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  • Un polo libdem per riforme su economia e lavoro: così battiamo sovranisti e nazionalisti

    di Paolo Costanzo

    Costruire il polo liberal democratico, riformista e ambientalista, seguendo la strada tracciata da Benedetto Della Vedova, il quale, sin da Ottobre 2019, in occasione dell’incontro di Napoli, aveva auspicato una federazione che, su basi politiche, delineasse la convivenza della diverse anime che compongono l’area, è l’unica soluzione che permette di mitigare il successo elettorale delle forze populiste, sovraniste e nazionaliste le cui politiche sociali ed economiche rappresentano un serio pericolo per il futuro del Paese.

    La liberal democrazia attraversa un periodo di crisi in termini di consenso. Le forze populiste, nazionaliste e sovraniste hanno suscitato un consenso inaspettato fondando la propria propaganda sulla promozione di ricette nazionaliste e illiberali e su forme di democrazia gerarchica. La narrazione antieuropeista, che si fondava sul ruolo dell’euro e sull’austerity imposta dal patto di stabilità quali ragioni del malessere dei cittadini, ha mostrato la sua fragilità anche grazie alla posizione assunta dall’UE in risposta alla crisi sanitaria. Oggi si è spostata su questioni identitarie e sui presunti diritti delle nazioni.

    Il loro successo si fonda sul ruolo di follower dell’opinione pubblica assunto dai leader populisti, sulla capacità di ricercare continuamente l’emozione pubblica. Hanno una concezione della politica fondata su cosa dire nell’immediato, molto più che a cosa fare nel medio periodo, con un’agenda totalmente dominata dai social network e dai media e hanno la capacità di non perdere il consenso nonostante affermino nel tempo posizioni che poi vengono da loro stessi contraddette.

    Per difendere la liberaldemocrazia occorre costruire una narrazione positiva che isoli e controbilanci gli effetti delle narrazioni “tossiche”, anche pensando alle cause che hanno condotto alla sua crisi. Se la politica di oggi è assimilabile a un festival di narrazione, occorre contro-narrare per provare a bilanciare le tendenze “pericolose” per le democrazie liberali. Non è semplice anche perché sarà essenziale far emergere la complessità semplificandola il più possibile.

    Oggi l’agenda politica è dettata dal PNRR, dalle riforme e dagli investimenti auspicati dall’Unione Europea ed è il momento storico per affermare ed intestarci le riforme, pur nella complessità della loro attuazione e della capacità amministrativa di allocare adeguatamente le risorse. Dobbiamo evitare che il Governo Draghi, il cui Primo Ministro è il più europeista che potessimo auspicare, non diventi la bandierina di Salvini.

    Dobbiamo agire sulla modalità di racconto delle priorità del Paese, ovvero la crescita sostenibile che si fonda sull’innovazione, sulla sostenibilità ambientale e sulla sostenibilità intragenerazionale e intergenerazionale. In altre parole, Crescita Digitale Verde e Responsabile. Il Green deal europeo, unitamente alle battaglie sui diritti individuali, deve diventare la nostra agenda politica e dovremo agire sulle modalità di racconto, renderle notiziabili, spettacolarizzarle, adeguarle ai bisogni del consenso e renderle in grado di catturare l’attenzione per via empatica.

    Il malessere dei cittadini oggi è determinato dall’incertezza sul futuro e l’incertezza genera il panico e si presta al richiamo della narrazione.

    Le reali ragioni della stagnazione ventennale che ha caratterizzato il nostro paese risiedono nella bassa produttività del lavoro penalizzata dalla scarsa accumulazione di conoscenze e abilità nelle imprese e dalla scarsa capacità innovativa delle stesse che non hanno sfruttato i due sistemi di innovazioni integrate con un effetto disruptive sui processi industriali e sui modelli di business: mi riferisco allo sviluppo del web e delle reti a alla generazione di algoritmi sempre più sofisticati.

    Grazie al PNRR, se le risorse saranno allocate correttamente, potremo recuperare il tempo perduto.

    Gli investimenti dovranno: (i) essere orientati a permettere la crescita della produttività e il conseguimento degli obiettivi del Green Deal europeo; (ii) migliorare le capacità digitali; (iii) rafforzare e rendere efficiente il SSN; (iv) promuovere l'inclusione sociale e di genere, in particolare attraverso l’istruzione e le competenze, nonché la coesione regionale. Il nuovo patto sociale si deve basare sulla conoscenza e quindi sull’accesso all’istruzione e alla formazione permanente.

    L’innovazione tecnologica determinerà nuove professioni con competenze di livello elevato. Creare nuovi posti di lavoro sarà più semplice che formare il personale per occuparli. Solo con uno sforzo continuo alla riqualificazione delle persone si vincerà la sfida e la complessità sarà determinata dalla resistenza emotiva degli individui ad affrontare la propria carriera lavorativa (insufficiente resistenza mentale al cambiamento; individui che dovranno continuare a reinventare se stessi senza perdere il proprio equilibrio mentale). Gli individui dovranno continuare a sviluppare nuove competenze e a cambiare la loro professione. I governi, con il supporto delle parti sociali, dovranno intervenire sia promuovendo un settore dedicato alla formazione permanente, introducendo il diritto soggettivo alla formazione continua, sia organizzando una rete di sicurezza per gli inevitabili periodi di transizione.

    Grazie al programma Next Generation Eu sarà possibile disegnare un percorso di crescita che guardi alle generazioni future e che sia sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. L’efficiente allocazione delle risorse sarà quindi l’elemento essenziale alla stabilità macroeconomica, alla creazione di posti di lavoro e alla generazione di risorse per le politiche di coesione a sostegno dei più svantaggiati, nel contesto della doppia trasformazione ecologica e digitale al centro dell’agenda europea.

    Il successo dipenderà anche dalla capacità di mitigare il Digital Divide del nostro Paese che è determinato da due fattori: i) inadeguatezza delle infrastrutture materiali; ii) assenza diffusa di competenze digitali.

    Quanto all’inadeguatezza delle infrastrutture materiali, nonostante la rete di accesso fissa e mobile alla banda larga si sia evoluta negli ultimi anni, il Digital Economy and Society Index (DESI) pone il nostro Paese al di sotto della media europea per copertura e velocità della rete di accesso. Sarebbe pertanto opportuno colmare questo gap attraverso gli adeguati investimenti.

    Quanto alla diffusione delle competenze digitali, non curarsi delle persone prive di competenze digitali, rischierebbe di accentuare le disuguaglianze presenti nella nostra società. Occorrerebbe pertanto individuare soluzioni che permettano a tutti di accedere e utilizzare i servizi digitali prevedendo, ad esempio, luoghi fisici distribuiti sul territorio nazionale, anche nelle zone periferiche, con una adeguata infrastruttura e con personale competente in ambito digitale. Gli uffici postali potrebbero svolgere un ruolo in tal senso, ma anche gli spazi che in passato ospitavano gli esercizi commerciali potrebbero diventare luoghi attivati dall’iniziativa privata.

    Per contrastare poi la paura per le novità e permettere una conoscenza consapevole delle potenzialità delle nuove tecnologie, sarebbe necessario creare dei luoghi dove la tecnologia del futuro sia visibile e sperimentabile da tutti. Si tratterebbe di costituire dei Digital Innovation Hub con contributi misti pubblico-privato con ramificazioni territoriali in tutto il territorio nazionale. Un modello di riferimento potrebbe essere quello adottato nell’area Expo 2015 di Milano nel quale si sta creando il Milano Innovation District (MIND).

    +Europa dovrà pertanto assumere un ruolo da protagonista nel promuovere un programma di riforme istituzionali ed economiche anche al fine di rendere più equa la distribuzione della crescita economica e di mitigare l’insicurezza derivante dalla tecnologia e dalla globalizzazione. Servono innanzitutto educazione e formazione continua, un mercato del lavoro che favorisca l’accesso alle posizioni migliori, una riconversione delle economie.

     

  • L'aberrazione omofoba dei referendum di Orban sulla legge anti-Lgbti

    di Yuri Guaiana

    L’annuncio di Orbán che indirà un referendum in Ungheria per sottrarre diritti alla minoranza LGBTI è un’aberrazione che ci rimanda ai tempi più bui della storia europea.

    I 5 quesiti referendari annunciati oggi, che includono domande come «Sei d’accordo che incontrollati contenuti multimediali siano mostrati ai bambini, con il rischio che influenzino il loro sviluppo sessuale?» o «Sei d’accordo che i bambini partecipino ad attività scolastiche sugli orientamenti sessuali senza il consenso dei genitori?», sono chiaramente manipolatori e volti a silenziare l’intera comunità LGBTI. Si prepara una campagna che soffierà per mesi sul fuoco dell'omofobia e della transfobia aumentando notevolmente i rischi di discriminazioni e violenze ai danni di bambini e famiglie LGBT+. Lo abbiamo visto accadere in altre parti del mondo e non immaginavamo che uno stato membro dell’UE potesse arrivare a tanto. L’Unione Europea deve continuare a tenere alta la pressione e garantire il rispetto dello stato di diritto tra i propri membri. Questo sabato parteciperò al Budapest Pride a fianco degli amici e delle amiche ungheresi.

  • Dl semplificazioni: sul rischio di corruzione ha ragione la Commissione europea

    Di Valerio Federico e Dino Guido Rinoldi

    Il d.l.’semplificazioni’, convertito in l.120 del 2020, ha costretto la Commissione europea a sottolinearne i rischi di incentivazione della corruzione, del resto ‘sistemica’ in Italia. Semplificare non può voler dire scarnificare i controlli, specie pensando all' infiltrazione della criminalità organizzata nelle gare d'appalto.

    Piuttosto semplificare deve comportare la drastica diminuzione delle assai più di trentamila stazioni appaltanti esistenti, non tutte professionalmente adeguate, riducendole ad alcune centinaia, preparate, digitalizzate e a più basso rischio corruzione. Oggi è in Parlamento un secondo d.l. ‘semplificazioni’ (e ‘governance del PNRR’) che se ne deve occupare. Le tante riforme (poco meno di 60 tra ‘orizzontali’, ‘abilitanti’ e ‘settoriali’) inevitabili per dare esecuzione al PNRR non possono aggirare il problema col pretesto di ‘azzerare’ il codice dei contratti pubblici. Ora lo sottolinea anche l'istituzione guidata da Ursula von der Leyen nel rapporto sullo Stato di diritto in Italia.

  • La Corte Costituzionale di Varsavia prepara la Polexit. Stiamo con i polacchi che vogliono l'Ue

    Di Yuri Guaiana

    Mentre oltre l’80% dei polacchi ama l’Unione europea, secondo i dati di un sondaggio dell’istituto IBRIS per il quotidiano Rzeczpospolita, il governo polacco li sta portando fuori dall’unione.
     
    Ieri una decisione della Corte costituzionale ha stabilito che alcune norme UE non sarebbero compatibili con la costituzione polacca. Una decisione gravissima, di cui il governo polacco è responsabile non solo per aver portato il caso delle interferenze di Bruxelles sul sistema giuridico polacco davanti alla Corte, ma anche per aver politicizzato la Corte costituzionale polacca.
     
    Questa decisione prefigura un processo di Polexit.
     
    La Commissione Europea ha il dovere di stare dalla parte della maggioranza dei polacchi che amano l’UE e deve intraprendere tutte le azioni necessarie per salvaguardare l’uniforme applicazione e l’integrità della legge dell’UE.
    Ma è anche tempo di rilanciare con un avanzamento dell’integrazione europea nella direzione di una politica estera e di difesa comuni che non può non andare di pari passo con un rafforzamento del ruolo del parlamento europeo e la totale abolizione del principio dell’unanimità.
     
    L’Italia di Draghi può e deve essere leader di questo slancio.
  •  Tutti i tavoli di +Europa di raccolta firme per il referendum Cannabis legale

     Tutti i tavoli di +Europa di raccolta firme per il referendum Cannabis legale

    DATA ORARIO INIZIO ORARIO FINE CITTA' LUOGO
    9/10 10:00 13:00 Roma Piazza della Rotonda
    9/10 16:00 19:00 Genova Piazza Montano
    10/10 15:00 18:00 Genova Piazza della Raibetta
    11/10 9:00 13:00 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    12/10 9:00 13:00 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    13/10 9:00 13:00 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    14/10 9:00 13:00 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    14/10 15:30 18:30 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    15/10 9:00 13:00 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    15/10 16:00 19:30 Pesaro (PU) Piazzale Collenuccio
    16/10 10:00 17:00 Schio (Vi) Via Pasini Via Garibaldi
    16/10 15:00 19:00 Genova Via Sestri
    16/10 16:00 19:00 Genova Via Fiumara
    16/10 19:00 00:00 Napoli Piazzetta Nilo
    16/10 10:00 18:00 Parma via mazzini
    17/10 10:00 13:00 Parma via mazzini
    17/10 17:30 20:00 Bassano (Vi) Piazzale Trento
    17/10 10:00 17:00 Schio (Vi) Via Pasini Via Garibaldi
    17/10 15:30 19:00 Genova Via XX Settembre
    18/10 9:00 12:30 Genova Via XX Settembre
    18/10 9:00 13:00 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    19/10 9:00 13:00 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    20/10 9:00 13:00 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    21/10 9:00 13:00 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    21/10 15:30 18:30 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    22/10 9:00 13:00 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    22/10 9:00 15:00 Schio (Vi) Piazzetta Garibaldi
    23/10 10:00 18:00 Parma via mazzini
    23/10 10:00 13:00 Parma via mazzini
    23/10 17:00 20:00 Bassano (Vi) Piazza Garibaldi
    24/10 10:00 13:00 Napoli Via Scarlatti ( Altezza negozio Coin )
    24/10 15:00 18:00 Avellino Circolo della Stampa (Corso Vittorio E. II)
    24/10 10:00 13:00 Castellammare di Stabia (NA) Corso Garibaldi 2 (Cassa Armonica, Villa Comunale)
    24/10 18:00 21:00 Castellammare di Stabia (NA) Corso Garibaldi 2 (Cassa Armonica, Villa Comunale)
    24/10 9:00 13:00 Schio (Vi) Uff elettorale Piazza dello Statuto
    25/10 17.00 1900 Messina Municipio
    25/10 19.00 21.00 Messina piazza Lepanto
    25/10 17.00 21.00 Messina piazza Cairoli
  • Giorgio Parisi: applauditelo di meno, ascoltatelo di più

    di Giordano Masini
     
    Fanno bene gli studenti di fisica della Sapienza ad applaudire il loro professore Giorgio Parisi, premiato ieri con il Nobel.
    Chi invece partecipa quotidianamente al dibattito pubblico dovrebbe applaudirlo meno, invece, e ascoltarlo di più.
    Si sarebbe dovuto ascoltare quando chiedeva, insieme a Ugo Amaldi e altri autorevolissimi scienziati, di raddoppiare i fondi alla ricerca di base per portarla ai livelli degli altri paesi europei, una campagna alla quale anche Più Europa ha dato il suo sostegno. Si potrebbe ascoltarlo oggi, quando ci ricorda l’urgenza dell’azione contro i cambiamenti climatici, alla conoscenza dei quali i suoi studi sui sistemi complessi hanno dato un contributo rilevante.
    Si sarebbe dovuto ascoltare quando, già alla fine degli anni ‘80, prendeva coraggiosamente posizione a favore della legalizzazione delle droghe: più di trent’anni fa, e solo oggi gli italiani (forse) potranno avere l’opportunità di esprimersi sul tema.
    Si sarebbe dovuto ascoltare da ultimo appena pochi mesi fa, quando da Presidente dell’Accademia dei Lincei ha chiesto invano che lo Stato si astenesse dal regolamentare e soprattutto dal finanziare con sussidi l’agricoltura biodinamica, basata su principi esoterici, stregoneschi e antiscientifici.
    Ci sono state molte occasioni per ascoltarlo, e oggi applaudirlo come hanno fatto i suoi studenti, che lo ascoltano quotidianamente e quotidianamente esplorano con lui le leggi essenziali che governano la realtà.
    Chi oggi lo applaude, senza averlo mai ascoltato, non merita nemmeno un 18 politico.
  • Si conclude la straordinaria raccolta firme per legalizzare l’eutanasia. Continuiamo a lottare per rendere l'Italia più libera

    Di Valerio Federico

    Si è conclusa la raccolta di firme per legalizzare l’eutanasia in Italia. Il risultato è stato inequivocabile, 1 milione e 200 mila cittadini hanno firmato ai tavoli distribuiti in tutto il Paese e online, nei soli mesi estivi, nonostante il silenzio di molti media nazionali e il disinteresse dei partiti e del Vaticano, disinteresse venuto meno, naturalmente, a risultato raggiunto.

    +Europa è stato l’unico partito presente in Parlamento a mobilitarsi sistematicamente, sono stati oltre 500 i tavoli presenti in circa 80 comuni/città. +Europa è e resta il presidio per le libertà dei cittadini, sull’eutanasia, sulla cannabis, così come in economia, in Italia e in Europa. +Europa proseguirà ad aiutare il Paese a dare gambe alla sua domanda di libertà, in ogni ambito e per ognuno.

    Ora il Parlamento potrà evitare il referendum solo legiferando nel senso del quesito referendario, modificando “i principi ispiratori della disciplina preesistente” o i “contenuti normativi essenziali dei singoli precetti”. Proprio quel Parlamento - rimasto silente per anni alla volontà maggioritaria del Paese, alle sentenze della Consulta che ne hanno chiesto l’intervento, alla travolgente tendenza internazionale che ha portato in 20 anni da zero a 450 milioni le persone che vivono dove forme di aiuto alla morte sono legali – proprio quel Parlamento dovrà occuparsi di legalizzare l’eutanasia oppure di chiamare i cittadini italiani a decidere con un SI’ o con un NO.

    Gli italiani potranno finalmente scegliere sulla propria vita fino alla fine, scegliere come e quando morire dignitosamente, la dignità è espressione intimamente individuale e il rispetto nei confronti di ognuno non può essere ricondotto ad una dignità unica e superiore attribuita autoritariamente a tutti. Chiunque si trovi in una condizione di estrema sofferenza deve essere posto nella condizione di scegliere rispetto alla propria concezione di dignità. È profondamente responsabile, quindi solidale, aiutare una persona a dar seguito alla propria volontà ed è intrinsecamente violento imporre scelte sulla vita altrui.

    Nello specifico il quesito è finalizzato a indire un referendum popolare nel quale i cittadini sarebbero chiamati a eliminare o confermare la punibilità di chi aiuta un individuo a dar seguito alla sua volontà di morire trovandosi in situazioni irreversibili di immane sofferenza, abrogando parzialmente la norma penale. L’eutanasia attiva sarà così consentita nelle forme previste dalla legge sul consenso informatosul testamento biologico e in presenza dei requisiti introdotti dalla Sentenza sul caso DJ Fabo/Cappato. La Corte nell’occasione decise che "non è punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili (..)”.

  • published Salario minimo? Parliamone in News 2022-01-19 16:50:22 +0100

    Salario minimo? Parliamone

    di Luca Monti 

    Il salario minimo. Se ne parla, si discute, le opinioni sono diverse.

    Serve un salario minimo? Siamo in un paese civile, evoluto, molto sindacalizzato… e ciascuno dice la sua.

    Da un po’ di tempo mi sto occupando di giovani e lavoro con servizi per la ricerca attiva di un inserimento. Il lavoro c’è, si trova, anche se non per tutti. Però non è sempre quello giusto, quello buono: può essere un ripiego e qualche volta è una fregatura. Che c’è di nuovo?

    Incontro questo giovane in un bar del centro. Festeggiamo con un cappuccino e brioche, prima che prenda servizio in altro bar, molto più noto, molto più in centro.

    È contento perché ha raccimolato quanto serve per iniziare l’università e, in questa estate di passaggio, ha lavorato, sì lavorato, nel più bel bar, turistico e caro, della città.

    Com’è andata?

    Benissimo. Dieci ore al giorno. Fino a sera inoltrata, non troppo per i mezzi perché abita in periferia.

    In regola… sì in regola.

    Come?... con un contratto strano: a chiamata. Ma mi chiamano tutti i giorni. Potrei rifiutare, se voglio, ma ovviamente “non posso”.

    Ho capito. E la paga è buona?... certo, con tutte le ore che faccio! Però ho fatto i miei conti e viene circa 5 euro l’ora. Sono quello che prende di meno. Una ragazza che è lì da più tempo arriva a 6.

    Caspita! Ma ti va bene?

    Certo. Ho guadagnato i soldi che mi servono per iniziare. Tutto in regola e legale.

    La settimana prossima inizia l’università e il mio contratto scade proprio questa.

    Il titolare mi ha offerto di andare avanti, tanto – dice lui – mi tiene. Mi darebbe un piccolo aumento perché sono bravo e preciso. Conosco le lingue. E poi – mi dice – che ci vai a fare all’università, che non serve a niente in Italia?

    Bel messaggio di fiducia per il futuro.

    Sono storie che si possono raccogliere a migliaia, sempre con l’accortezza della privacy, perché c’è chi quel posto se lo deve tenere con le unghie e con i denti, anche se la mancia di un tavolo di turisti russi – da portare rigorosamente al titolare – può superare anche del doppio le tue dieci ore di lavoro.

    Sono storie vere di quella dignità che manca, della dignità che si misura con il “compenso”.

    E uno Stato civile… eccetera eccetera… come può non dire quale sia la soglia minima di quel compenso, al di fuori dell’oggetto della prestazione. Perché se il compenso compensa il tempo, la fatica, talvolta la sopportazione, ci sarà pure un limite.

    Sottrarre alla contrattazione, alla valutazione, al compromesso questa soglia di dignità è necessario e deve valere per tutti e tutte le forme di lavoro. La dignità non è contrattabile.

    5 euro l’ora? Ne facciamo una questione di misura? Certo!

    Vogliamo ragionare del netto, del lordo, dei contributi? Possiamo farlo anche se, proprio qualche anno fa, questo ragionamento era stato già fatto. Perché in Italia i ragionamenti sono già stati fatti, poi si cade nelle realizzazioni (delle politiche del lavoro, dei diritti del lavoro…).

    I famosi voucher, scomparsi e parzialmente riapparsi, definivano un taglio minimo: 10 euro che, al netto di contributi e tassa, arrivavano a 7,50. Fu uno strumento di successo, vittima di quel successo e di un veto e una minaccia di referendum, cui sarebbe sicuramente sopravvissuto.

    E questa soglia potrebbe essere quella giusta anche per un’impresa dignitosa. Perché le imprese generano valore che da una parte ripaga - con il profitto - il rischio, la capacità, le qualità dell’imprenditore e dall’altra compensa il contributo dei lavoratori che collaborano a creare quel valore e quel profitto.

    Sostenere una battaglia politica sul salario minimo è necessario per il bene dei lavoratori e delle imprese.

    Anche l’Unione ci sta pensando perché la civiltà (e la dignità) qualche volta si misura.

  • E' l'ora di una moratoria universale sui reati di blasfemia e apostasia.

    Di Yuri Guaiana

    Dal 2009 il 30 settembre si celebra la giornata internazionale per il diritto alla blasfemia per iniziativa del Center for Inquiry (Centro per Inchieste), un’organizzazione senza fini di lucro a favore di una società secolare basata sulla scienza, la ragione, la libertà di inchiesta e l'umanesimo.

    La scelta del 30 settembre non è casuale perché quel giorno, nel 2005, furono pubblicate delle vignette satiriche di Muhammad che hanno dato luogo a una controversia internazionale.

    In 8 paesi la blasfemia può costare addirittura la vita e in molti di più il carcere. In Italia rimane un illecito amministrativo (l’articolo 724 c.p. prevede che «Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità, è punito con la sanzione amministrativa da euro 51 a euro 309. La stessa sanzione si applica a chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti»). Come ricorda UAAR, abbandonare una religione, dichiararsi apostati o atei è considerato ancora più grave in alcuni paesi, in particolare in alcuni paesi musulmani.

    È una questione tutt’altro che astratta, basti ricordare, per fare solo due esempi noti, i casi di Asia Bibi – una contadina pakistana di fede cattolica, picchiata, stuprata, arrestata e condannata a morte per blasfemia contro l'islam, per essere poi assolta dalla Corte suprema solo dopo una grande mobilitazione internazionale – e di Ikram Nazih – studentessa italo-marocchina di 23 anni che era stata condannata a tre anni di carcere per aver condiviso su Facebook un'immagine considerata oltraggiosa per l'Islam e poi liberata dopo due mesi, sempre grazie alle pressioni internazionali. Ma quante storie simili sono rimaste nell’ombra e hanno avuto esiti ancora più devastanti?

    Le leggi sulla blasfemia sono un oltraggio alla libertà di espressione e di coscienza: andrebbero abolite. In questa giornata ribadiamo che le credenze religiose devono poter essere soggette ad esame e critica proprio come le credenze politiche e proponiamo una moratoria universale sui reati di blasfemia e apostasia.

  • Difendiamo la libertà di religione, basta leggi contro la blasfemia

    Di Yuri Guaiana

    Dal 2009 il 30 settembre si celebra la giornata internazionale per il diritto alla blasfemia per iniziativa del Center for Inquiry (Centro per Inchieste), un’organizzazione senza fini di lucro a favore di una società secolare basata sulla scienza, la ragione, la libertà di inchiesta e l'umanesimo.

    La scelta del 30 settembre non è casuale perché quel giorno, nel 2005, furono pubblicate delle vignette satiriche di Muhammad che hanno dato luogo a una controversia internazionale.

    In 8 paesi la blasfemia può costare addirittura la vita e in molti di più il carcere. In Italia rimane un illecito amministrativo (l’articolo 724 c.p. prevede che «Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità, è punito con la sanzione amministrativa da euro 51 a euro 309. La stessa sanzione si applica a chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti). Come ricorda UAAR, abbandonare una religione, dichiararsi apostati o atei è considerato ancora più grave in alcuni paesi, in particolare in alcuni paesi musulmani.

    È una questione di libertà di espressione e di coscienza, diritti umani fondamentali. In questa giornata ribadiamo che le credenze religiose devono poter essere soggette ad esame e critica proprio come le credenze politiche e rivendichiamo la libertà di non credere o di lasciare una religione.

  • Ha ragione Draghi, lo sviluppo deve diventare sostenibile: in nome dei giovani e della transizione ecologica

    Di Anna Lisa Nalin

    Mario Draghi non ha usato mezzi termini: i giovani hanno ragione e dobbiamo fare molto di più. Un impegno assunto con parole autorevoli e ferme, pronunciate allo YOUTH4CLIMATE di Milano, il primo negoziato per il clima gestito interamente da under 30. E lo ha fatto subito dopo aver incontrato l’attivista ambientale Greta Thunberg.

    Il post pandemia e le strategie per la ripresa devono fare i conti con l’emersione di tre diverse crisi: la crisi climatica, la crisi sanitaria e quella alimentare, tutte strettamente correlate tra loro. La pandemia e la recessione mondiale hanno spinto quasi 100 milioni di persone in povertà estrema, portando il totale a 730 milioni. I cambiamenti climatici colpiscono con maggiore vigore quelle popolazioni che vivono in paesi con un’economia agricola di sussistenza,  dove è aumentato il rischio di siccità, le inondazioni e gli eventi meteorologici estremi.

    Ora Draghi preme sull’acceleratore: si deve agire più velocemente e con più efficacia. E una delle sfide principali si gioca proprio sul fronte della transizione ecologica che deve rappresentare la leva per uno sviluppo economico sostenibile.

    Per il premier la transizione ecologica non è una scelta ma una necessità: o si affrontano adesso i costi di questa sfida oppure il prezzo da pagare sarà molto alto.

    Per questi motivi il 40% delle risorse nel nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è destinato proprio alla transizione ecologica. Gli obiettivi: aumentare la quota delle rinnovabili nel nostro mix energetico, rendere più sostenibile la mobilità, migliorare l’efficienza energetica dei nostri edifici e proteggere la biodiversità.

    L’attuale generazione di giovani, quella che sta mettendo sotto scacco l’inerzia dei grandi del mondo sul fronte della tutela ambientale, è la più numerosa di sempre: circa 3 miliardi di persone con meno di 25 anni (la maggior parte delle quali viene proprio da paesi a basso e medio reddito). Questa generazione, dunque, è anche la più minacciata dai cambiamenti climatici.

    I Paesi del G20 generano oltre l’80% del PIL a livello mondiale e oltre il 75% delle emissioni. È il tempo dell’azione, dunque, e della responsabilità. Aggiungerei, la responsabilità per uno sviluppo più sostenibile che deve essere anche collettiva: dai capi di governo a ognuno di noi. Lo chiedono i giovani.

  • Eutanasia: Cei arroccata su un autoritarismo sconfitto dai tempi

    di Valerio Federico

    Gravi ma non sorprendono le parole del cardinale Bassetti che segnala una ‘stridente contraddizione’ tra la richiesta di eutanasia legale e la solidarietà manifestatasi nel Paese per il Covid. I vertici della CEI negano due evidenze: la profonda condivisione di responsabilità, quindi la solidarietà, che esprime chi aiuta una persona, vittima di indicibili sofferenze, a dar seguito alla propria volontà, e la intrinseca violenza presente nel volere imporre scelte sulla vita altrui. Grazie a un milione di italiani il Paese potrà decidere sul fine vita. 20 anni fa nel mondo nessuno poteva farlo, oggi sono 450 milioni le persone che vivono in paesi con forme di aiuto alla morte legalizzate, e aumenteranno inesorabilmente nonostante una Chiesa arroccata su un autoritarismo sconfitto dai tempi

  • La Germania boccia i populisti di destra e sinistra. Ora i liberali italiani si uniscano

     
    di Benedetto Della Vedova
    Le elezioni tedesche sono la conferma di un sistema politico affidabile, fondato su partiti forti e duraturi perché democratici al proprio interno. Gli elettori hanno punito Die Linke ma non hanno premiato i nazionalisti della AFD, respingendo così i populisti di destra e sinistra.
    Certo, il fatto che nessun partito abbia superato un quarto dei consensi, apre la fase di formazione di una coalizione dai colori ancora incerti. Il vero cambiamento lo porteranno Verdi e Liberali, in crescita e sicuri in qualsiasi Governo diverso da una assai improbabile riedizione della grande coalizione.
    Verdi e Liberali hanno posizioni diverse e a volte lontane. Sui temi europei, ad esempio, preferisco la coraggiosa spinta federalista dei Verdi al ritorno al business as usual paventato dai liberali tedeschi. Sulla riconversione ecologica i liberali introdurranno elementi di mercato e di gradualità necessaria al successo delle politiche europee anche come elemento per costruire una nuova competitività industriale nei confronti dei grandi inquinatori, a partire dalla Cina.
    Verdi e Liberali, come accade nel parlamento europeo, sono uniti nella promozione dei diritti civili e nella difesa dello Stato di Diritto. Assisteremo ora a un esercizio di democrazia parlamentare faticoso ma positivo e leggibile da tutti.
    La Germania non potrà sottrarsi alle responsabilità europee, nell’interesse dei tedeschi e di tutti gli europei che necessitano di una UE sempre più forte e coesa. I liberali che tornano protagonisti in Germania, spinto dal voto dei più giovani, sono un invito alle forze liberal-democratiche in Italia a costruire un comune progetto federativo per dare agli elettori italiani una chance di cambiamento solidamente ancorato alla UE, al mercato, ai diritti e allo stato di diritto.
  • La Svizzera ha scelto l’amore e ha detto sì al matrimonio egualitario. L'Italia cosa aspetta?

    Di Yuri Guaiana

    Quasi due svizzeri su tre si sono dichiarati pienamente d'accordo con il matrimonio egualitario nel referendum di oggi, indetto dai partiti conservatori contro la decisione del Consiglio federale e del Parlamento che a dicembre 2020 avevano aperto il matrimonio alle coppie omosessuali con 136 sì, 48 no e 9 astensioni al Consiglio nazionale e 24 sì, 11 no e 7 astensioni al Consiglio degli Stati.

    Il percorso legislativo era iniziato nel 2013 grazie a una proposta di legge presentata dal gruppo Verde liberale. Mentre, nel 2016, il Partito Popolare Democratico aveva lanciato un’iniziativa popolare, chiamata «No agli svantaggi per le coppie sposate», che prevedeva di definire nella Costituzione il matrimonio come «convivenza tra un uomo e una donna» e che, fortunatamente, è stata respinta.

    Dal 2007 le coppie dello stesso sesso potevano accedere alle unioni domestiche registrate, ma, malgrado i diritti riconosciuti da quell’istituto fossero aumentati nel corso degli anni, restavano importanti differenze rispetto al matrimonio: l’estensione della cittadinanza svizzera al proprio partner attraverso la naturalizzazione facilitata, l’adozione congiunta di figli e l’accesso alla medicina riproduttiva. Tutte queste disparità sono state finalmente superate oggi, grazie al voto dei cittadini e delle cittadine elvetiche.

    Il Consiglio federale e il Parlamento hanno raccomandato di votare sì sulla base del fatto che ciascuna copia deve poter scegliere liberamente se e come regolare giuridicamente la propria relazione e che l’attenzione e le cure rivolte dai genitori ai propri figli non dipende dal tipo di struttura famigliare.

    Il fronte del no, guidato dal partito popolare svizzero di destra (Udc), sì è, invece, concentrato prevalentemente sui diritti dei minori, con cartelloni che mostrano bambini in lacrime e slogan che affermano che la nuova legge «ucciderà il padre».

    Dopo l’Irlanda, la Svizzera è il secondo Paese europeo a votare a favore del matrimonio ugualitario in una consultazione referendaria. Nonostante non sia mai una buona idea sottoporre i diritti umani di una minoranza a un referendum, il successo di oggi dimostra l’ottimo lavoro fatto dal movimento LGBTI svizzero e l’efficacia di un sistema istituzionale che offre ai cittadini tutte le informazioni e gli strumenti necessari per esprimersi consapevolmente nelle consultazioni popolari. Con il voto di oggi, diventano 30 i Paesi che riconoscono il matrimonio fra persone dello stesso sesso, 16 dei quali in Europa. E l’Italia? Ormai siamo parte di una minoranza di Paesi europei che continuano a discriminare le coppie dello stesso sesso per quanto riguarda l’accesso all’adozione e alla medicina riproduttiva, esattamente come accadeva in Svizzera, e per quanto riguarda il riconoscimento alla nascita dei figli per i genitori Lgbti e l’estensione di tale riconoscimento ai minori già nati. Se in Svizzera hanno dovuto attendere 14 anni per passare dalle unioni civili al matrimonio egualitario, noi dobbiamo fare molto prima! Ne va dei diritti dei figli dei genitori Lgbti che la Corte costituzionale ha già chiesto di proteggere in ben due sentenze.

    Più Europa è a favore di una riforma del diritto di famiglia che riconosca i diritti di tutte e tutti e la libertà di ciascuno di organizzare liberamente la propria vita familiare e privata e sarà sempre al fianco del movimento LGBTI italiano, sostenendone le lotte.