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  • Emma a Repubblica: "Il decreto Salvini è autolesionista, aumenterà l’esercito degli irregolari"

    Emma Bonino, l'effetto della legge sulla sicurezza è già di circa 40 mila espulsioni. Le sembra una cifra verosimile?

    "Attenzione, questi migranti vengono espulsi non dall'Italia, ma dal sistema di protezione, quindi semplicemente mandati per strada. Questa è una legge autolesionista. Noi abbiamo già 500 mila irregolari che nessuno riuscirà mai a espellere, neppure Salvini... PER LEGGERE L'INTERVISTA INTERA CLICCA QUI

  • published Terra Chiama +Europa Risponde. Il programma. in News 2022-02-01 14:28:35 +0100

    Terra Chiama +Europa Risponde. Il programma.

    Terra chiama – + Europa risponde è un evento nazionale che +Europa organizza all’indomani della Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico di Katowice (Polonia) dove i grandi della Terra discuteranno di inquinamento e cambiamento climatico a livello globale. Dopo l’uscita degli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi nel giugno 2017, l’approccio multilaterale alla riduzione delle emissioni nocive per l’ambiente è stato sostanzialmente rimesso in discussione, mentre la situazione a livello globale non è migliorata sensibilmente. Il 6 ottobre di quest’anno, il Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico ha messo in evidenza le conseguenze drammatiche di un riscaldamento globale che eccedesse i parametri di Parigi (un aumento medio non superiore a 1,5 C° rispetto al livello preindustriale), non solo per ambiente e clima, ma anche in termini di disponibilità alimentare, crescenti livelli di povertà e conseguente mobilità umana.

    L’obiettivo dell’incontro è quello di contribuire a una riflessione che porti l’Unione europea, e con essa l’Italia, a farsi prima promotrice degli strumenti di politica pubblica adatti a intercettare quella che, sia a livello mondiale sia locale, tarda a diventare una definitiva priorità politica del 21° secolo.

    +Europa ha posto come suoi valori fondanti la fedeltà al progetto europeo e la razionalità scientifica, per questo si impegna a sviluppare una risposta autorevole alle sfide ambientali, grazie al dialogo continuo con gli scienziati e il rilancio di un approccio multilaterale, sia in sede europea che globale.

    La convention servirà anche ad arricchire il programma ambientale di +Europa, al fine di suggerire nuove politiche pubbliche in materia ambientale a vari livelli, inclusa l’elaborazione del bilancio comunitario per il 2020-2027 e l’efficientamento della spesa dei fondi europei di rilievo a livello locale.

     

    PROGRAMMA 

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    9.30 Registrazione

    10.00 Introduzione- Costanza Hermanin & Emanuele Pinelli, +Europa

    10.20 Cambiamenti Climatici e COP24 Katowice - Roberto Buizza, Centro Federato sul Clima – Scuola SuperioreSant’Anna – videointervento

    Conduce: Stefania Campogianni

     

    Panels

    10.30 – 11.45

    Ampio respiro: Ridurre le emissioni. Tra energia rinnovabile, consumo del suolo, trasporto elettrico e revisione delle reti

    • Giacomo Dachille, Netplan management Consulting
    • Luca Bergamaschi, Istituto Affari Internazionali, E3G
    • Ernesto Fino, Sogesid Spa., Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

    Modera: Francesca Mercanti, +Europa

    11.45 – 13.00

    End of Waste: Realizzare un’economia circolare sostenibile. Tecnologie e biomateriali disponibili, policy necessarie.

    • Valeria Frittelloni, ISPRA
    • Edoardo Zanchini, Legambiente
    • Eleonora Rizzuto, Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare

    Modera: Andrea Salimbeni, +Europa

     

    13.00 -14.00

    Segnali di un’economia green: fisco ecologico e riorganizzazione degli incentivi.

    • Gionata Castaldi (economista ambientale, Sogesid presso Ministero dell'Ambiente)
    • Federica Sabbati (segretario generale European Heating Industry)

    Modera: Michele Governatori, +Europa

     

    PAUSA

     

    15.00

    • Sintesi - Emanuele Pinelli, +Europa
    • Perché creare +EuropaAmbiente -Filippo Foppoli – videointervento
    • Sviluppo e ambiente: la sfida ecologica è una sfida tecnologica- Giordano Masini, +Europa

     

    15.30- 17:20

    Ambiente e sostenibilità: obiettivi e proposte per l’Europa

    • Andrea Mazziotti (+Europa)
    • Enrico Giovannini (portavoce, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile)
    • Monica Frassoni (co-presidente, European Green Party)
    • Elena Grandi (co- portavoce, Federazione dei Verdi)
    • Marco Cappato (+Europa)
    • Vincenza Labriola (Forza Italia)
    • Michele Governatori (+Europa)

    Modera: Costanza Hermanin, +Europa

     

    17.20

    Conclusioni: Per un’Europa +Ambientalista - Benedetto Della Vedova, coordinatore di +Europa.

     

          CHIUSURA EVENTO

     

     

     

  • Sulle orme di Jean Monnet, qualche proposta per l’Ue

    Chi vuole difendere le istituzioni dell'Ue dall'attacco sovranista e favorirne l'evoluzione in senso più federale e democratico, deve seguire l'insegnamento di Jean Monnet, che diffidava della logica del "tutto o niente" e ha sempre lavorato per riforme che, una volta realizzate, avrebbero comportato un cambiamento del contesto politico e istituzionale europeo, favorendo ulteriori passi sulla strada dell'integrazione.

    Con questo spirito, abbiamo provato a sviluppare alcune proposte "per l'Europa", che comporterebbero obiettivi passi avanti per la costruzione europea, sia in termini di democraticità, sia in termini di efficacia, sia in termini di riconoscimento e “appropriazione” culturale del suo ruolo da parte dei cittadini europei.

    La prima proposta è relativa alla trasformazione del Consiglio dell'Unione europea (cioè del Consiglio dei ministri degli stati) in un vero Senato europeo, per coinvolgere più responsabilmente i paesi membri nel processo legislativo europeo ed evitare che essi trovino rappresentanza nel solo Consiglio europeo (dei capi di stato e di governo), che rischia ormai di diventare una sorta di "contro-potere" delle istituzioni Ue.

    La seconda proposta riguarda la costruzione del primo segmento di un esercito comune e comunitario, sottoposto all’autorità delle istituzioni europee, (in un’ottica di complementarità, non di “indipendenza” rispetto agli eserciti nazionali e alla Nato), che ci sembra una premessa indispensabile (e non, come molti pensano, una conseguenza) dell’avvio di una vera politica estera comune.

    La terza proposta è quella di eleggere il Presidente della Commissione a suffragio universale diretto. Si tratta anche dell’unico modo per chiudere una battaglia senza senso tra il Consiglio europeo e il Parlamento su chi debba avere l’ultima parola sulla scelta del Presidente della Commissione, visto che in un sistema istituzionale in cui la cui legittimazione poggia tanto sugli stati membri quanto sui rappresentanti dei cittadini europei, né gli uni né gli altri possono pensare di imporre il proprio candidato.

    La quarta proposta riguarda l'istituzione di una TV pubblica europea, forse la sola Tv pubblica di cui oggi sarebbe giustificato il ruolo in Europa, di certo l'unica di cui si avverte una vera esigenza politica, per arginare il contagio sovranista, che che le TV nazionali di molti paesi Ue ormai deliberatamente diffondono con un'informazione addomesticata e scadente, da cui esce un'immagine dell'Unione costantemente contraffatta per esigenze di propaganda.

    Questo è il documento riassuntivo http://www.leuropeen.eu/2018/11/21/sulle-orme-di-jean-monnet-qualche-proposta-per-lue/. Nei seguenti link è disponibile anche il testo delle quattro proposte, che sono presentate in forma di petizione al Parlamento europeo, ma che possono ovviamente essere oggetto di altri tipi di iniziativa.

    1. Trasformazione del Consiglio in un Senato europeo: proposta di petizione al Parlamento Europeo http://www.leuropeen.eu/2018/11/21/trasformazione-del-consiglio-in-un-senato-europeo/

    2. Difesa dell’Europa : un esercito comune per l’UE: proposta di petizione al Parlamento Europeo http://www.leuropeen.eu/2018/11/21/un-esercito-europeo-comune/

    3. Elezione diretta del Presidente de la Commissione europea: proposta di petizione al Parlamento Europeo http://www.leuropeen.eu/2018/11/21/elezione-diretta-del-presidente-della-commissione/

    4. Istituzione di una TV pubblica europea: proposta di petizione al Parlamento Europeo http://www.leuropeen.eu/2018/11/21/una-televisione-pubblica-europea/

  • Francia e Italia: dall'Ue due pesi e due misure? L'ennesima fake news

    di Piercamillo Falasca

    Perché la Francia può sforare il 3% di deficit/Pil per il 2019 e l’Italia no? Non perché Pierre Moscovici sia francese o perché la Commissione Europea faccia favoritismi, come qualcuno in Italia vuol far credere con la solita dose di complottismo, lamentazioni e fake news.

    La differenza sta nelle diverse condizioni economiche e strutturali dei due Paesi. La Francia ha un debito al 97 per cento del Pil, l’Italia al 130 per cento. La Francia ha un “deficit strutturale” inferiore a quello italiano, cioè un deficit aggiustato per il ciclo economico, al netto delle misure “una tantum”, più basso di quello del nostro Paese. La Francia non è finanziariamente sana, ma l’Italia lo è purtroppo ancora meno.

    C’è poi da aggiungere un elemento: la regola del 3% non è assoluta. Era uno dei criteri del Trattato di Maastricht, ma nel corso degli anni i criteri di stabilità finanziaria dei paesi dell’area euro sono diventati più dettagliati, tanto che oggi ogni paese discute con la Commissione europea e accetta un piano di condizioni e impegni sulla base delle sue esigenze specifiche e della sua condizione economica.

    Oltre le regole europee, c'è poi una regola chiamata "realtà". Un paese troppo indebitato fa ancora più fatica a contrarre altro debito, a convincere i potenziali investitori a comprare i suoi titoli di Stato. Oggi lo spread italiano è superiore a quello francese perché l'Italia è purtroppo considerata meno credibile come debitore. Dunque non possiamo paragonarci alla Francia, che pure ha i suoi problemi (per chi vuole approfondire, suggeriamo questo articolo dettagliato di Strade).

  • Emma Bonino: "L'attacco alla cultura dei diritti umani è il vero rischio per la democrazia europea"

    di Emma Bonino

    Il settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani cade quest’anno in un mondo in cui, a varie latitudini, si affermano, anche democraticamente, forze politiche che disprezzano la garanzia delle libertà fondamentali come un lusso che le società non possono più permettersi, di fronte alle minacce che mettono a rischio la loro sicurezza.

    L’illusione che lo Stato e le istituzioni possano essere più efficienti e rispondere meglio agli interessi dei cittadini sacrificando il rispetto dei diritti umani è un vero 'pericolo esistenziale' per la democrazia occidentale e in particolare per le democrazie europee.

    È la medesima illusione che nello scorso secolo ha aperto le porte ai totalitarismi di destra e di sinistra nel cuore della vecchia Europa divisa da ostilità nazionaliste.

    L’Unione europea, con i suoi trattati, le sue norme e le sue istituzioni politiche e giurisdizionali  è la costruzione storica che ha concretamente dimostrato come la tutela delle libertà fondamentali sia un essenziale fattore di sviluppo economico, di progresso civile e di coesione sociale.

    Deve quindi impegnarsi a fare passi avanti, e non, come rischia, passi indietro su questo terreno, incalzata dal populismo sovranista. I diritti umani e l’Ue sono nel mirino degli stessi nemici.

    Quindi  la promozione dell’Ue e quella dei diritti umani sono due facce della stessa medaglia, due aspetti del medesimo impegno politico per chi ha cuore la causa della libertà politica.

  • Verso il Congresso: il consiglio di +Europa si allarga con 14 nuovi membri. Ecco chi sono

    Si allarga il Consiglio di +Europa con quattordici nuovi membri, scelti con voto unanime tra personalità del mondo della politica, dell’associazionismo, dell’accademia, della cultura e del lavoro: i 32 componenti del Consiglio di +Eu avranno ora il compito di guidare il movimento fondato da Emma Bonino fino al congresso del 25-26-27 gennaio 2019.

    I nuovi membri, che si aggiungono agli attuali 18 dirigenti e che con essi presiederanno il congresso, sono: il capogruppo dell’ALDE al Parlamento Europeo Guy Verhofstadt, il generale Vincenzo Camporini(già capo di stato maggiore dell’esercito italiano), Antonio Russo (terzo settore), Maria Grazia Guida (presidente Amici Casa della Carità di Milano, ex vicesindaco di Milano), Luigi Manconi (già parlamentare e presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, coordinatore Unar), Guido Vitiello(docente universitario e giornalista), Apostolos Paipais (presidente dell’VIII Municipalità di Napoli - Scampia), Costanza Hermanin (docente universitaria), Fulvio Giacomassi (già segretario confederale CISL), Stefano Rolando (docente universitario, presidente del Partito d’Azione), Olivier Dupuis (giornalista, già segretario del Partito Radicale e europarlamentare), Louis Godart (docente universitario e consigliere per la conservazione del patrimonio artistico del Presidente della Repubblica), Luigi Scarola (scrittore, coautore con Romano Prodi del libro “Il piano inclinato”), Cristiana Alicata(dirigente industriale).

  • Emma al Foglio: +Europa ha messo solide radici. E ora cresciamo

    Al direttore - Fare politica in questo particolare frangente è molto difficile per chi prova ad avere una visione di non cortissimo raggio. Rispondere a tutte le sollecitazioni, certo, giorno per giorno, ma anche costruire per il lungo periodo, dare corpo a una visione adeguata e lungimirante, alternativa a quella dominante, essere impopolari – come diceva Marco Pannella – pur di non essere antipopolari e correndo pure il rischio di diventare invisibili. Non ce la stiamo cavando troppo male, noi di +Europa, in tutto questo. Clicca qui per continuare a leggere la lettera di Emma Bonino al Foglio

  • Il family planning come risposta alla bomba demografica e al cambiamento climatico

    di Michele Usuelli

    Ogni anno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 214 milioni di donne di paesi poveri e ad alta fertilità rimangono incinte senza desiderarlo, non avendo accesso alla medicina contraccettiva, pur conoscendone l’esistenza.

    L’inaccessibilità agli strumenti di family planning contribuisce ad allargare il perimetro di questa barbarica violazione dei diritti umani, aumentando il rischio di aborto clandestino, di mortalità materno-neonatale e portando ad una crescita insostenibile della popolazione mondiale.

    La riduzione del tasso di fertilità nei paesi a risorse limitate tramite l’aumento della prevalenza contraccettiva, intesa come la distribuzione della totalità dei presidi contraccettivi, è la chiave per disinnescare la bomba demografica.

    Gli strumenti per raggiungere questo fondamentale obiettivo intergenerazionale sono già conosciuti e parzialmente praticati tramite l’implementazione di strategie comuni che vanno ad incidere sul dividendo demografico: per quanto un paese aumenti il suo PIL, non migliorerà mai la qualità di vita dei suoi cittadini che crescono più del PIL.

    Garantire l’accesso alla medicina contraccettiva non si limita a tutelare i diritti sessuali e riproduttivi delle donne, ma incide sulle principali cause di disuguaglianza, instabilità, conflitto mondiale, senza considerare che la sovrappopolazione rappresenta una delle cause delle migrazioni.

    Di fronte ai dati sul cambiamento climatico forniti dalle Nazioni Unite, non si può continuare ad ignorare che i fattori che più hanno contribuito all’aumento esponenziale delle emissioni inquinanti negli ultimi decenni siano stati proprio la crescita della popolazione globale e delle emissioni pro-capite.

    La riduzione del tasso di fertilità va quindi a incidere anche sull’impronta ecologica e sulla biocapacità dell’ecosistema, ovvero la capacità di rigenerazione delle risorse naturali del pianeta. Dal 1970 ad oggi il fabbisogno umano di risorse naturali eccede la capacità rigenerativa della Terra: siamo tutti chiamati a una scelta.

    +Europa deve diventare protagonista di questa battaglia epocale, non solo inserendola nella propria agenda ma ponendosi come catalizzatore dell’azione politica in chiave transnazionale.

    Insieme agli scienziati ospiti della conferenza internazionale “Bomba demografica e politiche contraccettive nei Paesi a limitate risorse”, durante il Congresso dell’Associazione Luca Coscioni 2018, abbiamo iniziato una call to action rivolta ai leader politici mondiali con la richiesta di produrre leggi sul controllo demografico che favoriscano la pianificazione familiare volontaria. Gli stessi obiettivi politici sono stati portati al Congresso ALDE di Madrid attraverso la mozione Overpopulation and family planning: setting a new agenda approvata con il 90% dei voti.

    Le prossime settimane ci vedranno protagonisti di un percorso congressuale che ci porterà al rilancio di +Europa come partito politico e all’avvio della campagna elettorale in vista delle elezioni politiche europee: il momento storico è cruciale, non facciamoci trovare impreparati.

  • Emma Bonino al Corriere: "Antonio Megalizzi, un vero cittadino che amava l'Europa"

    «Antonio è un eroe europeo».
    Emma Bonino, non è da lei usare toni enfatici...
    «Infatti non è enfasi, è la verità. Questo ragazzo raccontava da vicino e con passione le istituzioni e la politica dentro le istituzioni europee. Magari potessero essere più conosciute»....

    Continua a leggere l'intervista di Emma Bonino al Corriere della Sera qui

  • published L'Europa deve fare di necessità virtù in News 2022-02-01 14:28:31 +0100

    L'Europa deve fare di necessità virtù

    di Francesco Franco

    Quando mi sono avvicinato a quello che era l’embrione di #PiùEuropa alla fonderia napoleonica di Milano nel 2016 l’ho fatto perché volevo partecipare alla costruzione di un’Italia più #Europea.

    Ho continuato a restare vicino a Più Europa durante la compagna per le elezioni politiche perché so, e molti come me sanno, che né il reddito di cittadinanza né l'eliminazione di una politica di investimenti nelle infrastrutture (#TAV e #TAP) assicureranno da sole lo sviluppo economico del Paese.

    Soprattutto penso che Più Europa serva e debba dare una risposta a quei 30.000 che si sono radunati a Torino sabato 10 novembre. Coloro che sono convenuti in quella piazza lo hanno fatto perché richiedono alle forze politiche di mettere in atto piani volti al sostegno del #lavoro e della crescita economica del Paese.

    L’Italia più Europea a cui aspiro potrebbe garantire la #crescita e lo #sviluppo economico, se perseguisse la via di fare delle attuali istituzioni UE una “potenza pubblica” federale o pre-federale. Il che potrebbe accadere se ai cittadini europei fosse riconosciuto, tramite il Parlamento europeo, il diritto di decidere dove destinare le risorse di una linea del bilancio UE per l’eurozona alimentata da un prelievo fiscale sulle cifre d’affari superiori a 10 miliardi di Euro realizzate in Europa dai giganti del web.

    Un piccolo provvedimento (tipicamente monettiano, dunque spartiacque) la cui adozione, consentendo di incrementare le risorse UE al di là del misero 1% del PIL UE, rimetterebbe in marcia il meccanismo della #fraternità fra europei.
    Il Governo in carica, invece, persegue fini di breve termine e politiche elettoralistiche. I disegni illiberali del governo stanno ponendo le premesse per una grave crisi.

    Il 4 marzo 2018 si è affermata la visione di coloro che ci preferiscono privi di sovranità. L’Italia è già ridotta al rango di stato incapace di fornire i beni pubblici della sostenibilità ambientale, della difesa e più in generale di governare i processi internazionali. In una parola è ridotta a semplice stato nazionale (cioè a una scialuppa con cui pretendere di affrontare il mare in tempesta). La Gran Bretagna, che ha iniziato il processo del cambiamento nel 2016, sta andando incontro a questo destino.
    Un’Italia più europea assicurerebbe invece lo sviluppo economico ed il lavoro se, oltre alla messa in comune della moneta, avvenuta nel 2001 con la circolazione dell’Euro, si farà partigiana anche della messa in comune della politica #fiscale e di bilancio degli Stati dell’eurozona.

    Dal 2008 questa politica è surrogata da una serie di regole e parametri obbligatori che limitano ed incanalano, come un letto di Procuste, le politiche di bilancio dei governi nazionali.

    Sono parametri chiaramente insufficienti ad assicurare la #solidarietà fra governi che condividono la stessa moneta e da cui traggono origine alcune gravi distorsioni della concorrenza, come le forti eccedenze nella bilancia dei pagamenti tedeschi e l’utilizzo delle economie UE più deboli - come quelle bulgara, polacca, slovacca ed ungherese - per produrre beni (ad es. automobili) a costi orari della manodopera comparabili con quelli dei paesi poverissimi del terzo mondo ed esportarli verso i paesi terzi, in dumping salariale, sfruttando opportunamente gli accordi commerciali UE. E questo per non subire, in molti casi, dei dazi come verso gli Stati Uniti, o sopportarne quote molto ridotte.

    L’emergere di movimenti che intendono rimettere per intero in discussione il lungo processo di pacificazione e sviluppo economico della penisola europea riportandola all’inizio del processo (anni ‘50) si contrasta anche costruendo un’Italia che, contando di più, contribuisca a dare una risposta politica a queste distorsioni.

  • published Alitalia in bolletta?  in News 2022-02-01 14:28:30 +0100

    Alitalia in bolletta? 

    dal blog Derrik Energia di Michele Governatori

    Utili e angoscianti le parole di Draghi che inaugurando il 15 dicembre 2018 l’anno accademico della scuola superiore Sant’Anna di Pisa ha ricordato come la spesa pubblica in particolare degli anni ’80 pesi su chi oggi e nei prossimi decenni pagherà le tasse e fruirà di meno welfare.

    Oggi che il debito è alle stelle, spostare i costi ulteriormente in avanti è meno fattibile. Anche per questo qualunque trucco per fare nuovo debito pubblico in modo creativo e non monitorato è allettante. Anni fa la tecnica fu la vendita alle banche da parte di amministrazioni locali e centrale di derivati sui tassi d’interesse che permettevano un introito istantaneo a fronte di un rischio pubblico sui tassi futuri, ma poi – anche se a danno ormai fatto - per fortuna le regole dei bilanci sono diventate più attente a questi aspetti.

    Gli ascoltatori di Derrick sanno che il mondo delle bollette soprattutto elettriche ha componenti che riguardano politiche legate non sempre direttamente al mondo dell’energia e che invece afferiscono alla cosiddetta politica industriale o al welfare.

    Le bollette possono anche essere usate per fare debito nascosto. Per esempio, un’autorità dell’energia che decide di congelare aumenti tariffari legati a condizioni di mercato sta di fatto accendendo un debito a carico delle bollette future per evitare un aumento di quelle presenti. Un’operazione finanziaria certamente dubbia, perché sfugge a qualunque regola di controllo sul debito pubblico pur trattandosi di parafiscalità, ma pur sempre un’operazione all’interno del mondo delle partite regolate per legge attraverso le bollette.

    Ma può succedere, e ogni tanto succede, anche una cosa molto più inquietante e arbitraria: che liquidità presente nel sistema dei conguagli delle bollette sia forzosamente sottratta per coprire poste del sistema fiscale vero e proprio.

    E qui arriviamo al caso d’attualità: un articolo apparso su Quotidiano Energia il 13 dicembre 2018 racconta che la bozza del DL “semplificazioni” approvato dal Consiglio dei Ministri prevede che il rimborso del prestito ponte da 900 milioni più interessi ad Alitalia sia coperto da un versamento da parte della Csea a favore del conto corrente di tesoreria centrale. La Csea, appunto, è la cassa che fa i conguagli delle partite parafiscali (e anche altre) delle bollette.

    Ora. se i più smaliziati degli ascoltatori di Derrick già temono – salvo provvido intervento dell’Antitrust – di pagare il salvataggio pubblico di Alitalia anche con biglietti del treno più alti vista la costituzione di un quasi monopolista pubblico dei trasporti terra-aria, scommetto che pochi immaginavano il rischio di pagarlo anche in bolletta.

  • Emma sulla manovra: procedura kafkiana per una legge farlocca. Grave irrilevanza Parlamento

    Intervista a Emma Bonino ieri su Radio Radicale

    "Tutta la procedura della legge di bilancio è stata kafkiana. Siamo arrivati a votare alla Camera una fiducia farlocca su una legge che non c’era, ci viene mandata al Senato, le commissioni hanno lavorato su un testo sapendo che non sarebbe stato quello definitivo. Ho rifiutato di prendere parte al dibattito per decenza: discutere di una cosa che non c’era mi è sembrato eccessivo. Da ieri la situazione è cambiata ancora: dopo due Capigruppo in Senato abbiamo avuto la disponibilità del Presidente Conte, che verrà a riferire in aula e, finalmente, il maxiemendamento verrà presentato in Commissione. Nei giorni scorsi, leggevamo sui giornali che stava andando avanti un negoziato con Bruxelles e noi eravamo sospesi senza sapere su cosa dovevamo discutere. Spero oggi si dimostri che il Parlamento e il suo ruolo non sono irrilevanti. Sarebbe un precedente inaccettabile e un danno irrimediabile per la democrazia. Non lo dico solo ai parlamentari dell’opposizione, ma anche a quelli di maggioranza, trattati come dei pigia bottoni che devono informarsi la mattina su Facebook".

  • Usuelli: dal governatore della Lombardia Fontana un milione per la contraccezione in Africa

    La Regione Lombardia, su proposta del consigliere Michele Usuelli  del Gruppo  +Europa con Emma Bonino, si è impegnata a stanziare un milione di euro da destinare a UNFPA , l'agenzia delle Nazioni Unite sulla popolazione, al fine di promuovere interventi di family planning, in particolare la distribuzione di  contraccettivi  a lunga durata, nei Paesi prioritari per il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale con un tasso di fertilità maggiore di quattro figli per donna.

    “Nel 2050 il continente africano ospiterà nelle sole Nigeria e Repubblica Democratica del Congo il 40% dei poveri del mondo, non esiste crescita del PIL in grado di produrre benessere per una popolazione che aumenta più velocemente della ricchezza. La crescita sostenibile passa quindi necessariamente da politiche che tutelino il diritto sessuale e riproduttivo delle donne di scegliere il numero di figli all’interno della propria famiglia. Oggi ci siamo adoperati nella consapevolezza che la pianificazione familiare su base volontaria sia uno degli strumenti più efficaci attraverso cui disinnescare la bomba demografica che origina guerre, fame, carestie, perdita di biodiversità e cambiamenti climatici e solo di conseguenza flussi migratori. Le nostre Istituzioni saranno chiamate ad occuparsi dello sviluppo africano sempre più frequentemente, Regione Lombardia ieri lo ha fatto puntando sulla sostenibilità” dichiara Usuelli soddisfatto della votazione.

    Nelle scorse settimane +Europa ha incontrato la Giunta di Attilio Fontana proprio per sottoporre all’attenzione del Presidente una proposta human rights based che servisse “ad aiutarli a casa loro” concretamente, proprio come auspicato di recente da Emma Bonino sulle pagine del Rolling Stone.

  • Manovra: "Il più grave attacco alla democrazia". L'appassionato intervento di Emma in Senato

    "Intervengo con grandissimo disagio, il disagio di chi per cultura, tradizione e pratica ha fatto del rispetto delle istituzioni il punto cardine della propria attività politica. Oggi compite un ulteriore, grave attacco, il più grave della storia della nostra Repubblica, alla democrazia rappresentativa, alla Costituzione, all'ordinamento liberale così come, seppure imperfetto, lo abbiamo conosciuto in questi anni. Che il Parlamento sia umiliato, esautorato, ridotto all'irrilevanza, direi quasi alla farsa, non è un trofeo del quale andare orgogliosi, non è un vulnus all'opposizione. E' una ferita grave a tutti, al Paese e alla democrazia. Dopo tanto fracasso, tanta volgarità, tanto diprezzo per le istituzioni internazionali e non, una penosa e silenziosa retromarcia. Ed è bizzarro che un governo così sovranista, un governo 'prima gli italiani' poi si faccia dettare, dettaglio per dettaglio, la manovra dalle istituzioni europee. Voi ci passate addosso come rulli compressori ma vedrete, vi serviranno anche a voi le istituzioni, un giorno. Ne ho visti altri passare ed andare, ma quello che resta sono gli equilibri di potere tra i vari ruoli".

  • Regione Lazio: con emendamento +Europa 600mila euro per correggere danni Decreto Sicurezza

    di Alessandro Capriccioli

    Stanotte il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato un mio emendamento al bilancio che stanzia, per i prossimi due anni, 600mila euro da destinare alla seconda accoglienza e all'integrazione dei migranti vulnerabili che il decreto sicurezza mette scelleratamente in mezzo alla strada.

    Dopo l'entrata in vigore del decreto Salvini, com'è noto, non verrà più garantita la seconda accoglienza negli Sprar ai titolari di protezione umanitaria, e in questo modo migliaia di persone in condizioni di particolare fragilità sociale (tra cui vittime di violenza, tratta e tortura, donne con bambini) sono destinate, come già sta accadendo, a restare senza alcuna accoglienza pur avendo un titolo di soggiorno.

    Questo, come abbiamo più volte ribadito, provocherà immancabilmente marginalità sociale, precarietà e quindi insicurezza: è dunque di fondamentale importanza il fatto che a partire da oggi, grazie all'emendamento da noi proposto e approvato dal Consiglio, la Regione Lazio potrà consentire a tante persone di proseguire il percorso di inserimento nei nostri territori e l'effettiva inclusione nel nostro tessuto sociale, rimborsando le spese per i servizi che con il decreto sicurezza vengono  loro preclusi, in modo che l'impatto di questa legge ingiusta sia attenuato, almeno nel Lazio.

    Sono convinto che si tratti del miglior antidoto all'approccio securitario di questo governo, di un aiuto concreto ai sindaci della nostra regione e di un importantissimo segnale di resistenza civile e politica a fianco dei territori da parte della giunta Zingaretti: mi auguro che altre regioni seguano questo esempio, per continuare a sostenere le buone pratiche di accoglienza anche in questo momento drammatico.

  • Convocato il congresso: dal 25 al 27 gennaio a Milano

    Il coordinatore Benedetto Della Vedova ha ufficialmente convocato il congresso di +Europa!

    Ecco il testo della sua lettera.


    Cari iscritti,
    dopo il proficuo lavoro di questi mesi, con  grandissima soddisfazione posso dare l’annuncio che voi, con me, aspettavate. 

    Ai sensi del Regolamento adottato dal Consiglio, convoco il primo Congresso di +Europa per i giorni 25-26-27 gennaio a Milano, presso l’Hotel Marriott in via Washington 66.

    I lavori prenderanno il via nel primo pomeriggio di venerdì 25 e termineranno, comprese le operazioni di voto e scrutinio, nel pomeriggio di domenica 27.
    Dettagli organizzativi e regolamentari verranno comunicati in seguito.

    A ieri, 21 dicembre, le quote di iscrizione incassate erano ben oltre le 2.000; nei prossimi giorni sarà la Commissione di garanzia congressuale a stabilire le procedure con cui gli iscritti assenti potranno delegare a rappresentarli un iscritto presente. In ogni caso, nessun partecipante al Congresso potrà ricevere più di una delega.

    Tutti insieme ci siamo conquistati questo Congresso, ripartendo dopo il risultato delle elezioni politiche senza cedere allo scetticismo. Forti della convinzione che oggi è nel nome di una Europa federale, più forte e coesa, che si deve costruire l’alternativa politica della libertà, dei diritti e dello Stato di diritto. 

    A questo proposito, credo di poter ringraziare anche da qui, a nome vostro, Emma Bonino per la splendida battaglia che ha condotto e conduce in queste ore in Senato, affinché nessuno possa dire di non aver compreso la grave umiliazione inflitta al Parlamento italiano.

    Benedetto Della Vedova

  • published Più parità di genere per +Europa in News 2022-02-01 14:28:27 +0100

    Più parità di genere per +Europa

    Una riflessione per il programma e il futuro del partito

    Promossa da Anna Maria Zanetti

    Invito alla sottoscrizione

    La situazione delle donne italiane - tutte, le più giovani e più istruite, le donne mature e quelle anziane, che vivano al Nord o al Sud - mostra ancora disparità evidenti in tutti i settori: in famiglia, nel lavoro, nei media, nella politica, nelle istituzioni e nella salute.
    La parità di genere è ancora lungi dall’affermarsi anche in tanti altri paesi d’Europa, pur essendo stata l’UE il primo campione della parità salariale. Tuttavia, l’Italia si posiziona all’82esimo posto su 144 paesi rispetto all’Indice Globale di Parità di Genere, ed è agli ultimi posti della classifica Europea, prima solo di Malta e Cipro.
    A fronte della leadership carismatica di Emma Bonino, anche il nostro partito, oltre a tutti gli altri, continua a sottovalutare il divario e questa asimmetria di condizioni tra donne e uomini rappresenta una delle debolezze strutturali più significative delle società contemporanee.
    Crediamo in un’Europa federalista, liberaldemocratica, ambientalista, che porti avanti il cammino dello Stato europeo dei diritti umani, civili e sociali, a partire da uguali opportunità per donne e minoranze. Queste condizioni sono la base imprescindibile per le conquiste civili di tutti.
    L’Italia sembra ancora particolarmente impreparata alla presenza di donne qualificate protagoniste nella società e nella politica, cosa tanto più preoccupante in una realtà globale che alimenta movimenti reazionari e di chiusura antistorica e richiama modelli culturali e politici nazionalistici. Per la prima volta, dal 2014 a oggi, il peggioramento nella parità di retribuzione e la minor incidenza di donne in ruoli ministeriali hanno contribuito all’incremento della disparità di genere a oltre il 30%.
    Riteniamo che +Europa debba avere come riferimento le più avanzate pratiche per la promozione delle pari opportunità, per questo crediamo che il futuro di +Europa debba basarsi sui seguenti obiettivi interni e programmatici

    UN PARTITO CHE INTEGRA LA PARITÀ DI GENERE
    • +Europa promuove l’obiettivo della parità di genere effettiva (50%) dentro tutti gli organismi elettivi e rappresentativi del partito
    • +Europa sostiene le competenze delle donne di +Europa nel dibattito pubblico (presenza nei social, nei media tradizionali, nei convegni, etc.)
    • +Europa si impegna a formare le donne, soprattutto le giovani donne, ad essere parte attiva e diventare classe dirigente politica di questo partito.

    UN PARTITO CHE PROMUOVE IL DIRITTO ALLE OPPORTUNITÀ
    • +Europa promuove la parità retributiva tra uomo e donna con meccanismi di incentivo, obblighi di risultato e sanzioni alle imprese (cf. Loi Pénicaud)
    • +Europa afferma la responsabilità genitoriale condivisa tramite l’introduzione di congedi parentali ugualmente distribuiti e di un periodo di paternità obbligatoria non simbolico
    • +Europa propone misure per la condivisione paritaria del lavoro di cura (tra i genitori con figli e i componenti delle famiglie per quanto riguarda genitori e persone disabili) premiando e certificando le aziende che introducono elementi di flessibilità organizzativa a favore di chi cura
    • +Europa formula incentivi affinché le giovani donne si indirizzino verso scuole di formazione tecnico-professionale e facoltà scientifiche (STEM) intervenendo sul divario ancora presente in certi percorsi educativi e scolastici
    • +Europa è a favore di politiche attive del lavoro orientate al genere che intervengono sui livelli occupazionali delle donne da un punto di vista quantitativo e qualitativo
    • +Europa sostiene l’adozione di misure a sostegno dell’imprenditoria e dell’autoimpiego delle donne per i momenti caratterizzati da esigenze familiari particolari (gravidanza, maternità) dell’imprenditrice/lavoratrice autonoma
    • +Europa sostiene e promuove la leadership femminile nei ruoli apicali della società sia nel settore pubblico che privato, anche attraverso quote nella composizione del Governo, degli organi costituzionali (CSM, Corte Costituzionale), delle Autorità indipendenti, ecc. e politiche mirate di empowerment delle donne immigrate
    • +Europa formula un programma per il raggiungimento degli “obiettivi di Barcellona” (2002) in materia di asili nido, servizi e scuole per l’infanzia per la conciliazione dei tempi di lavoro e di vita familiare. Questi devono essere offerti almeno al 33% dei bimbi sotto i 3 anni e al 90% dei bambini tra 3 e 5 anni
    • +Europa formula proposte a sostegno della presa in considerazione del lavoro di cura al fine del calcolo pensionistico.

    LE TRE S AL FEMMINILE DI + EUROPA: SOCIALE SALUTE SESSUALITÀ
    • +Europa lavora per il riconoscimento dei figli delle coppie dello stesso sesso e il diritto all’adozione e alla filiazione dei single
    • +Europa afferma il diritto delle donne a trasmettere il proprio cognome
    • +Europa promuove ogni facilitazione per l’accesso alla procreazione medicalmente
    assistita

    • +Europa sviluppa iniziative volte alla totale rimozione di stereotipi di genere nell’educazione dei giovani, inclusi quelli che causano particolari disturbi alimentari nelle giovani donne
    • +Europa promuove politiche a sostegno sia dell’educazione sessuale, sia dell’educazione affettiva
    • +Europa si adopera per la piena applicazione della Legge 194 e la diffusione della contraccezione gratuita
    • +Europa opera per la riduzione dell’IVA dal 22 al 4% sui beni di prima necessità per la salute femminile (c.d. “Tampon tax”)
    • +Europa si impegna a garantire la mutuabilità degli antidolorifici per le specifiche circostanze riconosciute dalla medicina di genere e a sviluppare programmi per la prevenzione della violenza ostetrica
    • +Europa sostiene l’incremento dei finanziamenti ai centri antiviolenza e al fondo per gli orfani delle vittime di omicidio.
    La parità di genere fa bene alla democrazia!

    Se sei iscritto/a a +Europa sostieni l'impegno e firma anche tu. Per aderire è semplice
    scrivici a [email protected]
    oggetto: + EUROPA PER LA PARITÀ DI GENERE nel corpo della mail: inserisci il tuo nome e cognome
    Firenze, 16 dicembre 2018

    LE SOTTOSCRITTE/ I SOTTOSCRITTI

    Anna Angelini
    Miriam Artino
    Claudia Basta
    Anita Bernacchia
    Chiara Bertelli
    Ilaria Botti
    Ilaria Cagnacci
    Eva Vittoria Cammerino
    Adriana Castellano
    Nikole Ceccarelli
    Giulia Crivellini
    Paola Cossu
    Luccia Amelia Danesin
    Antonella Dragotto
    Benedetta Dentamaro
    Francesca Ferramosca
    Antonella Finazzi
    Virginia Fiume
    Roswitha Flaibani
    Diletta Gambaccini
    Sofia Garuti
    Elona Gaxha
    Costanza Hermanin
    Kaur Kamaljeet
    Chiara Maiorino
    Francesca Mercanti
    Leonardo Monaco
    Claudia Olivotti
    Giulia Pastorella
    Daniela Poggio
    Elisa Pugliese
    Virginia Puzzolo
    Claudia Stomeo
    Federica Sabbati
    Maria Serrenti
    Valentina Rao
    Elena Rizzi
    Federica Thiene
    Eva Tonello
    Valeria Troia
    Maria Moira Trombetta
    Ersilia Vaudo
    Anna Maria Zanetti
     
     

  • Per un’Italia europea serve uno shock competitivo.

    di Valerio Federico

    Per un’Italia europea serve uno shock, uno shock competitivo.

    Il crescente ritardo nello sviluppo economico accumulato dal Paese, con la sua quarantennale crisi di produttività, lo ha reso vulnerabile a qualunque crisi finanziaria, e oggi di nuovo sull’orlo di una recessione.

    Stretto nella morsa fra alto debito e bassa crescita – un unicum ormai nell’Unione Europea, giacché la Grecia stessa nel 2018 doppierà la crescita italiana – il sistema Paese ha prodotto un aumento della povertà e delle disuguaglianze, una ridotta capacità di innovazione, meno opportunità di lavoro e di impresa, salari più bassi.

    La responsabilità è da attribuire a chi fino a ieri ha governato, seppur con alcune significative differenze, rinunciando a una svolta competitiva e accontentandosi di sedersi sulle “naturali” risorse dell’imprenditoria italiana e dell’eccellente industria manifatturiera, sul risparmio delle famiglie, alternando solo deboli misure di crescita e sviluppo a tradizionali politiche di sussidi a debito, mance redistributive e mancate liberalizzazioni.

    Peggio è riuscito a fare, in soli 9 mesi, il governo in carica, riuscendo a dar vita a un vero e proprio “caso Italia” sui mercati internazionali e nell’Unione Europea, grazie a previsioni fantasiose e misure irresponsabili, finalizzate alla crescita non della produttività ma del consenso: la controriforma cd. “Quota 100“, che allarga il solco con le generazioni future e affonda i conti, ne è esempio eclatante.

    Le responsabilità, da prendersi oggi, sono, da una parte, l’agire per sconfiggere le politiche neo-nazionaliste, autarchiche, chiuse e depressive di chi governa oggi, dall’altra, di cambiare le politiche e le prassi di chi ha governato il Paese fino a ieri.

    Il malfunzionamento (per usare un eufemismo) della giustizia penale, civile e amministrativa, di gran parte dei servizi pubblici con i dissesti delle società partecipate, delle istituzioni di controllo, il crescente divario Nord-Sud, la diffusa corruzione, il calo demografico – abbinato all’irresponsabile rinuncia a canali legali di ingresso per i migranti -, le commistioni economia-politica, l’evasione fiscale, i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione a dispetto delle regole europee, l’alto costo del lavoro, il mismatch tra domanda di competenze e offerta, il ritardo tecnologico, l’eccesso di burocrazia, i mercati dalle ampie sacche di protezione, l’eccessiva pressione fiscale sulle imprese, gli insufficienti investimenti in istruzione e formazione, hanno portato l’Italia ad essere l’unico Paese europeo chedall’inizio del secolo ha il “PIL per ora lavorata”, primo indicatore di competitività, assolutamente fermo. E intanto i Paesi della zona euro – considerati al netto dell’Italia – da oltre venti anni crescono al pari degli USA per PIL pro capite, laddove il ritardo italiano si è invece quintuplicato.

    Congelare e rimodulare la spesa corrente, ridurre il debito (che è la prima ragione di  limitazione – questa sì malsana – di sovranità),ridurre le tasse sui lavoratori autonomi e sulle imprese nonché il cuneo fiscale e quindi il costo del lavoro per liberare gli investimenti privati, investire in innovazione (due terzi della crescita economica dell’Europa negli ultimi decenni sono ascrivibili all’innovazione, secondo la Commissione), istruzione, formazione, tecnologia, digitalizzazione della PA, infrastrutture materiali e immateriali e ricerca (quindi in produttività e nuovi posti di lavoro), sono misure irrinunciabili per una svolta competitiva, per creare ricchezza e redistribuirne equamente una parte a favore di chi ha meno, di chi non ha lavoro, senza mettere a rischio il bilancio pubblico e scongiurare strette sul credito per imprese e famiglie.

    Redistribuire la ricchezza che non c’è è una scorciatoia che porta a scontri sociali e generazionali; chiude le prospettive di futuro anziché ampliarle.

    Investire in ricerca e sviluppo vuol dire farlo anche in salute, salute del singolo individuo e salute complessiva della società derivante dall’aumento significativo di fonti energetiche alternative e dal contrasto effettivo al riscaldamento terrestre globale, accompagnato indivisibilmente dal sostegno alla libera ricerca scientifica.

    La scientificamente fondata tutela della salute e dell’ambiente, l’innovazione, un programma disostenibile realizzazione di infrastrutture, i diritti civili e sociali, costano, e senza crescita economica non potranno esser resi effettivi; resteranno sulla carta. Si tratta di investimenti che restituiranno, a loro volta, ampi benefici all’economia e a una migliore qualità della vita.

  • Manovra: parlamento esautorato per le solite promesse a debito

    di Benedetto Della Vedova

    La manovra di bilancio sta per essere approvata esautorando completamente il Parlamento della sua basilare funzione di controllo delle tasse prelevate ai cittadini e delle spese da esse finanziate. Ancora si dimostra che la maggioranza giallo-verde ignora e viola senza alcuno scrupolo il principio di separazione dei poteri su cui fondano le democrazie liberali.

    Per coprire questo attacco alla democrazia, Salvini e Di Maio usano questi giorni di festa per assicurare gli italiani di avere trovato la cornucopia: prepensionamenti e distribuzione a pioggia di redditi e prebende a cui non sembra corrispondere alcuna significativa contropartita (a parte qualche centinaio di milioni dalle cosiddette pensioni d’oro).

    Ma visto che la cornucopia non ci sarà, e certo non per colpa dell’Europa, l’effetto sarà una crisi da deficit fuori controllo il cui costo finanziario e politico pagheranno altri, giovani e più deboli in primis.

    Alla fine della fiera il governo del Cambiamento ripete le gesta dei peggiori governi della storia nazionale: promesse a debito e demagogia politica. Nessuna nuova strategia per un’Italia forte ed europea.

  • Perché l’ambientalismo non può che essere tecnologico e anti-sovranista

    di Giordano Masini
     
    Se è vero che le emissioni responsabili dei cambiamenti climatici in atto hanno ricominciato a crescere, è altrettanto vero che non crescono ovunque allo stesso modo.
     
    La Cina è responsabile di circa il 27 per cento delle emissioni, che sono cresciute nel 2018 di circa il 4,7 per cento. Le emissioni negli Stati Uniti rappresentano il 15 per cento del totale mondiale e nel 2018, dopo diversi anni in declino, sono aumentate di circa il 2,5 per cento. Le emissioni dell'India, che rappresentano il 7 per cento del totale mondiale, hanno continuato a crescere di circa il 6,3 per cento negli ultimi anni. Le emissioni dell'UE rappresentano il 10 per cento di quelle globali e si prevede per il 2018 un lieve calo di circa lo -0,7 per cento, ben lontano dal calo del 2 per cento all'anno nel decennio fino al 2014.
     
    In Europa, l’area più prospera del pianeta, queste hanno continuato a calare, anche se meno rispetto al passato. Proprio i ricercatori dell’Università di East Anglia e del Global Carbon Project che hanno fatto la stima delle emissioni globali che ho sintetizzato molto brutalmente, in un articolo di commento alla loro ricerca pubblicato su Nature mettono l’accento su queste differenze, e sui (moderati, per carità, ma sostanziali) motivi di ottimismo che sottendono.
     
    «Il mondo - scrivono - si sta muovendo rapidamente e in modo irrevocabile verso un sistema energetico pulito, economico e affidabile»
     
    I costi di produzione dell’energia solare sono scesi dell’80%. «Le installazioni - cito ancora - stanno crescendo. Oggi oltre il 50% della nuova capacità di produzione di energia elettrica è rinnovabile, con il raddoppio di energia eolica e solare ogni 4 anni. Nei paesi in via di sviluppo, le energie rinnovabili rappresentano ora la maggior parte della nuova generazione di energia elettrica, una svolta notevole da appena un decennio fa. Se queste tendenze continueranno, le energie rinnovabili produrranno metà dell'elettricità mondiale entro il 2030». E poi la rivoluzione, in arrivo, degli accumulatori e delle batterie: l’energia, anche quella solare ed eolica, potrà essere immagazzinata, come dimostrano esperienze promettenti in questo senso, alcune molto significative in Australia.
     
    Se c’è un riflesso condizionato dell’ambientalismo è quello di chiedere una discontinuità, addirittura una inversione del nostro modello di sviluppo. Un riflesso condizionato che risponde a distorsioni cognitive ben note: di fronte alla percezione di un pericolo epocale preferiamo cercare protezione nel passato, nel “conosciuto”, piuttosto che affidarci alle incognite del futuro.
     
    Un riflesso molto antico, se anche Tertulliano, che era un apologeta cristiano del secondo secolo dopo Cristo, parlava un po’ come parlano oggi i sostenitori della “decrescita felice”: «Siamo di peso al mondo, a stento ci bastano le risorse, e maggiori sono i bisogni, più alti sono i nostri lamenti, poiché la natura già non è in grado di sostenerci. In effetti le pestilenze, le carestie, le guerre e la rovina delle civiltà sono un giusto rimedio, uno sfoltimento del genere umano arrogante».
     
    La rivoluzione che potrà arrestare i cambiamenti climatici è, invece, una rivoluzione tecnologica. Un prodotto della diffusione della conoscenza, dell’integrazione economica e della prosperità.
     
    L’inquinamento, oltre a essere la causa dei cambiamenti climatici e di pericoli che tendiamo a percepire come lontani, è la principale causa ambientale di malattie e morti premature nel mondo. Le malattie legate all’inquinamento, tra il 2015 e il 2016, sono state responsabili di circa 9 milioni di morti premature, il 16% di tutti i decessi, tre volte più delle morti causate dall’AIDS, tubercolosi e malaria messe insieme e 15 volte più dei decessi causati da guerre e violenza.
     
    L’inquinamento è classista: «Quasi il 92% dei decessi dovuti all’inquinamento avviene nei paesi a basso o medio reddito - è il Lancet Commission on pollution and health a dirlo - e, tra tutti i Paesi, questi decessi sono prevalenti tra le minoranze e gli emarginati».
     
    La povertà - individuale o collettiva, di paesi o regioni del mondo - ci porta a inquinare, e ci rende più vulnerabili all’inquinamento, come agli effetti dei cambiamenti climatici. Questo riflesso condizionato che ci porta ad individuare nel progresso e nel benessere solo l’origine dei problemi ambientali e non la loro soluzione, effettiva o potenziale, è proprio il riflesso di cui dobbiamo liberarci. L’ambientalismo, se vuole essere una risposta adeguata alla dimensione dei problemi che vuole affrontare, deve ripartire proprio da qui. Abbiamo coniato l’hashtag #sfidalacorrente: bene, sfidiamola anche qui.
     
    Un mondo che combatte efficacemente i cambiamenti climatici è un mondo interconnesso, un mondo che ripudia isolazionismi e protezionismi, che combatte con decisione la malattia del sovranismo. E non solo perché le policy ambientali sono più efficaci se concordate, condivise, e applicate su scala globale. Questo è solo un pezzo del discorso: come sappiamo ci sono buone regolazioni e cattive regolazioni.
     
    Un mondo che combatte efficacemente i cambiamenti climatici è un mondo interconnesso perché mette in comunicazione e integra i sistemi produttivi più efficienti, anche attraverso l’apertura al commercio e il trasporto su lunghe distanze che non è da demonizzare, perché è meglio far viaggiare merci prodotte secondo buoni standard ambientali che proteggere, con l’isolazionismo e il protezionismo, comparti produttivi inefficienti, quindi inquinanti, quindi climalteranti. Le catene globali del valore sono un esempio “in vivo” dell’efficienza produttiva che diventa anche sostenibilità ambientale.
     
    Non tutti i tipi di crescita sono sostenibili, è giusto ricordarlo. Ci sono modelli migliori e modelli peggiori. Ma ogni politica climatica, per essere effettiva, deve mettere al centro la crescita, la diffusione del benessere, l’integrazione politica ed economica. La decrescita e il sovranismo sono senz’altro insostenibili, e sono senz’altro le politiche ambientali e climatiche peggiori.