due passeggere e alla concessionaria Trenord sui cui treni la violenza è avvenuta.

    Quanto accaduto dimostra tuttavia, quantomeno, che gli esponenti aziendali di Trenord, nonostante il giudizio sostanzialmente negativo da anni degli utenti sulla puntualità, sulla pulizia e sulla sicurezza non hanno posto rimedio e non hanno assunto le iniziative necessarie. Sono dati pesanti, pesantissimi, che pongono in secondo piano quelli positivi legati ai volumi di traffico che l’azienda ha saputo gestire.

    Questi dati significano: ci siamo arrivati, non siamo affondati, qualche parametro è pure migliorato, ma in affanno e a prezzo dell’insoddisfazione del cliente. In altre parole, se dovessimo esprimere un giudizio sul bilancio di sostenibilità di Trenord Spa forse potremmo dire che è “Sustainable washing”.

    In sostanza l’azienda dice al cittadino: “accontentati, nonostante le affermazioni del bilancio di sostenibilità dicano cose diverse, perché questo è il monopolio, questo passa il convento e se non ti va bene spera che tra dieci anni le cose vadano meglio”.

    Dieci anni, infatti, è la durata del nuovo contratto di servizio che la Regione ha accordato all’azienda; dieci anni per allontanare lo spettro della concorrenza e di una gara europea e dieci anni di condanna alla mediocrità.

    È in scadenza anche il Consiglio di Amministrazione. Ci vorrebbe, per dirla con una parola di gran moda, DISCONTINUITÀ, non solo di facciata ma in un concreto rapporto trasparente con l’utenza (dati analitici su percorrenze, puntualità ecc.), nel rispetto per il pubblico (indennizzi, attenzione ai bisogni primari come la sicurezza), nella leggibilità dei bilanci (ammortamenti e valore della produzione) e nella governance, con una pulizia dell’incrocio di partecipazioni tra Ferrovie Nord / Regione /Trenitalia.

    È forse quest’ultimo l’aspetto più inquietante che contrasta con gli obiettivi del PNRR: occorre un cambio di metodo nel governo dei servizi, dell’amministrazione e della Regione.

    Il metodo di piani decisi senza analisi dei dati, senza monitoraggio dei risultati, senza valutazione preventiva degli impatti, senza indagini sui bisogni dell’utenza, senza mettere in campo competenze e professionalità; lo stesso metodo miope ed arrogante che ha già regalato la meravigliosa (sic!) riforma della sanità lombarda a colpi di grandi cattedrali ospedaliere nel deserto dell’assistenza domiciliare.

    10 anni sono tanti, troppi, per aspettare di viaggiare sicuri e puntuali. Next Generation non deve significare che viaggeranno sicure le nostre figlie, ma significa poter iniziare da oggi a viaggiare sicuri e puntuali.

    Ne abbiamo diritto.

  • Uno sciopero contro i giovani e il lavoro. Ecco perché

    di Valerio Federico

    Dopo il balcone dei 5S ecco Landini che vuole ridurre la povertà senza investire in crescita e mettendo la testa sotto la sabbia sulla spesa pensionistica e sull’equità intergenerazionale.  

    Lo sciopero del 16 è una sciagura non solo perché rompe il consenso alla politica del governo Draghi, così prezioso in questa fase, ma per il merito di ciò che afferma il segretario generale della Cgil che chiede più attenzione “ai dipendenti” e ai pensionati, e che ci sia una “vera” riforma delle pensioni grazie alla quale ognuno possa andare in pensione a 62 anni, e, infine, che il governo tuteli “le persone più bisognose".

    Ricordando a Landini che i contributi previdenziali e assistenziali vengono versati anche dai lavoratori autonomi (che hanno pensioni più basse), categoria che mai cita, serve chiarire alcuni punti:

    1. da oltre 20 anni i cittadini che più si sono impoveriti in Italia sono gli under 34 (molti lavoratori autonomi) e l’unica fascia d’età che ha visto ridursi il tasso di povertà è quella degli over 65, è infatti raddoppiato il divario tra la retribuzione media dei lavoratori (che pagano i contributi) e l’importo medio delle pensioni. Quando l’età della povertà cala, il trasferimento di risorse si ha all’interno delle famiglie dove il pensionato aiuta il giovane, ma su questo meccanismo, profondamente iniquo, non possono contare molti giovani.
    2. in percentuale su quanto i lavoratori producono (PIL) continuiamo ad avere una spesa pensionistica più alta di quasi tutti (spendiamo 70/80 miliardi in più all’anno della Spagna), a scapito degli investimenti in produttività, spesa, questa sì, che porta a una crescita del PIL, dei salari, degli occupati (in primis giovani), e quindi dei contributi per pagare le pensioni. Dal 2019 e solo fino al 2022, il rapporto tra spesa pensionistica e PIL è tornato e continuerà ad aumentare per via di quota 100 e della bassa crescita 2018, 2019 e 2020 (per pandemia).
    3. investimenti in produttività del lavoro - ferma solo nel bel paese da un quarto di secolo - quindi in tecnologia e in formazione e nella riduzione del costo del lavoro sono pre-condizione per una sostenibilità del sistema pensionistico, appesantito dalla contro-riforma Conte “quota 100” e dall’azzeramento della crescita del PIL pre-pandemia (sempre made in Conte), che di pari passo hanno portato a una diminuzione degli occupati (sempre pre-pandemia) dopo un lungo periodo di lieve crescita
    4. oggi i lavoratori che versano i contributi pagano le pensioni ai pensionati di oggi (non la loro pensione di domani, come alcuni politici ancora pensano) ed è per questo che si prevede, con un certo ottimismo, che chi oggi inizia a lavorare non andrà in pensione prima di 71 anni 
    5. i contributi versati oggi dai lavoratori non bastano a pagare le attuali pensioni e la fiscalità generale integra con oltre 30 miliardi l’anno, quindi parte delle pensioni le pagano tutti i contribuenti 
    6. le previsioni macroeconomiche della Ragioneria Generale dello Stato per un quadro sostenibile della spesa pensionistica (comunque in crescita costante rispetto al PIL dal 2027 al 2046 per poi calare a seguito dell’applicazione generalizzata del calcolo contributivo) puntano su una costante crescita della produttività del lavoro, oggi ferma, fino a un +1,3 nel 2030 e un +1,5 nel 2050. Prevedono altresì una crescita del PIL fino a un +2,1% nel 2030, nel 2019 pre-pandemia era stata pari a +0,3. Il tasso di disoccupazione, 9,3 nel 2020, è previsto che cali fino al 7,6 nel 2030. Le previsioni demografiche prevedono un flusso migratorio netto pari a 162 mila persone di media in più all’anno fino al 2070 e un tasso di fecondità che “dovrà” passare dall’1,24 del 2020 all’1,47 nel 2030. È certificato dunque che una politica economica che non persegua crescita, più produttività del lavoro, più occupati, più regolarizzazioni di migranti, sarebbe in contrasto con gli obiettivi dei governi e la sostenibilità del sistema pensionistico.
    7. sono erogate ogni anno più pensioni anticipate in Italia che di vecchiaia e la media dell’età effettiva di pensionamento - anche per gli effetti di quota 100 e di un numero di misure in deroga ai 67 anni senza pari in Europa - è di 61,8, più bassa della media OCSE di 1,3 anni
    8. le prestazioni pensionistiche sono suddivise in prestazioni previdenziali e assistenziali, queste ultime - invalidi civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali e pensioni di guerra – sono in costante aumento da una decina di anni e pesano per circa 23 miliardi l’anno. 
    9. i vari interventi di riforma approvati a partire dal 2004 hanno generato una virtuosa riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali cumulati al 2060. Di questi, circa un terzo è dovuto agli interventi previsti con la riforma del 2011 (cosiddetta Legge Fornero, art. 24 della L 214/2011).
    10. se dovesse essere abbassata l'età pensionabile come in sostanza chiede Landini avremmo, tra l’altro, un effetto drammatico sui mercati, uno spread galoppante, miliardi in più di interessi da pagare, l’Unione europea sul piede di guerra, le agenzie di rating decreterebbero carta straccia il nostro debito. Ovviamente Draghi, come nessuno in passato, garantisce al Paese la fiducia indispensabile dell’UE e dei mercati.
    11. quasi il 50% di pensionati non è stata in grado di versare neppure 15/17 anni di contributi regolari, per via, in primis, dell’enormità dell’economia sommersa italiana
    12. la spesa sociale in Italia è elevata e cresce a ritmi insostenibili, i trasferimenti a carico della fiscalità generale sono passati dai 73 miliardi del 2008 ai 114 del 2019, 41 miliardi in più all’anno, un aumento annuo superiore al 4% non giustificato dal peggioramento delle condizioni sociali di una parte della popolazione

     

    In conclusione, ogni misura, demagogicamente richiesta, non volta ad alzare gradualmente l’età effettiva di pensionamento, non volta a ridurre la spesa a carico della fiscalità generale a integrazione dei contributi versati dai lavoratori, non volta a ridurre il divario tra la retribuzione media dei lavoratori e l’importo medio delle pensioni, non volta a investire in formazione per allineare alla domanda immigrati e giovani, non volta a far crescere la produttività del lavoro, corrisponde a un attentato ai diritti dei giovani, dei lavoratori attuali e dei pensionati di domani. 

  • Imprese: la ricetta di Giorgia Meloni porta al declino

    di Benedetto Della Vedova
     
    Giorgia Meloni un paio di giorni fa ha illustrato la sua filosofia in materia di fisco per le imprese: “Una tassazione per le aziende legata alla quantita' di manodopera che si ha in rapporto al proprio fatturato. Secondo noi, questo e' il modo piu' efficace per combattere il costo del lavoro, che in Italia e' altissimo, e per fare crescere l'occupazione”. Ecco, penso che questa sarebbe una scelta opposta a quel che ci serve e suicida per l’economia italiana. E non è strano che venga dal populismo sovranista e (sostanzialmente) contrario all’integrazione europea.
     
    Ci sono aziende che operano in settori strutturalmente a maggiore o minore intensità di lavoro, naturalmente. Ma il punto è che, a parità di settore, le aziende che occupano di più rispetto al fatturato sono quelle meno innovative e con la minore produttività. Questa è una ricetta per il declino, non per la crescita.
     
    Se mai ci dovesse essere un incentivo come quello proposto da Giorgia Meloni, alla instancabile caccia di una proposta dalla popolarità facile quanto fallace, dovrebbe funzionare al contrario: premiare le aziende che innovano i propri processi, investono in tecnologia, aumentano la produttività, contribuiscono alla crescita dell’economia, creano più valore e possono pagare stipendi più alti. Sono queste aziende che saranno in grado di affrontare la concorrenza in mercati aperti e potranno crescere aumentando una buona occupazione su basi solide, non grazie a effimeri e costosi sussidi pubblici; aziende che possano offrire la opportunità dì rimanere in Italia ai giovani che si trasferiscono non per scelta ma per necessità.
     
    In Italia c’è bisogno di innovazione e tecnologia così come di ricerca e formazione avanzata; il sussidio proposta da Meloni va nella direzione opposta, quella di un paese protezionista che ancora coltiva l’illusione di potersi chiudere in se stesso e nel passato cercando di sfuggire alle sfide del presente.
     
    Più Europa, anche in questo, vuole spingere nella direzione opposta, quella dell'apertura, dell'innovazione competitiva tipica di una paese aperto che, con l’Unione europea, vuole partecipare da protagonista alle sfide globali di questo secolo, difendendo e promuovendo i propri valori e i propri interessi.
  • Riunione della Direzione Nazionale di Più Europa del 29 novembre 2021

    Riunione della Direzione Nazionale di Più Europa del 29 novembre 2021