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Piu Europa

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  • In Emilia Romagna Più Europa c’è! Ecco i tavoli dove firmare

    Abbiamo deciso di partecipare con le nostre idee, le persone e il nostro simbolo alle elezioni in Emilia Romagna. In quella regione si confronteranno due diverse visioni: da un lato il messaggio di chiusura, intolleranza e protezionismo rappresentato dalla Lega, dall’altro la sfida di costruire un’Italia più aperta, dinamica, inclusiva, libera ed europea.
    Noi dunque ci mettiamo in gioco e lo facciamo con gli amici socialisti e repubblicani emiliano romagnoli. Avevamo detto al presidente Bonaccini che, senza populisti, saremmo stati al suo fianco in questa battaglia politica. E manteniamo la parola, sapendo di cimentarci sul terreno apparentemente a noi meno favorevole, ma proprio per questo con ancora maggiore energia e convinzione.

    PS. Ora tocca a voi tutti darci una mano: da domani al 27 dicembre raccoglieremo le seimila sottoscrizioni autenticate necessarie per il deposito della lista nelle nove province emiliane e romagnole. Si parte!

    Bologna

    Mercoledì 18 dalle 18:00 alle 21:00 Via Rizzoli civico 3
    Giovedì 19 dalle 18:00 alle 21:00 Via Indipendenza tra il civico 2 e il civico 4
    Venerdì 20 dalle 18:00 alle 21:00 Via Rizzoli civico 3
    Domenica 22/12, 09:00 - 13:00, Via degli Orefici civico 6
    Domenica 22/12, 09:00 - 13:00, Via Indipendenza civico 71

    Sabato 21 dalle 9 alle 12 ValSamoggia, Piazza Garibaldi

    URP: Piazza Maggiore 6 dal lunedì al venerdì dalle 8.15 alle 18.15; sabato dalle 8.15 alle 13.00.

     

    Ferrara

    Sabato 21 dal Mc Donald's di piazza Trento e Trieste dalle 16.00 alle 19
    Domenica 22 dalla statua di Savonarola dalle 16.00 alle 19.00

     

    Reggio Emilia

    Mercoledì 18 dalle ore 10 alle 13;
    Venerdì 20 dalle ore 16 alle 19;
    Domenica 22 dalle ore 10 alle 13;
    Lunedì 23 dalle ore 10 alle 13;
    Martedì 24 dalle ore 10 alle 13.
    Tutti questi tavoli saranno allestiti in Piazza Prampolini

    Moduli presso Ufficio Relazioni con il Pubblico, in via Farini
    Lunedì dalle ore 9.30 alle 12.30
    Dal martedì al venerdi dalle ore 8.30 alle 12.30

    Ufficio elettorale presso Ufficio Anagrafe, in via Toschi
    Sabato 21 dicembre dalle ore 10 alle 12

    Guastalla (Reggio Emilia)

    Sabato 21 dalle 15.00 alle 19.00
    Domenica 22 dalle 10.00 alle 13.00

     

    Rimini

    Sabato 21 dalle 10 alle 13 Piazza Tre Martiri

    Sant'Arcangelo di Romagna (Rimini)

    Venerdì 20 dalle 9.30 alle 12.30 in Piazza Ganganelli 1

    Misano Adriatico (Rimini)

    Sabato 21 dalle 20 alle 13 in via Don Lorenzo Milani 5

     

    Parma

    Sabato 21 in via Mazzini (angolo con Piazza Garibaldi) dalle 11.00 alle 18.00
    Domenica 22 in via Mazzini (angolo con Piazza Garibaldi) dalle 11.00 alle 18.00

     

    Cesena

    Mercoledì 18, dalle 10 alle 12:30, Piazza del Popolo
    Sabato 21 Corso Mazzini 46 (sotto i portici)  dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00
    Domenica 22 Corso Mazzini 46 (sotto i portici)  dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00

    Forlì

    Sabato 21 Piazza Saffi dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00
    Domenica 22 Piazza Saffi dalle 10.00 alle 13.00

    Ravenna

    Tutti i giorni dalle 9 alle 13 presso la sede della lista c/o sede PRI via Bovini 43 e dalle 18 alle 19, Bar vineria da Claudio, viale Alberti 19.
    Sabato ore 9 - 12 Mercato di Ravenna (lato viale Berlinguer)

    Modena

    Sabato 21 orario continuato dalle 9.30 alle 18.00 Portico del Collegio di Modena (davanti Nespresso)
    Domenica 22 orario continuato dalle 9.30 alle 18.00 Portico del Collegio di Modena (davanti Nespresso)

    Carpi (Modena)

    Sabato 21 dicembre orario continuato dalle 9.30 alle 18 Piazza dei Martiri
    Domenica 22 dicembre orario continuato dalle 9.30 alle 18 Piazza dei Martiri

    Si ricorda inoltre che si può firmare da oggi fino a domenica sera a qualsiasi orario presso la il comitato elettorale di Più Europa in via Ippolito Nievo 136/138 tel. 059/346217 347/5139919 e 349/7740620

    Bomporto (Modena)

    Si può firmare presso l’anagrafe del Comune di Bomporto via Per Modena 7

    negli orari di apertura degli uffici comunali

     

    Piacenza

    Sabato h 10-13 piazzale Genova inizio Pubblico Passeggio
    Sabato h 16-20 piazza Duomo, angolo via XX settembre

    Inoltre si può firmare al QUIC del comune via Beverora 57,
    Giovedi 8.15-17
    Venerdì 8.15- 13.30
    Sabato 8.15-12.15
    O presso PD via Roma 187 ore 10-18

    A Piacenza si può firmare anche in Comune, presso lo sportelo polifunzionale di viale Beverora 57 nei seguenti orari:
    Lunedì: 8.15 - 17
    Martedì: 8.15 - 17
    Mercoledì: 8.15 - 13.30
    Giovedì: 8.15 - 17
    Venerdì: 8.15 - 13.30
    Sabato: 8.15 - 12.15

    Monticelli D’Ongina (Piacenza)
    Domenica 22, ore 9.30-12.30
    Via Garibaldi (lato farmacia)

    Castel San Giovanni (Piacenza)
    Domenica 22, ore 8.30-13.30
    Portici del Municipio

    Alta Val Tidone (Piacenza)
    Sabato 21, ore 8.30-11.30
    Evento "Pane e partecipazione politica" - Papi caffè, via della Spada 88, strà di Alta Val Tidone (vicino Salumificio Grossetti)

    Aiutaci per la raccolta firme

  • Il nuovo Parlamento Ue approva la sua prima risoluzione sui diritti Lgbti

    di Yuri Guaiana

    PiùEuropa plaude alla prima risoluzione del Parlamento Europeo sui diritti LGBTI della nona legislatura

    Mercoledì il Parlamento europeo ha infatti adottato la prima risoluzione della legislatura dedicata ai diritti LGBTI con 436 voti favorevoli, 107 contrari e 105 astensioni.

    La risoluzione identifica una preoccupante tendenza verso un crescente numero di attacchi contro le persone Lgbti nell’Ue e chiede alla Commissione di condannare questi atti di violenza e discriminazione.

    Secondo Arcigay, in Italia, le segnalazioni di aggressioni violente contro le persone LGBTI sono aumentate del 57% tra maggio 2018 e maggio 2019

    La risoluzione fa eco alla richiesta di varie associazioni LGBTI europee alla Commissione di adottare una strategia europea sui diritti umani delle persone LGBTI e chiede anche un meccanismo comunitario globale, permanente e obiettivo sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, come chiediamo anche noi di Più Europa sostenendo l’iniziativa dei cittadini europei sul rispetto dello stato di diritto nell’Unione europea: https://www.formyrights.eu.

    Un focus particolare è naturalmente dato alla Polonia dove si registra la situazione più grave per le persone LGBTI all’interno dell’UE. Il Parlamento Europeo condanna gli oltre 80 comuni si sono auto-dichiarati "zona deLGBTizzata» e chiede la revoca delle risoluzioni che attaccano i diritti delle persone Lgbti, compresi le delibere municipale contro l'"ideologia LGBT", in conformità con il diritto nazionale, nonché con gli obblighi derivanti dal diritto comunitario e internazionale.

    Come ha dichiarato Terry Reintke, co-presidente dell'Intergruppo LGBTI al Parlamento Europeo, «Con questa prima risoluzione sui diritti LGBTI, il Parlamento europeo segna la direzione verso cui la nuova legislatura deve andare: rispettare i diritti fondamentali e lottare contro la discriminazione nei confronti delle persone LGBTI, come sancito dai trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali».

  • Addio a Marisa Galli, la suora che si batteva per il diritto al divorzio

    di Emma Bonino e Gianfranco Spadaccia 

    E’ morta a 90 anni Suor Marisa Galli nel convento dove si era ritirata 30 anni fa. Suor Marisa Galli era una religiosa che, nella sua regione, l’Emilia Romagna, aveva scelto di stare accanto alle famiglie disgregate che negli anni cinquanta e sessanta erano enormemente aumentate a causa delle migrazioni interne ed esterne e del trasferimento di parti consistenti della popolazione dalle campagne alle città. Fu questa esperienza e la vicinanza ai “fuorilegge del matrimonio” – una condizione che colpiva e veniva sofferta soprattutto dalle classi più disagiate – che la indusse al momento del referendum sulla legge Fortuna a schierarsi con i “cattolici del No”, un gruppo di personalità e di associazioni che contribuirono alla maggioranza popolare del 60% che respinse la richiesta clericale di abrogazione del divorzio per ripristinare, attraverso di essa, l’indissolubilità del matrimonio.

    Per la sua esperienza diretta assistenziale e religiosa, Marisa Galli sapeva che le famiglie “fuori legge” (formate da conviventi e di figli non riconosciuti) costituivano un gravissimo problema sociale che solo il divorzio e la possibilità di nuovi matrimoni poteva sanare. Nel 1976 le proponemmo di candidarsi nelle liste radicali e, sorprendentemente, accettò la proposta radicale in una situazione in cui non sapevamo se avremmo raggiunto i requisiti minimi necessari per avere alcuni eletti. Risultò prima non eletta in alcuni dei quattro collegi in cui eleggemmo quattro deputati, due donne (Adele Faccio ed Emma Bonino) e due uomini (Marco Pannella e Mauro Mellini). Lavorò al gruppo come “deputato supplente” e nel 1978 subentrò ad uno dei quattro eletti. Fu rieletta nel 1979 per la legislatura successiva. A causa di alcuni dissensi politici passò poi al gruppo di Democrazia proletaria.

    Trenta anni fa decise di rientrare nel suo Ordine religioso, che la accolse a condizione che non si occupasse più di politica, ritirandosi in un convento.

    Gianfranco Spadaccia, che nel 1976 era segretario del Partito Radicale, la ricorda come “una donna di grande coraggio civile e di profonda religiosità: due qualità che le consentirono la collaborazione e il dialogo, nell’arco di due legislature, con la diversità radicale, in cui l’anticlericalismo convive con un forte spirito di tolleranza e, anche, di religiosità laica. Ho sempre rispettato le sue scelte. E mi è mancata in questi anni la sua amicizia”.

     

     

  • Un ricordo commosso di Lucio Bertè e del suo laico apostolato nonviolento

    Di Emma Bonino

    Lucio Bertè, che è morto ieri a ottant’anni, è stato uno dei dirigenti radicali che nella sua lunga storia politica meglio ha saputo incarnare la teoria e la pratica della nonviolenza, con un rigore e un’intransigenza spesso difficili da comprendere e più ancora da corrispondere da parte dei suoi stessi compagni di partito. 

    Da militante di strada, da organizzatore di campagne per i diritti degli ultimi e degli “indifendibili” e da eletto nelle istituzioni (è stato consigliere regionale in Lombardia), in tutti i suoi diversi ruoli Lucio ha rappresentato un riferimento tanto esemplare e rispettato, quanto irregolare e non riconducibile a categorie politiche definite. 

    Dalle strade di Milano, all’aula del Pirellone e alle trincee di Osijek, dove nel Capodanno del 1992 con Marco Pannella, Roberto Cicciomessere, Lorenzo Strik Lievers e Olivier Dupuis trascorse la notte di Capodanno accanto alle forze di difesa croate, sotto i colpi dell'artiglieria serba, la sua figura ha sempre espresso un senso alto e ambizioso di laico apostolato politico, di cui tutti quelli che l’hanno conosciuto, a partire dalla sottoscritta, appresa la notizia della sua morte, possono rendere oggi una commossa e riconoscente testimonianza.
  • #IlMioCongresso: Giulia ha una nuova amica, la politica

    di Giulia Castelnovo
     
    Il mio congresso inizia venerdì alle 7 del mattino, quando prendo un bus per raggiungere l'aeroporto di Bruxelles, città in cui vivo e studio. Se un paio di anni fa mi avessero detto che la politica sarebbe diventata mia amica una volta lasciata l’Italia, forse non ci avrei creduto. Invece, eccomi qui: al primo Congresso di Più Europa, valigia in mano e badge arancione al collo. Sul cartellino, come un’imperatrice discreta, La Danza di Matisse.
     
     
    Prima di partire per Milano il mio timore più grande è quello di sentirmi fuori luogo. Io voglio danzare a ritmo e, nel mio piccolo, quel ritmo voglio anche  scandirlo. Così, quando mi propongono di dare una mano allo staff accetto senza pensarci due volte. Dopo tre ore, ho un sacco di nuovi amici con esperienze politiche diverse che vivono, sognano, leggono e comunicano in posti diversi d’Italia e d’Europa. Diversi, come i nostri accenti e come i segretari e le liste che sosteniamo. Eppure una certa armonia aleggia nei nostri discorsi.
     
     
    Il sabato è una vera festa. Non posso fare a meno di emozionarmi quando Federica Thiene racconta di quando suo figlio le ha chiesto se questa signora Politica, di cui parla tanto a casa ultimamente, sia la sua nuova fidanzata. Mi chiedo se il mio Paese sia pronto a tanta elegante disinvoltura e bellezza.
     
     
    Il congresso è finito da quasi una settimana e solo oggi sono capace di rispondere a quella domanda interiore. Il mio Paese è pronto, ma forse non sarà semplice come speravamo. Ieri un amico di Brescia, conosciuto al congresso, mi ha scritto: “vediamo di fare rete, io, te, tutti quanti. +Europa ne ha bisogno, noi ne abbiamo bisogno”. Fare rete, mi piace. Ma quale rete può coprire tutta questa distanza? La Danza. Un passo dopo l’altro, come nel quadro di Matisse. Danzando, perché il movimento instancabile continui ad essere tensione verso l’unione con gli altri. +Europa ne ha bisogno, ma io ancora di più".

  • Italia in recessione, sola e irrilevante. +Europa costruisce l'alternativa liberale e federalista

    Il Governo dei nazionalpopulisti, che strizza l’occhio a Maduro e appoggia i gilet gialli, isola l’Italia e la porta in un vicolo cieco di recessione, solitudine e irrilevanza.

    La Francia è il nostro secondo partner commerciale e il nostro alleato potenziale per costruire regole in ambito Ue a noi più favorevoli.

    Non abbiamo più un Ministro per gli Affari Europei, promosso alla Consob dopo che in otto mesi non aveva mai partecipato a una sola - nemmeno una! - riunione di ministri a Bruxelles.

    Il titolare del Viminale Salvini ha fino a oggi partecipato a una sola - una sola! - riunione collegiale dei Ministri degli Interni dei Paesi Europei e ieri, mentre a Bucarest i suoi omologhi discutevano di immigrazione, Accordo di Dublino sui richiedenti asilo e su Schengen (frontiere esterne della UE), era a mangiare arrosticini in Abruzzo.

    La recessione purtroppo avanza e lo spread resta stabile sopra i 250 punti base, mangiandosi le tasse dei contribuenti italiani, trasferendo risorse da lavoro e produzione alla rendita.

    Il governo gialloverde sta finanziando Reddito di cittadinanza e prepensionamenti a debito, cioè scaricando i costi di queste misure, realizzate in chiave elettoralistica, sui più giovani. Il No alla Tav spaventa gli investitori.

    Con +Europa costruiamo una alternativa federalista e liberal-democratica, perché vogliamo un paese protagonista in Europa nell’interesse vero degli italiani.

  • #IlMioCongresso. Elena, studentessa: "iscrivermi a +Europa è stata una delle migliori decisioni della mia vita"

    di Elena Buratti

    È il 25 gennaio 2019, sembra un giorno come tanti altri, ma non è esattamente così.

    Mi sveglio, mi guardo allo specchio e una voce nella mia testa dice: “è il gran giorno”. Apro l’armadio, individuo la mia camicia preferita, la sfilo dall’omino e la indosso. È la camicia dei giorni speciali, quella che rende la giornata fortunata e indimenticabile, una sorta di porta fortuna scaramantico che indosso sempre quando devo fare qualcosa di importante. Esco di fretta e furia dalla porta di casa, saluto i miei genitori e con uno scatto felino entro nella macchina dei miei compagni di viaggio che con me partono alla volta di Milano. Durante l’ora e venti di viaggio ho continuato a pensare a dove stessi andando, a chi stessi per conoscere, a come dovessi comportarmi, se dare del “tu” o del “lei”, se iniziare il discorso con un “ciao” o se fosse meglio un “salve”. Non ho ancora finito la mia lunga lista di domande che uno esclama “Siamo arrivati!”. Scendiamo dalla macchina e mi ritrovo catapultata in un contesto in cui non avevo idea di chi fosse tutta quella gente, da dove venisse. I miei amici, sicuramente più abituati a situazioni del genere, vedendomi disorientata, cercano di farmi ambientare presentandomi a persone che già conoscevano. Tutti molto gentili, che parlavano come se mi conoscessero da una vita.

    Ad un certo punto della conversazione intravedo dei volti familiari. Sì! Quello è Bruno Tabacci, quello è Marco Cappato e quello è Benedetto Della Vedova -in realtà pensavo fosse più alto. Il mio amico mi prende per un braccio e mi esorta a seguirlo; non avevo capito esattamente dove stessimo andando. Scendiamo una rampa di scale e incontro Alessandro Fusacchia, che girandosi verso di me esclama “Oh sì, certo, mi ricordo di Elena. Come posso dimenticarla. Quando sono venuto a trovarvi a Brescia era seduta esattamente di fronte a me!”. Si può capire la mia esaltazione in quel momento: Alessandro Fusacchia, si proprio lui, si ricorda di me!

    Con un sorriso a 32 denti, entro in una stanza, piena di persone sorridenti e con spille di cui andavano tanto fieri, che cominciano a presentarsi: sono arrivata a destinazione, ho trovato il mio gruppo di “Contare di +”! Finalmente conosco quelle persone che, come me, avevano “messo la faccia” sul sito della lista. Non mi sarei mai aspettata di conoscere tanti ragazzi così simpatici e cordiali; per non parlare di quanto possa essere piacevole che gli adulti si rivolgano ai più giovani come a loro pari e non come ragazzini troppo giovani per capire.

    Dopo due ore passate a chiacchierare, il mio amico, io e un gruppo di suoi conoscenti ci incamminiamo verso un ristorante lì vicino. Togliamo i cappotti, ci accomodiamo e chi vedo scendere dalle scale? Niente popò di meno che Andrea Mazziotti, che con nonchalance si siede al nostro tavolo e comincia a conversare amichevolmente. Io, esterrefatta, lo fisso e sorrido. Non so proprio cosa dire, se salutarlo, se cominciare a tempestarlo di domande e curiosità, ma non faccio a tempo a parlarci che subito “Ragazzi siamo in ritardo! Dobbiamo andare”.

    Con una corsa alla velocità della luce, entriamo in quel grandissimo salone, che sembra essere stato preso direttamente dal set di un film principesco, sulle cui pareti è proiettata una luce lilla che si propaga lungo tutta l’altezza ed illumina il soffitto pieno di specchi. La prima cosa su cui lo sguardo cade è quel palco laggiù in fondo. Sullo sfondo bianco sono disegnati cinque individui, uno ocra, uno rosa, uno blu, uno verde acqua e uno azzurro, che si tengono per mano, come in un girotondo; con loro anche 12 stelle che li circondano e a fianco tre parole ben distinte: UNITI + FORTI +EUROPA.

    Ci sediamo nell’ultima fila del primo blocco a destra, inizia il discorso di benvenuto di Spadaccia seguito dalla votazione degli emendamenti al regolamento, dai discorsi di Benedetto Della Vedova e Silvja Manzi e dal dibattito programmato dei gruppi territoriali. Non ho mai visto così tanti giovani, adulti e anziani nella stessa sala, che si impegnano tutti per la stessa causa: la fondazione di un partito contro corrente, che unisce e rende più forti coloro che vogliono cambiare le cose. È emozionante pensare che quattro generazioni, da Nord a Sud, possano condividere un obiettivo comune e collaborare per la sua riuscita.

    Finito il dibattito programmato è ora di tornare a casa, forse… O forse no. Il gruppo di Contare di + propone di andare a cena tutti insieme, per conoscerci meglio e passare del tempo assieme, ma i nostri compagni di macchina, con i quali siamo venuti a Milano, vogliono tornare a casa. Il mio amico ed io ci guardiamo e senza pensarci due volte guardiamo l’ultimo treno per Brescia: et voilà! 23:25, prenotato. Pazzia? Può darsi. Ne è valsa la pena? Sicuramente! È stata una delle serate più interessanti e istruttive che io abbia mai trascorso finora.

    Dopo aver rischiato di perdere anche quel treno, arriviamo a casa: ore 01:13; sveglia ore 06:10; treno ore 7:28. Penso di aver dormito all’incirca due ore, ma non so come sono piena di energie e voglia di partire di nuovo alla volta di Milano.

    È il 26 gennaio 2019, sembra un giorno come tanti altri, ma non è così.

    Arrivati al Marriott salutiamo tutti, mi sento già come se fossi a casa mia, come se fosse il mio habitat naturale. Oggi è la seconda giornata di congresso, la più intensa e importante, che inizia con la presentazione delle liste, intervallate da interventi di membri del consiglio direttivo e di ospiti invitati da Emma Bonino. Le liste iniziano con il ritiro di “+Europa Shitposting”, una lista di ragazzi che ammiro molto per il loro senso di ironia e la loro simpatia politica contagiosa -ammetto che prima dell’uscita della loro lista ho pensato “in un mondo perfetto “+Europa Shitposting” si candiderebbe come lista”- e che ringrazio sentitamente per aver portato la loro simpatia e determinazione a questo congresso. Il ritiro della prima lista è seguito dalla presentazione delle seguenti due: “Siamo Uniti in Europa” e “Europa Radicale”. Dopo alcuni interventi di membri del consiglio direttivo è arrivato finalmente il momento più atteso: i discorsi degli ospiti invitati. Tra tutti, tre in particolare mi hanno fatto riflettere: Guy Verhofstadt, che ci ha ricordato che nel dire di essere cittadino di Bruxelles, cittadino belga o cittadino europeo non c’è alcuna contraddizione e che non c’è futuro per l’Europa senza l’Italia, perché è uno dei paesi fondatori e la miglior risorsa dell’Europa; Astrid Panosyan, che ha sottolineato che l’Europa ha bisogno dell’Italia, il mondo ha bisogno dell’Italia, per la grandezza della cultura, dell’architettura,  della qualità del made in Italy, ed è importante che i cittadini italiani si sentano anche cittadini europei; ed infine Willis Onyango, giovane leader dal Kenya, che ci dice che tre sono le cose importanti che i giovani d’oggi in Kenya e in Africa devono fare: rivendicare il passato, sfidare il presente e reinventare il futuro e tutto questo si deve affrontare uniti e più forti perché insieme si può andare lontani, ma da soli si può solo andare veloci.

    Ho passato il resto della mia giornata a ragionare sulle parole di quelle tre grandi figure politiche e vedere la situazione italiana da un punto di vista esterno aiuta molto a capire quali siano le vere priorità, le vere necessità che l’Europa e il mondo hanno in questo preciso momento storico, ma soprattutto che grande ruolo e potenziale ha il nostro Paese in tutto questo.

    Continua la presentazione delle liste con “LSD – libertà, stato di diritto, democrazia”, “Europa in Comune”, “Contare di +”, “Orgoglio Europeista” e ”Italia Europea”, ma io non riesco a smettere di pensare a quei discorsi, al nostro futuro come partito, a quanto riusciremo davvero a cambiare dell’odierna situazione di odio e recessione. Il mio flusso di pensieri viene interrotto esattamente alle 18:00: è l’inizio degli interventi dei candidati segretari, in ordine Fusacchia, Cappato, Della Vedova. Tre discorsi pieni di senso, entusiasmo e determinazione, ma se devo essere sincera -nonostante la lunghissima storia politica di Cappato e Della Vedova- quello che mi ha stupito di più è Fusacchia. Non perché lo sostengo -sì, anche per quello- ma per ciò che ha detto nella sua conclusione: “mi appello a ciascuno di voi, perché ognuno di voi conta enormemente. Sentitela questa responsabilità, perché non avremo una seconda occasione, non potremmo dire “io c’ero eppure…” o “io c’ero, se solo avessi!”. Pensateci bene. Pensateci due volte… Pensateci tre volte. Voi siete arrivati qui oggi, pensando che non ci fosse una domanda per voi, che questa non fosse una prova, non fosse un colloquio… Invece lo è! Voi… VOI, CHI SIETE? NOI CHI SIAMO? Ciascuno di voi si ricorderà di questa sala, di questo momento, in cui lo state sentendo qualcosa dentro di voi. E sapete che cos’è? È che state capendo che non dovete fare qualche cosa, ma dovete decidere chi essere”. Penso che queste parole dicano molto, indipendentemente da chi si voti, indipendentemente da cosa uno sostenga. Personalmente non sono molto emotiva, ma alla fine di quel discorso ho cominciato a piangere, non solo per la profondità del discorso, ma perché finalmente ho trovato qualcuno che riesca ad incarnare tutto ciò in cui credo, che dica esattamente ciò che voglio dire, ma per cui a volte mi mancano le parole.

    La serata procede con la discussione degli emendamenti allo statuto, e come la sera precedente: arriviamo a casa alle ore 01:15; sveglia ore 06:10; partenza ore 7:28. Come la scorsa notte penso di aver dormito circa due ore, sono ancora piena di energie, ma stavolta triste, perché sarà l’ultimo giorno.

    È il 27 gennaio 2019, sembra un giorno come tanti altri, ma non è così.

    Questo è l’ultimo viaggio verso Milano, l’ultimo giorno di congresso. Entriamo in quel salone che ci ha ospitati per tre intensissimi giorni, ci sediamo, tutti insieme, nella quarta fila del primo blocco a destra. Mi mancheranno quelle comode poltrone di velluto rosso, che rendono l’ambiente ancora più regale, che fanno sentire persone comuni come me più importanti e fondamentali.

    Inizia il dibattito programmato dei capilista e a seguire gli ultimi interventi dei tre candidati alla segreteria; tutti molto decisi e con idee molto chiare su quello che sarà il destino di questo partito, che proprio oggi vedrà la sua nascita. Ogni discorso ben studiato, ogni parola intrisa di significato, ogni capolista e segretario innamorato di quel partito, di quell’idea di partito, di quella visione comune del mondo… Insomma anche oggi tutti a livelli espressivi a 5 stelle, o meglio, a 12 stelle.

    Oggi è il giorno decisivo: chi diventerà il segretario? Chi entrerà a far parte del direttivo? E chi dell’assemblea? Ore 11:00 aprono i seggi: si dia inizio alle votazioni.

    La parte più bella dell’attesa è accamparsi fuori dai seggi, dove sostenitori di Cappato e sostenitori di Fusacchia -io in prima fila- fanno a gara a chi urla più forte, con conseguente rimprovero delle guardie al di fuori del seggio. Quattro lunghissime ore passate ad urlare a squarciagola “Votate Fusacchia se volete contare di +!”, e altri motti e slogan che ci siamo inventati sul momento. La gente, ogni tanto intimorita, ogni tanto divertita, si ferma davanti a noi chiedendoci “Ma non siete stanchi?” e, puntualmente, arriva la risposta “non bisogna mai essere stanchi di crederci, perché comunque vada NOI SIAMO +EUROPA”. Ore 17:30, chiusura dei seggi. “Alea iacta est”, “il dado è tratto”. La decisione è presa ormai, bisogna solo aspettare i risultati.

    I miei compagni di viaggio ed io ci avviamo verso la nostra macchina parcheggiata. Io, un po’ come viene descritto l’“Addio ai monti” di Lucia Mondella, saluto per l’ultima volta i miei nuovi amici, i miei nuovi compagni d’avventura, e tristemente salgo sull’auto. Quest’ultimo viaggio sembra non finire mai… Un’ora e venti minuti dopo, arrivo a casa. Scendo dalla vettura, cerco le chiavi del portone e lo apro. Mi assale un tremendo senso di nostalgia, ma mi sento una persona migliore. Migliore di quanto lo fossi tre giorni fa, prima di iniziare questa meravigliosa avventura.

    Mi precipito al computer e seguo la diretta streaming, mentre i gruppi Whatsapp impazzano scrivendo di risultati parziali che stanno uscendo. Candidato vincente: Benedetto Della Vedova. Congratulazioni segretario! Molti cominciano a chiedermi se sia triste per una sfegatata sostenitrice di Fusacchia, effettivamente un pochino sì, ma come abbiamo ripetuto durante i tre giorni: COMUNQUE VADA SIAMO +EUROPA!

    È il 28 gennaio 2019, sembra un giorno come gli altri, ed è proprio così, ma io non sono la stessa persona del 25 gennaio. Sono cresciuta, ho imparato cose nuove, conosciuto nuove realtà, ascoltato nuove storie che hanno reso la mia visione della vita più completa e arricchita. Proprio oggi sono giunta alla conclusione che nella vita bisogna fare delle scelte e penso che una delle migliori decisioni che io abbia preso è stata spendere i miei ultimi 50€risparmiati e iscrivermi a +Europa in quel 7 settembre 2018.

  • Ecco il testo della proposta di legge sugli orari dei negozi: decrescita, disoccupazione e periferie deserte

    di Andrea Mazziotti

    Ieri in commissione, il relatore Dara (Lega) ha depositato il testo base della proposta di legge della maggioranza sulla controriforma in materia di orari dei negozi (il testo lo trovate qui ).

    È anche peggio di quel che si potesse immaginare.

    La proposta giallo-verde prevede l’obbligo di chiusura domenicale 26 domeniche su 52 e in 8 delle 12 festività ufficiali: 34 giorni di chiusura su 365. E ripristina le chiusure serali: sarà una strage di posti di lavoro: la stima conservativa è intorno a 40.000. E ovviamente ci sarà un crollo del fatturato. Qui la stima di alcune associazioni di settore è sui 6 miliardi di euro.

    Vengono poi ripristinati i poteri sugli orari delle amministrazioni locali, con il risultato che assisteremo a favori, controfavori, clientele, pressioni di lobby locali, ecc., come avveniva in passato.

    Anche le eccezioni sono assurde: sono esentati i centri storici, il che significa che nei week end avremo periferie desertificate perché tutti andranno in centro a fare shopping. Scompare invece qualsiasi riferimento alle località turistiche, che persino nel regime anti-liberalizzazione godevano di esenzioni.

    Ma vi sono anche nuove esenzioni “misteriose”. Ad esempio, l’obbligo di chiusura non si applicherà agli autosaloni. Qualcuno dovrà spiegare perché di domenica si può comprare un’auto ma non un pc.

    Più in generale, visto che nel testo si proclama pomposamente che la finalità della legge è di garantire il riposo settimanale dei lavoratori previsto dalla Costituzione, qualcuno dovrà spiegare perché questo diritto vale per chi lavora in un centro commerciale e non per chi lavora, ad esempio, in uno dei predetti autosaloni…

    Ultimo tema: l’e-commerce. Tutte le associazioni di categoria hanno sottolineato che la proposta avvantaggerà le piattaforme di vendita online. Sia i leghisti che i grillini hanno detto che risolveranno il problema vietando le consegne nel week end… A parte l’assurdità della proposta, di questa disposizione nel testo non c’è traccia.

    In sintesi: un altro assurdo passo verso la recessione. Se la legge dovesse passare, proporrò a +Europa di presentare subito una proposta di referendum abrogativo, perché sono certo che la maggioranza degli italiani ci darebbe ragione.

  • published +EUROPA: ENTRA UFFICIALMENTE NELL’ALDE PARTY  in News 2022-02-01 14:04:52 +0100

    +EUROPA: ENTRA UFFICIALMENTE NELL’ALDE PARTY 

    Della Vedova: “Con gli europeisti e i liberaldemocratici europei per un'Europa migliore che sappia mettere all’angolo populisti e sovranisti”
     
     
    Il Consiglio dell’ALDE Party, l’Alleanza dei Liberali e Democratici europei, riunito a Berlino, ha approvato questo pomeriggio all’unanimità l’ingresso di +Europa nel Partito.
    Preceduto dall’intervento al Congresso di +Europa del Presidente del gruppo ALDE al Parlamento europeo Guy Verhofstadt e a seguito dei contatti in corso da vari mesi, la decisone di accogliere nella famiglia liberale europea la nuova formazione politica, che si affianca per quanto riguarda l’Italia alla presenza nell’ALDE di Radicali Italiani, è stata formalizzata oggi dopo la presentazione formale della richiesta da parte del segretario di +Europa Benedetto Della Vedova.  
    Commentando la decisone Della Vedova ha dichiarato: “Sono molto felice per la decisione di oggi che riconosce + Europa come partner per le elezioni europee della famiglia liberale e democratica europea. La storia di Emma Bonino, il nostro programma risolutamente europeista, di difesa delle libertà civili, economiche e politiche, della divisione dei poteri e del rispetto della rule of law, della sostenibilità fiscale, e ambientale e dell’equità intergenerazionale, non possono non vederci accanto ai liberali e democratici di tutta Europa per fare dell’ALDE il perno di ogni futura coalizione al Parlamento europeo, contro le derive sovraniste e populiste, che vogliono far fallire il progetto europeo. Occorre imprimere all’Europa, dove l’Italia deve contare di più, anche a partire dall’appartenenza alle sue famiglie politiche, quella marcia in più necessaria per garantire più crescita, più occupazione, più coesione e più solidarietà interna e internazionale, a partire dai temi dell’immigrazione, della difesa comune e della cooperazione politica ed economica con i paesi africani e mediorientali. Il nostro ingresso nell’ALDE - ha concluso Della Vedova - testimonia inoltre del nostro impegno civile e per la difesa dello stato di diritto e la promozione dei diritti delle persone in Italia come nel resto d’Europa”.

  • "Visione, pazienza, ascolto e tolleranza": la lettera di Simona Viola, presidente di +Europa Milano

    Cari amici e iscritti di +Europa,

    eccoci all’indomani del congresso di fondazione del nostro partito, della nostra casa politica, del luogo dove abbiamo deciso di lavorare, insieme, e impegnarci per assicurare un futuro di libertà, pace e prosperità al nostro Paese e ai nostri figli, insieme ai nostri fratelli e cugini europei.

    Abbiamo ospitato personalità di eccezione che ci hanno fatto avvertire la attualità e necessità del nostro impegno, personale e collettivo, in un momento così pericoloso e buio per l’Italia, per l’Europa e per il mondo intero.

    Penso a Guy Verhofstadt presidente del Gruppo ALDE al Parlamento Europeo – i cui valori ispiratori la nostra forza politica condivide – a Carlo Calenda, speranza della sinistra liberale italiana venuta a proporci un progetto politico in divenire.

    Penso al discorso intenso e attuale del vice presidente delle Comunità ebraiche, venuto a ricordarci quanto sia breve il passo che conduce dall’appannamento del nazionalismo, alla cecità assoluta del razzismo, dell’antisemitismo; l’odio e la violenza quando sono tollerati - e quindi colpevolmente promossi – dalle autorità che omettono la doverosa vigilanza sugli istituti e i valori della democrazia, trascendono in breve in paura e sudditanza, trasformano le società libere in comunità di sudditi, dove la legge del più forte prende rapidamente il sopravvento, con la complicità delle istituzioni.

    Per tre giorni ci siamo conosciuti, abbiamo parlato, ci siamo mescolati e riconosciuti, con il rispetto che si deve sia a chi proviene da esperienze politiche di lungo corso, sia a chi si accosta con coraggio, per la prima volta all’impegno politico.

    L’impegno politico è una delle espressioni più alte dell’uomo, è un atto di responsabilità e generosità verso la collettività, è l’accantonamento dell’attenzione esclusiva all’interesse particolare del singolo, accompagnato dalla coscienza di doversi far carico – ciascuno nei limiti delle proprie possibilità e capacità – del destino della collettività umana di appartenenza.

    Come insegna Emma Bonino noi possiamo anche disinteressarci della Politica ma ci sarà sempre qualcun altro che se ne occuperà al posto nostro e non necessariamente nella direzione da noi auspicata.

    C’è chi fa politica per fare affari, chi per far carriera, noi abbiamo l’ambizione di fare politica per renderci protagonisti della storia della comunità umana, e imprimerle la direzione che ci appare la migliore.

    E’ la direzione di Luigi Einaudi, di Ernesto Rossi e di Altiero Spinelli che ci hanno lasciato il liberalismo e il federalismo europeo, l’eredità ideale e politica necessaria per affrontare il presente, per ridurre le diseguaglianze, per ampliare gli spazi di libertà.

    E’ nelle società liberali, fondate sul primato della persona, sul rispetto della sfera di libertà di ogni cittadino, che l’uomo ha la maggior possibilità di realizzarsi.

    Il nostro congresso si è purtroppo concluso anche con una polemica – tutta interna e non per questo meno importante – notoriamente originata dalle modalità (non sempre consapevoli e apparentemente eterodirette) di partecipazione al congresso di alcuni iscritti, plausibilmente organizzati da Centro Democratico.

    Purtroppo l’asperità della polemica che ne è seguita ha avuto un’eco sulla stampa e sui social di un’ampiezza tale da rischiare di infliggere un significativo danno all’immagine di +Europa. Purtroppo la stessa asperità ha condotto l’amico e compagno Marco Cappato – una delle risorse politiche più vitali, originali, coraggiose e ricche del panorama politico - a dichiarare di non voler far parte degli organismi dirigenti e di non voler partecipare alla vita interna del nostro nuovo partito.

    Quanto accaduto aiuta a comprendere quanto siano fragili i processi politici, e quanto siano importanti i comportamenti di ciascuno: un eccesso di zelo o un’insufficiente sensibilità e attenzione nel reclutare iscritti, una comunicazione incontrollata nei toni e nei contenuti, lasciar prevalere sospetto e diffidenza sul dialogo e sulla comprensione reciproci, agire senza la trasparenza che è dovuta ai partner politici, sono tutti comportamenti che possono innescare processi di disgregazione con facilità immensa – di molto superiore alle buone intenzioni di ciascuno - che sono poi difficilissimi, quando non impossibili,  da disinnescare.

    Così un progetto straordinario, generato dalla capacità di visione politica di Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia, Bruno Tabacci e Benedetto della Vedova, che hanno saputo immaginare di offrire una risposta all’aspirazione democratica, liberale ed europeista di tanti italiani rischia di dissolversi in un attimo se non sapremo, tutti insieme, continuare ad alimentarlo con la fiducia nel nostro progetto – indispensabile all’Italia - e la forza del dialogo e del confronto.

    Occorrono visione ma anche pazienza, ascolto, tolleranza.

    Auguro al nostro segretario Benedetto Della Vedova di trovare le chiavi giuste per generare in +Europa il clima di cui abbiamo bisogno per imporre non solo alle elezioni europee di maggio ma nella vita politica del paese, la forza dei nostri straordinari argomenti.

    Gli auguro di riuscire da domani ad aggregare le intelligenze, le coscienze, le capacità e le esperienze di cui abbiamo bisogno (e magari di recuperare alla vita attiva del partito il prezioso apporto di Marco Cappato); il Gruppo +Europa Milano lo sosterrà con entusiasmo, con lealtà e con fiducia.

    Mettiamoci subito al lavoro.

    Simona Viola

    Presidente del gruppo +Europa Milano

  • Il Jefta: una vittoria per l'Ue, una vittoria per il Giappone

    di Marco Marazzi  

    L'accordo di partnerariato economico tra Unione Europea e Giappone, entrato in vigore il 1 febbraio, è una specie di miracolo.

    Lo è per vari motivi.

    Primo, perché è riuscito ad evitare (per un soffio) la politicizzazione degli accordi commerciali di cui sono stati vittima il TTIP prima e il CETA poi.  Non si capisce altrimenti perché questo accordo sostanzialmente di libero scambio con il Giappone abbia avuto minor attenzione mediatica degli altri due e soprattutto del CETA, specie in Italia. Forse ha anche aiutato l'accortezza dei negoziatori (coadiuvati da una sentenza favorevole della Corte del Lussemburgo) nell'evitare di regolamentare aspetti, come per esempio la protezione reciproca degli investimenti, che potessero inquadrarlo nella categoria "mista" sottoponendolo quindi alle forche caudine delle 27 ratifiche nazionali.

    Destino purtroppo non evitato dal CETA con il Canada che continua a rimanere controverso nonostante gli ottimi risultati anche se riguarda una percentuale del commercio estero UE più bassa rispetto a quello con il Giappone: quasi 90 miliardi l'export di beni e servizi europei verso il Giappone ogni anno, meno di 50 miliardi l'export verso il Canada.

    Secondo, perché ha potuto beneficiare di un momento di debolezza di un negoziatore solitamente difficile come il Giappone. Sebbene dopo l'accordo di libero scambio tra UE e Corea la strada di un accordo con il Giappone sembrava segnata, se Trump non avesse mandato all'aria il Transpacific Partnership Agreement (TPP) negoziato dall'amministrazione Obama, costringendo il Giappone a cercare alternative, forse non si sarebbe arrivati a questo risultato equilibrato per entrambi i contraenti.  Ed in tempi relativamente brevi, tenendo conto che i negoziati hanno richiesto meno di 5 anni.

    Terzo, perché se l'accordo verrà applicato in tutte le sue componenti, finalmente il Giappone sarà costretto ad aprire realmente il suo mercato ad una serie di prodotti e servizi stranieri. Il Giappone infatti è stato il "protezionista nascosto" nei 24 anni dall'entrata in vigore degli accordi del WTO.

    La difficoltà di accedere ad appalti in Giappone o di vendere prodotti nel paese a causa delle barriere non tariffarie è proverbiale e nota a tutti gli operatori (in alcuni casi si parla di un 10-20% in più di costi per esportare verso il paese). Eppure il Giappone l'ha sempre "sfangata" si direbbe dalle nostre parti, forse perché i dazi medi applicati dal paese sembravano relativamente bassi, mentre altri paesi venivano marchiati come protezionisti. Ora non più.

    L'accordo con la UE prevede infatti non solo un taglio graduale dei dazi di circa un miliardo di Euro l'anno (stime della Commissione) molto importante, per esempio, per il settore calzature, quello dei prodotti caseari (a lungo al centro di una contesa su quote annuali) della pelletteria, dei cosmetici e dell'industria chimica.  Ma prevede anche una progressiva "convergenza" nei regolamenti tecnici che riguardano alcuni prodotti, attraverso l'impegno da parte del Giappone di adottare standard riconosciuti internazionalmente, soprattutto nel settore automobilistico che è stata la materia principale del contendere durante i negoziati.

    Su questo l'attenzione deve essere massima: in una fase in cui molti produttori europei soffrono a causa della riconversione di impianti per auto diesel e per i dazi americani, un' improvvisa "invasione" di auto giapponesi prodotte in Giappone o assemblate in Europa non controbilanciata da una maggior esportazione di auto europee farebbe gridare al disastro più che al miracolo.   Sul punto, l'eliminazione dei dazi  europei all'importazione di auto e componenti viene "spalmata" su un periodo di 7 anni, e la UE mantiene la possibilità di reintrodurli ove il Giappone reintroduca barriere non tariffarie che colpiscono export di auto europee.  Va tenuto conto comunque che l'accordo con la Corea, generatore di timori analoghi, ha dimostrato invece che sono stati i produttori europei a guadagnarci.

    Altri guadagni significativi sono da aspettarsi per l'industria alimentare europea, che come sopra accennato vede abbassarsi notevolmente i dazi e si vede riconosciute quasi 200 indicazioni geografiche, importanti per la tutela del prodotto da contraffazione (tra queste, l'Aceto Balsamico di Modena e il Prosecco per esempio) a fronte di un reciproco riconoscimento, ovviamente, di molte indicazioni geografiche giapponesi (al proposito, già sento i pentaleghisti lamentarsi che non TUTTE le indicazioni geografiche italiane siano state tutelate, come se l'accordo il Giappone l'avesse fatto solo con noi).

    Starà all'Italia come al solito, cercare di raccogliere i benefici: le dimensioni delle aziende agricole italiane, rispetto a quelle in altri stati membri europei, sono generalmente più ridotte. Questo crea maggiori difficoltà nell'espansione verso mercati lontani e comunque complessi come quello giapponese.  La "convergenza regolamentare" avrà invece impatto positivo nel settore dell'elettronica (ammesso si riesca ad offrire qualcosa che non producano già) e dei prodotti chimici, farmaceutici e tessili, che restano invece importantissimi per l'export italiano.

    Interessanti gli impegni reciproci sugli appalti pubblici: pur essendo il Giappone parte del Government Procurement Agreement del WTO, solo il 3,5% di questi ad oggi va ad aziende straniere.   L'accordo con l'UE apre alle aziende europee, con impegni e modalità specifiche, il mercato degli appalti pubblici in 54 città giapponesi e anche quello delle forniture di treni e materiale ferroviario.

    Ci sono state delle concessioni da parte del Giappone non insignificanti: l'Unione Europea non ha ceduto sul " principio di precauzione" per esempio, e quindi ha preteso che nell'accordo non ci fosse alcuna concessione all'uso di ormoni o di OGM nei prodotti importati dal Giappone (il sito della Commissione non manca di ricordarlo ampiamente, per evitare le proteste che ci furono durante i negoziati sul TTIP). L'importazione di carne di balena continua ad essere proibita, ma anche da parte giapponese le importazioni di riso saranno comunque contingentate (ne saranno meno felici gli amici vercellesi).   Il paese infine si è anche impegnato a rendere più semplici le note complesse procedure per ottenere visti di lavoro da parte di cittadini europei.

    Da Tokyo, dell'accordo si apprezza la possibilità di aprire ulteriormente un mercato di 500+ milioni di persone (size matters, quindi…) e quindi di rivitalizzare un'economia stagnante come quella giapponese nonché la conferma che il paese viene visto ancora come una "potenza economica". L'accordo viene anche considerato un segnale importante agli USA (con i quali il Giappone ha rapporti ben più lunghi e profondi) che gli investimenti nipponici potrebbero ora spostarsi in Europa.

    Un accordo quindi che sembra essere win-win, ma da cui esce un primo sconfitto: il Regno Unito che, notizia di questi giorni, sta facendo una fatica enorme a negoziare un "suo" accordo di libero scambio, essenziale anche per mantenere le varie fabbriche giapponesi presenti nel paese, visto che sarà escluso da quello UE. Peccato anche per i produttori del Cheddar della Cornovaglia.

    L'altro sconfitto, ma ormai ci ho fatto l'abitudine, è chi come me spera che ulteriori liberalizzazioni di scambi di beni e servizi avvengano nel quadro multilaterale del WTO e non bilaterale.

    Nel frattempo, però ci accontentiamo comunque dei piccoli miracoli.

  • Tav, i due trucchetti dell'analisi costi-benefici di Toninelli

    di Piercamillo Falasca
     
    L'analisi costi-benefici sulla TAV commissionata dal ministro Toninelli? Un rapporto di 79 pagine in cui la ciccia sta tutta in due "trucchi" che conducono al risultato già atteso: a detta di Toninelli, l'opera non conviene.
     
    Quali sono i due trucchi?
     
    Il primo: prendere le stime di crescita dei flussi delle merci e dei passeggeri (elaborate nel 2011 dall'Osservatorio per il collegamento ferroviario Torino-Lione) e tagliarle.
    Lo scenario "Osservatorio 2011" parla di una crescita media annua dei flussi di merci e passeggeri lungo la linea Tav del 2,5%. Cosa fanno allora gli arditi estensori dell'analisi pubblicata dal ministro Toninelli? Creano un altro scenario - definito orwellianamente "realistico" - in cui la crescita media annua dei flussi di merci e passeggeri  è solo dell'1,5%. In questo modo, riducono i benefici attesi del progetto.
     
    Il secondo trucco: assumere che i benefici ambientali del passaggio dalla gomma alla rotaia di una quota del traffico transfrontaliero siano pressoché nulli. La stima dell'Osservatorio 2011 monetizzava questi benefici in 5 miliardi, mentre lo scenario chiamato "realistico" dagli esperti di Toninelli considera questo beneficio trascurabile, perché - secondo l'analisi del MIT - "obiettivi ambiziosi di riduzione possono essere conseguiti solo grazie all’innovazione tecnologica dei veicoli e alla conseguente riduzione delle emissioni unitarie". Insomma, abbiamo scoperto che per il governo gialloverde la transizione del trasporto merci dai mezzi pesanti stradali al treno è indifferente (anzi, nell'analisi è considerato addirittura "socialmente inefficiente").
     
    Con queste due rapidi e intelligenti mosse, l'analisi costi-benefici di Toninelli è servita e pronta all'uso. Lezione per il futuro: se vogliamo che qualcuno creda alle fandonie, definiamole "scenario realistico".

  • Comunicato della commissione di garanzia congressuale relativo al ricorso a prima firma Crivellini

    Si è riunita stamattina, sotto la Presidenza di Gianfranco Spadaccia, la Commissione di garanzia congressuale - istituita in data 27 novembre con l’incarico di vagliare, in base alle norme dello Statuto, l’ammissibilità delle candidature alle cariche statutarie e degli altri atti congressuali assegnati alla sua competenza - composta, oltre che dal Presidente, da Irene Piccinini, Valentina Prodon e Francesco Cottafavi, per esaminare il ricorso presentato da alcuni iscritti di +Europa (primi firmatari Giulia Crivellini, Marco Cappato, Alessandro Capriccioli, Riccardo Magi, Michele Usuelli, Rocco Berardo, Massimiliano Iervolino).
    La Commissione, nel ricevere il ricorso, ha diviso tra i suoi membri il compito di esaminare la documentazione presentata dai ricorrenti, gli aspetti giuridici riguardanti l’ammissibilità e le competenze della Commissione stessa.
    La Commissione si è aggiornata all’inizio della prossima settimana (aggiornamento: venerdì primo marzo e venerdì 8 marzo) per esaminare le relazioni presentate dai suoi membri sui diversi aspetti della questione e per prendere un’eventuale decisione relativa all’ammissibilità del ricorso o una decisione di merito.

  • published Cosa ha deciso la prima assemblea di +Europa in News 2022-02-01 14:04:50 +0100

    Cosa ha deciso la prima assemblea di +Europa

    Si è conclusa a Roma la prima assemblea nazionale di +Europa. 

    Al termine dei lavori, e dopo la relazione del segretario Benedetto Della Vedova e gli interventi, tra gli altri, di Emma Bonino, Bruno Tabacci, Alessandro Fusacchia, Marco Cappato, è stato dato mandato al segretario e alla direzione di lanciare le iniziative politiche di +Europa in vista delle europee di maggio, mettendo al centro i temi del lavoro e della mobilità, della libertà economica, della promozione dell’impresa, dell’innovazione e della ricerca, dell’istruzione e della formazione, dell’ecologia, dei cambiamenti climatici e della riconversione del sistema economico-produttivo, della difesa e della promozione dei diritti civili, della costruzione di una politica comune in materia di immigrazione e integrazione. L’assemblea ha dato mandato agli organi di proseguire il confronto con altre forze politiche, a partire da Italia in Comune e Verdi, Volt, Partito Democratico europeo, per la partecipazione alle prossime elezioni europee, valutando la possibilità di altri gruppi politici affini di aderire alla lista di +Europa per le europee. 

    Inoltre, l’assemblea ha deciso di promuovere, identificando partner politici e civici, iniziative di cittadini europei (ICE), sui temi dell’ambiente e dell’ecologia, dell’istruzione e della formazione, dello stato di diritto e della democrazia, e una o più iniziative nazionali sullo sviluppo del Mezzogiorno, sull’agenda 2030 e lo sviluppo sostenibile.

    Si è inoltre deciso di promuovere una proposta di legge per l’inserimento in costituzione dell’equità intergenerazionale e della sostenibilità e una petizione in favore della libertà di apertura degli esercizi commerciali, per promuovere un eventuale referendum abrogativo in caso di approvazione della legge sulle chiusure domenicali.

    L’assemblea di +Europa, infine, ha prorogato Gianfranco Spadaccia alla carica di presidente e Silvja Manzi a quella di amministratore, riconvocadosi il 22 e 23 giugno 2019 per l’elezione di questi organi e di due vicepresidenti.

  • Mozioni e raccomandazioni approvate all'assemblea di +Europa

    Le mozioni e la raccomandazione approvate alla prima assemblea di +Europa

    MOZIONI:

    1. "Dai territori all’Europa". Primo firmatario Francesco Galtieri
    2. "Equità, sostenibilità, libertà economica". Primo firmatario Andrea Mazziotti
    3. "+Europa nel Sud /+Sud in Europa". Primo firmatario Francesco Attaguile

     

    RACCOMANDAZIONI

    1. Raccomandazione sull'autofinanziamento di +Europa. Firmatario Silvja Manzi

  • Luca Coscioni ed Eluana Englaro: il ricordo di Emma Bonino a Il Manifesto

    Febbraio è un mese pieno di ricordi. Da Eluana Englaro e Luca Coscioni ho imparato molto e ho fatto tesoro del loro insegnamento quando è toccato a me di ritrovarmi "malata".
    Su Il Manifesto una lettera di Emma Bonino in loro ricordo.

     

  • Coinvolti apparati dello Stato nella sparizione della figlia dell’ex ambasciatore della Nord Corea?

    di Silvja Manzi
     
    La vicenda della figlia 17enne del diplomatico nordcoreano Jo Song-gil è oscura sotto molti profili, tranne uno, che è il più macroscopico. Essendo minorenne doveva essere affidata al giudice tutelare, e non poteva in ogni caso uscire dall’Italia legalmente.
     
    Quanto è avvenuto, in un contesto ovviamente sorvegliato dagli apparati di sicurezza, getta una luce sinistra sul possibile coinvolgimento delle autorità dello Stato italiano nella sparizione della ragazza.
     
    Al di là degli incerti contorni di questa spy story, il dato incontestabile è che agenti del regime di Pyongyang hanno potuto liberamente operare in Italia per il rimpatrio illegale della ragazza.
     
    Il rifiuto del Ministro dell’Interno di riferire sul caso e l’assenza di comunicazioni ufficiali da parte della Farnesina rendono, se possibile, ancora più inquietante una vicenda che giuridicamente rimane a tutti gli effetti un sequestro di persona, su cui ci auguriamo che l’indagine avviata dalla Procura di Roma faccia piena luce.

  • L’accordo commerciale con Singapore. Un altro colpo messo a segno dall’Ue

    di Marco Marazzi

    Se abbiamo definito l'entrata in vigore dell'accordo con il Giappone quasi un "miracolo", quello con Singapore ci riporta ad una realtà di una Unione europea che purtroppo non ha ancora assunto completa sovranità su negoziati bilaterali con altri paesi in materia commerciale e di investimenti.  Ovviamente, qualche euroscettico potrebbe dire "per fortuna".  Ma l'accordo con Singapore, se non fosse bastato l'esempio del CETA, dovrebbe portarci a dire "purtroppo”.

    Prima però, le buone notizie. Anzitutto, perché Singapore?  Perché la città-stato è al centro di una delle aree più dinamiche ed in forte crescita al mondo, e perché è parte dell'ASEAN, organizzazione che raccoglie i paesi del Sud-Est Asiatico con i quali la UE ha crescenti rapporti bilaterali, ma che evidentemente consente a singoli paesi membri di fare accordi commerciali con paesi terzi invece di puntare sulla forza negoziale del blocco.

    La UE in realtà aveva cercato fin dal 2007 di concludere un accordo con l'intera ASEAN, ma a causa di differenze di vedute ha dovuto ripiegare su un negoziato solo con Singapore.

    Viene poi da chiedersi perché ora, visto che i negoziati sono cominciati quasi 10 anni fa? Come per il Giappone, i timori di isolamento pesano su Singapore: con il disimpegno americano in Asia, la guerra commerciale tra Cina e USA e le Nuove vie della Seta che hanno come obiettivo non dichiarato ma palese quello di aggirare lo stretto di Malacca e creare nuove rotte di comunicazione tra Cina ed Europa,  Singapore corre un rischio non controbilanciato evidentemente dal suo ruolo centrale nell'ASEAN. E quindi guarda con interesse all'Europa.

    D'altra parte, il commercio bilaterale tra UE e Singapore supera già i 52 miliardi di Euro (di questi 2,1 miliardi sono export italiano soprattutto da parte di PMI), mentre gli scambi di servizi si avvicinano ai 50 miliardi.  Ci sono più di 10,000 società europee a Singapore che spesso funzionano da hub per l'intera regione. Singapore ha anche accolto più investimenti diretti europei di ogni altro paese dell'area: quasi 170 miliardi. E' ovvio che come mercato di sbocco per i prodotti, la città-stato di poco meno di 6 milioni di persone non offre le stesse prospettive del Giappone né tantomeno quelle potenziali della Cina o dell'India, ma come destinazione di servizi e di investimenti ha un'importanza fondamentale e crescente.

    Ed ecco perché gli accordi con Singapore sono tre.

    Il primo è un accordo di libero scambio di "nuova generazione", ovvero un accordo che oltre a tagliare i dazi e barriere non tariffarie include anche altri capitoli come la protezione della proprietà intellettuale, gli appalti pubblici, la liberalizzazione degli investimenti e lo sviluppo sostenibile. Abbastanza simile pertanto a quello con il Giappone. Questi accordi di nuova generazione grazie ad una sentenza della Corte del Lussemburgo (investita proprio della questione relativa all'accordo con Singapore) hanno bisogno solo dell'approvazione del Consiglio UE e del Parlamento.

    Quest'ultimo lo ha approvato il 13 febbraio scorso, aprendo quindi la porta all'entrata in vigore a breve.

    Oltre a prevedere l'azzeramento dei dazi per la quasi totalità dei prodotti europei e singaporiani con il solito sistema di "phase in", il FTA si preoccupa anche di disciplinare in maniera precisa le norme di origine, lasciando comunque la flessibilità necessaria nel mondo di oggi in cui le catene del valore sono interconnesse.  Passo essenziale soprattutto per l'Europa: in un'economia di intermediazione o al massimo trasformazione come quella singaporiana è importante evitare che prodotti per esempio interamente indonesiani o malesi abusino dell'accordo di libero scambio per "travestirsi" come singaporiani.

    Il capitolo dei servizi poi è a dir poco entusiasmante per le aziende europee che si trovano aperti una serie di settori, da quello finanziario alle telecomunicazioni, ai trasporti, alla protezione dell'ambiente, e addirittura servizi postali e che saranno più libere di operare nella città-stato. Il riconoscimento reciproco di alcuni titoli professionali è anche importante per i nostri professionisti che vogliono avventurarsi nella città-stato.

    Dall'altro lato invece le aziende singaporiane si trovano ancora soggette ad una lunga serie di "eccezioni" che variano da paese membro a paese membro per la fornitura sia di servizi transfrontalieri che la costituzione di società di servizi nella UE.  Leggere le eccezioni è deprimente in quanto ci ricorda che a ormai quasi 26 anni dalla creazione del mercato unico europeo, la regolamentazione di servizi come quelli legali e contabili, i servizi immobiliari o turistici, etc. resta ancora diversa a seconda del paese membro UE. Immaginiamo quanto sia stato frustrante per i negoziatori singaporiani.

    Il secondo accordo invece ha carattere più generale di "partnership e cooperazione" che tocca vari temi, ma che è forse meno interessante per le aziende.

    Infine c'è un accordo bilaterale per la protezione degli investimenti ("EUSIPA") che sostituisce i 12 accordi attuali tra Singapore e alcuni paesi UE, ma va anche oltre creando un nuovo sistema per la risoluzione delle controversie, chiarendo cosa si intende per esempio per "trattamento equo e giusto" richiesto nei confronti dell'investitore straniero e prevedendo misure contro l'espropriazione diretta ed indiretta. Tutti principi essenziali per chi rischia il proprio capitale in un altro paese.

    Al contrario dell'accordo di libero scambio, l'EUSIPA sarà sottoposto alla ratifica dei governi nazionali, oltre che all'approvazione del Consiglio e del Parlamento Europeo (già ottenute), in quanto si ritiene non di esclusiva competenza UE.

    E questo è il "purtroppo" di cui parlavamo all'inizio, perché si rischia che qualche parlamento sovranista, per colpire comunque la UE blocchi un accordo che invece serve magari proprio a chi, sulla scorta dei benefici derivanti dall'accordo di libero scambio che entrerà in vigore a breve, decide di investire a Singapore (o in Italia).  Speriamo ovviamente che questa fosca previsione non si avvererà, ma ci sono purtroppo tutte le premesse.

    Nel frattempo, non ci resta altro che attendere con ansia i famosi "dim sum" singaporiani, ovviamente parte dell'accordo, freschi all'arrivo in Italia e pronti per essere consumati, mentre gli amici di Singapore se vogliono consumeranno prosciutto di Parma autentico, di cui hanno riconosciuto l'indicazione geografica.

  • Altro che Torino-Lione! La prima "Tav" italiana è il Buco di Viso, del 1480

    del Gruppo +EuropAlpi

    Da amanti della montagna la vicenda del tunnel di base del Moncenisio per il Treno ad Alta Velocità tra Torino e Lione ci colpisce profondamente.
    È possibile dire di amare un ammasso di rocce, prati ed alberi, volendo preservarli dall'azione antropica e nel contempo sostenere l'utilità di questa opera? Si.
    È possibile in primis grazie alla storia che lega l'uomo e le montagne, che sono sempre state luogo di isolamento e di collegamento.

    La storia è piena di aneddoti che raccontano la necessità di attraversarle, da Oetzi, l'uomo sepolto nei i ghiacciai che cercò di attraversarli quasi 5000 anni fa, ad Annibale che le attraversò con gli elefanti per conquistare Roma, fino al Buco di Viso che rappresenta un immenso patrimonio storico ancora intatto.

    Non sappiamo se esso sia stato il primo tunnel scavato dalla specie umana per facilitare il transito da una parte all'altra di una montagna, ma è stato sicuramente uno dei primi e più importanti d'Italia.

    Fu ultimato nel 1480 sul monte Granero a fianco del Monviso per far passare il sale italiano in Francia.
    I detrattori dell'epoca sostenevano che fosse inutile, addirittura c'era chi confondeva discorsi diversi tirando in ballo gli effetti dannosi del sale sulle arterie...

    La verità è che il Buco del Viso serviva eccome, così come il sale, indispensabile per conservare i cibi a lungo.

    Da allora la società civile ha cercato in ogni modo di sviluppare una migliore viabilità tra le montagne che separavano città e stati, raggiungendo risultati di ingegneria e bellezza assoluti, come il Passo dello Stelvio, il più elevato d'Italia e progettato per volontà dell'imperatore d'Austria nel XVIII secolo.
    Con l'avvenuta della mobilità ferroviaria gli stati nazionali e le società private hanno saputo costruire tragitti sempre più efficienti e magnifici per il trasporto di merci o persone, come ben evidente in Svizzera con i famosi Treni Rossi e del Jungfraujoch [2], che attraversa le rocce dei monti Mönch ed Eiger.

    Sono passati più di 100 anni da allora e le Alpi entro il 2028 verranno attraversate in direzione nord - sud da tre importanti direttrici ferroviarie ad alta velocità, attraverso il costituendo tunnel di base del Brennero, ed i già costituiti tunnel di base del Gottardo e del Lötschberg, questi ultimi approvati ben 25 anni fa dai cittadini svizzeri grazie al progetto AlpTransit [3], mediante un referendum atto a disincentivare il traffico merci su gomma.

    Non possiamo restare a guardare questa politica che per anni ha assecondato le volontà poco lungimiranti di popolazioni locali, sfavorendo una rapida ultimazione dell'opera, che oggi viene minacciata di essere bloccata del tutto.

    Voler migliorare la vita delle persone costruendo qualcosa di utile non significa non rispettare la montagna.
    Il rispetto per la montagna sta nell'ingegno e nella tecnica, nel fare un lavoro ben fatto ed utile piuttosto che nel vergognarci di voler vivere meglio.

  • Riforme per la competitività e controllo dei conti. La sfida di +Europa

    di Benedetto Della Vedova

    Ieri il Presidente del Consiglio Conte ha ribadito che il Governo non intende presentare una manovra correttiva dei conti pubblici nelle prossime settimane. Certo, in una fase pericolosamente recessiva interventi restrittivi andrebbero evitati. Il punto, però, è un altro: dopo nemmeno due mesi il deficit del 2% previsto nella legge di stabilità per il 2019 sembra già una chimera irraggiungibile. Il Governo potrà resistere alle richieste dell ‘Ue, ma non alle pressioni dei mercati finanziari di fronte a prospettiva di un deficit fuori controllo già per l’anno in corso e alla previsione di misure draconiane per contenere quello del 2020. Lo spread che resta stabilmente sopra i 250 punti è il segnale di un rischio paese ancora consistente e rende l’Italia molto fragile. Conte sta scommettendo su un secondo semestre molto positivo, di cui nessuno, tranne lui, vede un barlume di possibilità.

    Di fronte a questo, il Governo non dichiara alcuna strategia per la crescita, promette investimenti e blocca la Tav; estende il fatturato per il regime di favore per le partire Iva ma aumenta il carico fiscale per le imprese: è preoccupato per l’export ma si appresta a bloccare il Ceta; attacca e demonizza l’Ue senza alcuna strategia di alleanze per promuovere nuove regole comuni adatte alla situazione italiana, sull’economia come sui migranti; i grandi temi della riconversione ecologica e della trasformazione digitale dell’industria e della società sono lasciati alle imprese, senza una visione pubblica; formazione, ricerca ed innovazione restano residuali.

    In queste condizioni dove in Europa il Pil cala, in Italia crolla.

    La strategia nazional populista sull’economia e sui conti pubblici sembra sempre più quella del tanto peggio tanto meglio, volta allo scontro con l’Unione europea cui si cercherà di attribuire una crisi drammatica, tutta cucinata in casa gialloverde in chiave di responsabilità ed omissioni, che arriverà se non nelle prossime settimane nei prossimi mesi.

    A partire da questa campagna elettorale per le elezioni europee, il programma di +Europa offrirà una alternativa possibile e praticabile, per un’Italia protagonista in Europa, che non si chiude in un nazionalismo autolesionista e accetti la sfida della competitività con le riforme e il controllo dei conti.