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  • Ordini professionali, Orlando si fermi: no a blitz per le cariche a vita!

    Il Ministro Orlando sta facendo circolare per consultazione tra i Consigli nazionali di 13 Ordini professionali lo schema di un DPR per la riforma dei loro organi.

    Questa proposta di fatto raddoppia il limite di tre mandati - già previsto dalla normativa esistente anche se spesso violato - stabilendo che i nuovi limiti si applichino a partire dall'entrata in vigore del decreto stesso.

    In pratica, si manda indietro l'orologio, con l'effetto di consentire fino a sei mandati consecutivi di Presidenti e consiglieri che sono già arrivati a tre mandati.

    E' una norma assurda, non a caso sostenuta da molti presidenti uscenti degli ordini, che diversamente non sarebbero più ricandidabili.

    Se entrasse in vigore con un blitz di fine legislatura, si potrebbero avere organi che restano in carica 24 anni per gli ordini territoriali e addirittura 30 per quelli nazionali.

    In questo modo, si rischia di cristallizzare per altri 12-15 anni proprio le rendite di posizione che le attuali disposizioni -ed anche, sebbene formalmente, il nuovo decreto- dovrebbero combattere, creando invece cariche a vita.

    Secondo noi di +Europa, le priorità in campo ordinistico, dovrebbero essere la creazione di meccanismi più democratici e il rinnovamento generazionale, non l'ingessamento trentennale degli organi.Già nel 2015, con una mia interrogazione, avevo chiesto al Ministro di non portare avanti questo tipo di interventi e l'iter si era arrestato.

    Mi auguro che si fermi anche questa volta, a tutela soprattutto dei giovani professionisti che in questo modo rischiano di essere di fatto esclusi dall'accesso agli organi degli ordini.Sarebbe gravissimo, visto che sono coinvolti ben 13 ordini (agronomi e forestali, architetti, assistenti sociali, attuari, biologi, chimici, geologi, ingegneri, tecnologi alimentari, geometri, periti agrari, periti industriali, agrotecnici) - su cinque dei quali è dubbia anche la legittimità dell'intervento -che rappresentano quasi 1.000.000 di professionisti.

    Andrea Mazziotti

  • ATAC. MAZZIOTTI (+EU): PROROGA ILLEGALE, DAL 27 GENNAIO TUTTI A PIEDI

    (DIRE) Roma, 10 gen. - "La posizione su Atac della giunta Raggi sarebbe comica, se non ci trovassimo davanti a un problema gravissimo affrontato al di fuori della legalita'. Dopo aver scelto la via fallimentare del concordato, adesso la usano come scusa per approvare una proroga illegale e gia' bocciata dall'Antitrust a novembre. Un vicolo cieco che, visti anche i tempi ridotti, ha un unico effetto: il rischio dello stop dei bus il 27 gennaio. In questo modo giunta e consiglio si assumono responsabilita' enormi per i danni alla collettivita''". Lo dichiara Andrea Mazziotti, presidente della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio e tra i promotori della lista europeista +Europa con Emma Bonino. "La realta' e' una sola: Atac e' un'azienda incapace di garantire qualita' ed efficenza economico del servizio, cosi' come la sindaca Raggi e' incapace di cambiarla. 33mila cittadini hanno gia' firmato per il referendum sulla messa a gara del trasporto pubblico locale aderendo all'iniziativa promossa dai Radicali. Il referendum va indetto subito, senza modifiche dello statuto o altri trucchi per sabotarlo", conclude Mazziotti. (Com/Sor/ Dire)

  • Vaccini: Masini (+Europa), tra Salvini e M5s gara a chi fa peggio

    (AGI) - Roma, 10 gen. - "Salvini ha promesso, probabilmente a nome di tutto il centrodestra sul quale esercita un'egemonia culturale e sostanziale, l'abolizione dell'obbligo delle vaccinazioni in caso di vittoria elettorale. E' una dichiarazione molto grave, come e' grave che un tema del genere diventi argomento di propaganda di basso livello, in una gara con il Movimento 5 Stelle a chi promette di far peggio". Lo afferma Giordano Masini, promotore di +Europa con Emma Bonino. "Le coperture vaccinali sono una cosa molto seria, e recuperare livelli accettabili di copertura significa proteggere la salute di tutti, in primo luogo dei piu' deboli. Come su tutte le questioni che hanno a che fare con la salute pubblica e con il contrasto delle epidemie - conclude Masini - le decisioni sui vaccini vanno prese con estrema cautela, sulla base di analisi razionali e di una consapevolezza scientifica che Salvini dimostra di non avere".

  • Lavoro: Della Vedova, se riparte spread Cav non gridi a complotto

    (AGI) - Roma, 10 gen. - "Abolizione Fornero, abolizione jobs act, doppia moneta, dazi infiniti su import agroalimentare, Le Pen meglio di Merkel: se con sondaggi buoni per Salvini, Meloni e Berlusconi, pronti a deriva ungherese, ripartisse spread, almeno risparmiateci il 'complotto'". Lo scrive su Twitter il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, promotore di +Europa con Emma Bonino. (AGI) 

  • "L'ultima fake news della campagna elettorale: la Bonino vuole alzare le tasse" - Linkiesta

    "A leggere il programma di +Europa si scopre in realtà che la lista europeista ha come proposta la riduzione (entro la fine della prossima legislatura) di circa 45 miliardi di Irpef e 5 di Ires all’anno" - Linkiesta 2 marzo 2018

     

    Nella campagna più pazza del mondo accade anche che una lista proponga di ridurre le tasse e che il web pensi che voglia alzarle.

    Succede a Emma Bonino e alla sua lista +Europa, che certo ci ha abituato a sfidare le convenzioni prevalenti, come sull’immigrazione. Ma nessuno poteva credere che Emma arrivasse a sfidare il tabù della politica italiana degli ultimi anni: la tassa sulla prima casa, prima Ici e poi Imu, che il governo Berlusconi aveva abolito, Monti reintrodotto e infine Renzi abolito, caso praticamente unico nell’Ue, meritando il richiamo della Commissione europea che lo scorso anno ha chiesto di reintrodurla per i redditi più alti.

    A leggere il programma di +Europa si scopre in realtà che la lista europeista ha come proposta la riduzione (entro la fine della prossima legislatura) di circa 45 miliardi di Irpef e 5 di Ires all’anno, coperti finanziariamente con il contenimento della spesa pubblica per cinque anni al valore nominale del 2017, misure di riduzione della cosiddetta “spesa pubblica fiscale” (sussidi e incentivi ad alcune categorie di imprese), la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa per i redditi medio-alti e l’eliminazione dell’Iva agevolata al 10% su alcune categorie merceologiche.

    La polemica è dunque scoppiata a sinistra, con Liberi e Uguali che da qualche giorno non perde occasione per denunciare che +Europa non sarebbe di sinistra. “Europeismo liberista”, l’ha etichettato Stefano Fassina.

    Mentre già impazzavano meme su una improbabile Bonino-vampira, la leader radicale interveniva su Facebook: "Ricapitoliamo. Noi proponiamo agli italiani una ricetta chiara e responsabile: una prima parte di legislatura in cui il livello di spesa resta quello del 2017".?"Da metà legislatura - prosegue la Bonino - una seconda fase in cui ridurre significativamente le tasse sul lavoro, con una semplificazione delle aliquote e degli adempimenti”. E ancora: “Se per finanziare la riduzione delle tasse su lavoro e imprese dovesse essere necessario anche - non è detto, se si mantiene la spesa costante e si confermano tassi di crescita importanti - considerare un parziale ritorno alle imposte sulla prima casa per i redditi più alti, siamo pronti a farlo. Come dimostrano le analisi di Cottarelli, promettiamo cose positive e fattibili”.

    Un intervento che è servito a rassicurare il fronte “destro” dell’elettorato di +Europa, come dimostra l’intervento a favore di Emma di Alessandro De Nicola, già animatore di Fermare il Declino con Oscar Giannino, che ipotizzando “una crescita nominale annua del 3% (1,5% di crescita reale + 1,5% di inflazione, stima non irrealistica)” giunge a concludere che nella proposta di +Europa la neutralizzazione della spesa all’attuale livello nominale potrebbe portare ad “abbassare le entrate dello stato del 4,35% del Pil”, cioè circa 73 miliardi di tasse in meno.

    Ma la polemica è dunque scoppiata a sinistra, con Liberi e Uguali che da qualche giorno non perde occasione per denunciare che +Europa non sarebbe di sinistra. “Europeismo liberista”, l’ha etichettato Stefano Fassina. In serata arriva l’intervento dell’alleato-avversario Matteo Renzi: “Noi le tasse sul lavoro le abbiamo già abbassate, no al ritorno dell’Imu prima casa”. In casa Bonino ribadiscono che la loro è una proposta per ridurre le tasse sul lavoro, ma in questa campagna elettorale può accadere anche questo: chi vuole ridurre le tasse è accusato di volerle alzare, persino dai suoi alleati.

  • Bonino al Manifesto: "Razzismo, Salvini ha sdoganato gli umori peggiori, queste sono le conseguenze"

    "Salvini ha sdoganato gli umori peggiori. Queste sono le conseguenze". Emma Bonino, intervistata da Il Manifesto, parla dell'ondata di atti razzisti che stanno avvenendo in questi giorni nel nostro Paese.

    Leggi l'intervista di Emma a Il Manifesto

  • published Costituisci un Gruppo +Europa! in News 2022-02-01 14:50:23 +0100

    Costituisci un Gruppo +Europa!

    Gli iscritti a +Europa possono costituire Gruppi, con carattere tematico o territoriale, che concorrono alla realizzazione degli obiettivi di +Europa e possono darsi un obiettivo specifico, sia in termini di proposta che di iniziativa politica.

    Per costituire un gruppo in Italia servono almeno 10 iscritti a +Europa. Nei Paesi diversi dall’Italia sono sufficienti 5 iscritti.

    A un Gruppo possono aderire anche cittadini non iscritti a +Europa, versando una quota minima di 10 euro.

    Le regole per la costituzione e il funzionamento dei Gruppi sono stabilite in questo Regolamento

    Per la costituzione dei Gruppi, occorre utilizzare questo modello

  • "LA MIA ISCRIZIONE A +EUROPA": L'APPELLO DI GIANFRANCO SPADACCIA

    Di Gianfranco Spadaccia*

    Mi sono iscritto a + Europa per concorrere alla formazione di un soggetto politico autonomo, plurale e federale, che terrà il suo primo congresso costitutivo entro il mese di gennaio.
    L'ho fatto dopo aver ascoltato la conferenza stampa di Benedetto Della Vedova, Silvja Manzi, Bruno Tabacci ed Emma Bonino.
    Le foto che compaiono nel sito di + Europa dietro l'invito a non rassegnarsi, ma a fare di +, sono quella di Salvini e Di Maio e quella della stretta di mano complice tra Putin e Trump.
    Nonostante l'apparente sproporzione di forze, non si tratta di una manifestazione di megalomania ma l'esatta raffigurazione di ciò che è in gioco. Dietro quelle complicità, quelle strette di mano, in maniera diversa ma convergente, c'è la sorte dell'Unità Europea, che vogliono distruggere attraverso il populismo e il ritorno alle sovranità nazionali.
    Sono sempre più convinto che questo sarà il vero tema di scontro non per i prossimi anni ma per la prossima generazione. Non esistono in questa lotta federalisti leggeri e federalisti pesanti, federalisti buoni e meno buoni. Esistono solo federalisti ed antifederalisti.
    È una lotta radicale, per eccellenza, ma che deve coinvolgere ogni democratico. Per questo mi auguro che le iscrizioni siano tante, che sia presto evidente a tutti il valore aggiunto che +Europa può rappresentare per una opposizione democratica che appare divisa e incerta. E per questo è importante salvaguardare e rafforzare la convergenza che intanto si è verificata, già al momento delle elezioni, fra radicali, liberaldemocratici di Forza Europa e cattolici democratici di Centro democratico.

    Il mio appello è rivolto a tutti loro, ma anche a quanti rimangono esitanti alla ricerca di una soluzione che non appare loro mai sufficientemente corretta e giusta. Nella speranza di poterli coinvolgere e convincere, faccio però appello a tutti coloro che, non appartenendo a nessuno dei movimenti promotori, il 4 marzo scorso hanno votato, con speranza e fiducia, + Europa perché ne hanno subito compreso il progetto politico. Abbiamo bisogno di voi.

     

    *Presidente dell'Assemblea di +Europa

  • published Diciotti, Emma Bonino intervistata da Repubblica in News 2022-02-01 14:50:22 +0100

    Diciotti, Emma Bonino intervistata da Repubblica

    Leggi l’intervista di Emma Bonino a La Repubblica sul caso della nave Diciotti 2018082439857439

  • Europee2019. Rimbocchiamoci le maniche. Lavoriamo a una rete di europeisti federalisti e liberali

    di Marco De Andreis

    Un mese fa, un articolo su The Daily Beast rivelava i piani di Steve Bannon – il sacerdote della destra americana e lo stratega della vittoria elettorale di Donald Trump – sull’Europa.

    Consistono nella creazione di una fondazione, da lui chiamata Il Movimento, con sede a Bruxelles e una decina di persone di staff. Obiettivi: l’elaborazione di proposte politiche e di sondaggi d’opinione pan-europei condivisibili dai partiti di destra populisti e xenofobi europei, la condivisione di strategie elettorali, incluse quelle riguardanti web e social. Il tutto in vista delle elezioni politiche europee del 2019.

    Pare che Bannon stesso intenda trasferirsi in Europa a dirigere queste operazioni subito le elezioni di mid-term il prossimo novembre negli Stati Uniti.

    Panico. Ma anche stimolo a cercare di fare altrettanto da parte nostra. Abbiamo un vantaggio: costruire una piattaforma politica pan-europea è obiettivo perfettamente coerente per gli europeisti o i liberali internazionalisti quali siamo noi. Mentre la costruzione di un’internazionale nazionalista, essendo un ossimoro, sembra un’impresa ardua. E due svantaggi: i liberali, internazionalisti o meno, sono individualisti, litigiosi e di difficile coordinamento; Bannon, con tutto il suo armamentario di Breibart News, Cambridge Analytica - e i soldi di Robert Mercer- è molti più avanti di noi sulle strategie mediatiche, l’uso (o la manipolazione?) dei social e i messaggi all’elettorato.

    Inciso: l’articolo del Daily Beast mette in chiaro come Bannon si consideri l’anti George Soros, l’archetipo della speculazione finanziaria globale cui i sovranisti (compresi quelli nostrani) addebitano la grande crisi del 2008 e tutti gli altri mali del mondo, passati e presenti. Ma cosa faceva Bannon prima di fare lo stratega politico? L’investment banker con Goldman Sachs. E cosa fa il suo mecenate, Robert Mercer? Il finanziere.

    Negli ultimi giorni, sulla stampa liberale, al panico è subentrato un certo scetticismo nei confronti del possibile successo dell’annunciato Movimento di Bannon. Sia il New York Timesche il Washinton Post riportano una serie di reazioni fortemente negative al progetto. Da parte ad esempio del co-presidente di Alternative für Deutschland (AfD), Alexander Gauland. Oppure da parte del portavoce del Rassemblement national (l’ex Front national), Jérôme Rivière, che ha detto che Bannon “è americano e non ha posto in un partito politico europeo” e che “qualunque entità sovranazionale va respinta”. L’internazionale dei nazionalisti, appunto.

    C’è da fidarsi? Io non direi. Solo un mese fa, l’altro co-presidente di AfD, Alice Weidel, ha descritto il progetto di Bannon come “ambizioso ed eccitante”. E Rivière può dire oggi quello che vuole ma intanto era tra quelli che si sono precipitati a incontrare Bannon nel corso del suo primo giro in Europa quando era ancora chief strategist di Trump. Inoltre, la grande uscita pubblica europea di Bannon è avvenuta a marzo scorso a Lille, al congresso del Front national, su invito del capo di Rivière, ovvero Marine Le Pen: entusiasmo di folla, baci e abbracci.

    Quello con Viktor Orban poi – che Bannon ha chiamato “Trump prima di Trump” – è un feeling pienamente ed esplicitamente ricambiato. E poi c’è Matteo Salvini, che Bannon, oltre a riempire di complimenti, si vanta di aver convinto ad andare al governo con i 5 stelle. Dal canto suo, Salvini non ha fatto uscite pubbliche particolarmente calorose verso Bannon. Il suo potrebbe diventare, alla fine, il modello d’atteggiamento che prenderanno i sovranisti europei verso il think tank brussellese di Bannon. Distaccato, quando non esplicitamente freddo in superficie. Gregario, ciascuno per contro proprio, quando si tratterà di utilizzare tattiche, strategie, soldi e altri servizi.

    Tanto più che non è interamente vero che, come le famiglie infelici, ciascun sovranista è sovranista a modo suo. Come ha scritto recentemente l’Economist, nei vari paesi europei sta venendo a galla, a destra e a sinistra, una piattaforma pro-russa, anti-atlantica, euroscettica, anti-immigrazione, interventista nell’economia e contraria al commercio internazionale.

    Perciò non abbassiamo la guardia. E rimbocchiamoci le maniche per crearlo noi un Movimento - federalista europeo e liberale - in vista delle prossime elezioni europee. Perlomeno il nostro non sarebbe un ossimoro.

  • U2: "una grande, brillante bandiera blu dell’Unione Europea al concerto di Berlino"

    "Mi è stato detto che una rock band è al suo meglio quando è un po 'trasgressiva: quando spinge al limite il cosiddetto buon gusto, quando scuote, quando sorprende. Bene, gli U2 stanno iniziando il loro tour a Berlino questa settimana, e abbiamo appena avuto una delle nostre idee più provocatorie: durante lo show sventoleremo una grande, brillante bandiera blu dell’Unione Europea.

    Immagino che, anche per un pubblico rock, sventolare una bandiera europea in questi giorni sia un fastidio, una noia, un riferimento kitsch all'Eurovision Song Contest, ma per alcuni di noi è diventato un atto radicale. L'Europa, che a lungo ha suscitato solo uno sbadiglio, oggi provoca litigi a pesci in faccia. L'Europa è teatro di forze potenti, emotive e contrastanti che daranno forma al nostro futuro. Dico il nostro futuro, perché non c'è modo di negare che siamo tutti su questa barca insieme, in mari agitati da condizioni meteorologiche estreme e politiche estremiste.

    L'Europa è difficile da vendere in Europa, in questi giorni. Questo è vero anche se non c'è mai stato un posto migliore per nascere che l’Europa degli ultimi 50 anni. Anche se dobbiamo lavorare molto più duramente per diffondere i benefici della prosperità, gli europei sono più istruiti, meglio protetti dagli abusi delle grandi corporation e conducono vite migliori, più lunghe, più sane e più felici di quelle di qualsiasi altra regione del mondo. Sì, più felici. Queste cose contano.

    L’Irlanda è un posto con una speciale connessione con l’Europa e con il suo ideale. Forse perché l’Irlanda è una piccola roccia in mezzo al grande mare, desiderosa di far parte di qualcosa di più grande di noi (perché la maggior parte le cose sono più grandi di noi . Forse è perché ci sentivamo più vicini all'Europa che ad altre persone che vivono sulla nostra isola.

    L'appartenenza all'Europa ci ha permesso di diventare una versione migliore e più sicura di noi stessi. Siamo un po' più rispettati tra gli amici. Inoltre, più il nord e il sud dell'Irlanda si avvicinano all'Europa, più ci avviciniamo l'un l'altro. La prossimità ha oltrepassato il confine e ha abbattuto le barriere.

    Per motivi storici, non prendiamo alla leggera la sovranità. Se la definizione di sovranità è il potere di un paese di governare se stessa, l'Irlanda ha visto che lavorare con altre nazioni ci ha dato un potere più grande di quello che potremmo esercitare da soli, e una maggiore autorità sul nostro destino.

    Come europeo, mi sento orgoglioso di ripensare a quando i tedeschi accolsero i rifugiati siriani spaventati (mi sentirei più orgoglioso se altri paesi si fossero fatti avanti); orgoglioso della lotta dell'Europa per porre fine alla povertà estrema e ai cambiamenti climatici; e, sì, straordinariamente orgoglioso dell'accordo del Venerdì Santo e di come altri paesi si siano radunati dietro l'Irlanda sulla questione del confine, riaccesa dalla Brexit. Mi sento privilegiato di aver assistito al più lungo tratto di pace e prosperità di sempre nel continente europeo.

    Ma tutti questi risultati sono in pericolo, perché il rispetto per la diversità - la premessa dell'intero sistema europeo - viene messo in discussione. Come ha detto il mio connazionale John Hume: "Ogni conflitto riguarda la differenza, sia che la differenza sia la razza, la religione o la nazionalità. I visionari europei hanno deciso che la differenza non è una minaccia ... La differenza è dell'essenza dell'umanità "e dovrebbe essere rispettata, celebrata e persino coltivata.

    Stiamo assistendo a una spettacolare perdita di fiducia in questa idea. Alimentati dalle disuguaglianze della globalizzazione e dalla mancata gestione della crisi migratoria, i nazionalisti affermano che la diversità è un pericolo. Cercate rifugio - ci dicono - nella stessa identità; scacciate il diverso. La loro visione per il futuro mi sembra molto simile al passato: identità politica, rivendicazioni, violenza. Il nazionalismo è un discriminatore di pari opportunità.

    La generazione che ha sopportato la guerra mondiale ha visto il bilancio mortale di quel modo di pensare. Hanno trovato un sentiero fuori dalle macerie, oltre muri di cemento e filo spinato, per ritrarre la cortina di ferro disegnata sul cavalletto di Stalin, e hanno respinto l'idea che le nostre differenze siano tutto ciò che ci definisce.

    Compresero che il pensiero a somma zero era un patto suicida.

    Amo le nostre differenze: i nostri dialetti, le nostre tradizioni, le nostre peculiarità, "l'essenza dell'umanità", come diceva Hume. E credo che lascino ancora spazio a quello che Churchill chiamava "un patriottismo allargato": alleanze plurali, identità stratificate, irlandese ed europeo, tedesco ed europeo. La parola patriottismo ci è stata rubata da nazionalisti ed estremisti che chiedono uniformità. Ma i veri patrioti cercano l'unità al di sopra dell'omogeneità. Riaffermare questo è, per me, il vero progetto europeo.

    Possiamo mettere i nostri cuori in questa lotta? Non ci può essere romanticismo per un "progetto" o sensualità in una burocrazia, ma come ha detto il grande Simone Veil, "L'Europa è il grande progetto del XXI secolo". I suoi valori e le sue aspirazioni rendono l'Europa molto più di una semplice geografia. Vanno al centro di chi siamo come esseri umani e chi vogliamo essere. Quell'idea di Europa merita canzoni scritte su di essa e grandi bandiere blu luminose da sventolare.

    Per prevalere in questi tempi travagliati, l’Europa è un pensiero che ha bisogno di diventare un sentimento.

    Bono Vox* in un articolo sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung 

    *cantante degli U2 e co-fondatore di ONE (organizzazione internazionale per il contrasto della povertà estrema).

  • +Democrazia: la proposta di legge di +Europa che riforma gli strumenti di partecipazione democratica

    di Valerio Federico

    Il diritto dei cittadini a promuovere referendum è impedito da restrizione irragionevoli e discriminatorie a tutti i livelli istituzionali, così come il diritto a partecipare alle elezioni. Solo chi ha ingenti disponibilità finanziarie è in grado di raccogliere utilmente le firme autenticate previste dalla legge.

    +Europa ha depositato alla Camera la proposta di legge “Più democrazia, più sovranità al cittadino”. La proposta di legge riforma gli strumenti di partecipazione democratica, di conoscenza e di sottoscrizione delle liste elettorali. Garantirebbe, se in vigore, al cittadino e alle forze politiche organizzate non presenti nelle assemblee elettive di partecipare a determinare le politiche pubbliche con iniziative popolari e referendum, nonché la effettiva possibilità di presentarsi alle elezioni.

    Una democrazia compiuta non si esaurisce nella espressione periodica di voti e nella rappresentanza degli eletti ma va integrata con spazi di partecipazione e decisione diretta dei cittadini e strumenti di conoscenza dell’attività e della qualità di azione della PA così come con regole e strumenti tali da permettere alle forze politiche di concorrere alle competizioni elettorali a differenza di quanto è avvenuto con le varie leggi elettorali che si sono susseguite. Tutto questo garantisce il godimento di diritti politici fondamentali e rende effettiva la democrazia.

    La proposta (1) riforma gli strumenti di democrazia diretta in ambito locale modificando il TUEL e in ambito nazionale modificando la legge del 1970, (2) riforma il sistema di raccolta firme per le elezioni a tutti i livelli, parlamento europeo (sottoscrizione online), camera dei deputati (sottoscrizione online e autenticazione ai promotori della lista), amministrazioni comunali (sottoscrizione online e autenticazione ai promotori della lista), regioni (sottoscrizione online e autenticazione ai promotori della lista), (3) introduce l'obbligo di misurazione della qualità di tutti i servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione

    Principali misure previste nella proposta di legge:

    • Estensione agli enti locali di strumenti effettivi di democrazia diretta. Referendum propositivi, abrogativi e confermativi negli statuti di tutti i comuni.
    • Referendum comunali anche su aumenti di tributi e tariffe per interventi di scopo così come per chiudere o privatizzare società partecipate.
    • Eliminazione dell’obbligo di vidima e di presentazione dei certificati elettorali dei firmatari.
    • Invio a tutti i cittadini del libretto informativo con le ragioni del SI’ e del NO.
    • Attestazione della regolarità delle firme da parte di chi promuove il referendum.
    • Voto referendario insieme al voto per le elezioni.
    • Introduzione di una soglia di partecipazione sui voti favorevoli per sfilare dal partito della renitenza al voto l’arma dell’astensione. L’astensione viene spuntata perché la proposta passa solo sul raggiungimento di una quota dei favorevoli.

    La proposta interviene anche sulla praticabilità della democrazia rappresentativa modificando le modalità di raccolta firme sulle liste

    • Sottoscrizione online per la presentazione delle liste per tutte le elezioni.
    • Deposito delle liste elettorali complete prima della raccolta firme.

    Sono previste misurazioni della qualità dei servizi pubblici e nuove misure di trasparenza:

    • Un portale per tutte le pubbliche amministrazioni con i dati sulla qualità effettiva e percepita di tutti i servizi pubblici erogati
    • Obbligo per le società partecipate di pubblicare i dati economico-finanziari trimestralmentE
    • Pubblicazione del patrimonio immobiliare dei comuni.
    • Pubblicazione di schede descrittive dell’attività dell’organo esecutivo degli enti pubblici e dell’agenda pubblica degli incontri dei pubblici decisori.

     

     

  • Emma a Repubblica: +Europa correrà alle europee. No ai calderoni

    "Io penso che dobbiamo presentarci alle Europee con la nostra lista di +Europa e vediamo chi si aggrega. Non credo che un calderone europeista dove si finga che non vi siano differenze sul futuro della Ue e su quello dell'Italia possa mai funzionare. Ovvio che non bisogna polverizzarsi ma nemmeno stare insieme ipocritamente".

    Leggi Emma Bonino a La Repubblica.

     

  • Steve Bannon, un'enorme fake news per piegare l'Europa ai diktat commerciali di Trump.

    Di Marco De Andreis

    Continua il grand tour di Steve Bannon in Europa. Oggi, sabato 22 settembre, alle 18.00, sarà sull’isola Tiberina alla festa di Atreju, cioè Fratelli d’Italia, cioè Giorgia Meloni. La quale ha già annunciato di voler aderire a The Movement, l’organizzazione ombrello dei sovranisti europei con (lussuosa) sede a Bruxelles creata da Bannon, cui già si è unita la Lega di Matteo Salvini.

    Ci sarebbe da ridere per la quantità di enormi contraddizioni che questo tentativo di fare l’internazionale dei nazionalisti genera. Se non ci fosse da piangere per il fatto che alle contraddizioni pare non badare più nessuno – come direbbe Bannon, anything goes. I media riportano queste cose come se avessero senso e tutti ci stiamo abituando alle sparate quotidiane del populista di turno.

    Le butto lì, a caso. Chessò, il sito La Voce del Patriota, dove si può trovare il programma completo della festa di Atreju, spiega che “Bannon ha creato la Fondazione ‘The Movement’ in risposta alla Open Society di George Soros”. Strana risposta. The Movement chiede e ottiene adesioni di partiti e ha un obiettivo esplicitamente elettorale: le europee del 2019. Open Society ha, almeno finora, finanziato la società civile, non partiti. Non corre a nessuna elezione. Open society promuove un’idea: la democrazia liberale, la democrazia nello Stato di diritto. The Movement non ha nessuna idea, se non sfasciare l’Europa che c’è to make Hungary great again – sempre come direbbe Bannon.

    Oppure, sentite questa della Meloni intervistata dall’Huffington Post: “smontare questa Unione di tecnocrati per ricostruire una confederazione di Stati nazionali liberi e sovrani è il nostro obiettivo”. Ri-costruire? Ma quando mai c’è stata in Europa una confederazione? Gli Stati nazionali sono già liberi e sovrani, anche troppo, e non c’è niente, non una federazione, né una confederazione. C’è solo una grande authority sul mercato e la concorrenza e una Banca Centrale – istituzioni per fortuna in mano ai tecnocrati non solo in Europa ma in tutto il mondo civile.

    Come può The Movement mettere d’accordo Salvini, che vuole distribuire i rifugiati in tutta Europa, e Viktor Orban, che non lo vuole affatto? Che hanno da guadagnare l’Italia, l’Ungheria, la Francia sovranista che immagina Marine Le Pen, a ritrovarsi ciascuno per conto proprio di fronte ai dazi di Donald Trump? E a nessuno viene il sospetto che Bannon – lo stratega elettorale di Trump - ci tenga tanto a sfasciare l’Unione Europea proprio perché è l’argine più forte contro i diktat commerciali di questa amministrazione americana? De Gaulle si rivolterà nella tomba allo spettacolo di una soi-disant nazionalista francese come la Le Pen, subordinata agli interessi americani.

    Ma che avrà mai ‘sto Bannon, allora, per mettere tutti in fila i sovranisti europei? Un grande, sofisticato pensiero, una teoria politico-filosofica di spessore? Macché, manco quello. Non ha scritto niente di rilevante.

    A leggere Devil's Bargain, di Joshua Green, un’approssimazione a una sua biografia, si viene a sapere che l’uomo è di formazione e fede cattolica, sostenitore della destra vaticana capitanata dal Cardinale Raymond Burke. È stato ufficiale di marina, poi alla Harvard Business School e da lì a Goldman Sachs. Ha fatto i soldi (cattivi solo quando li fanno George Soros o Warren Buffet) specializzandosi nella finanza hollywoodiana, in particolare trovando un sistema di misurare in modo affidabile il valore patrimoniale degli archivi (i film già prodotti) delle case di produzione. Ha prodotto e diretto nel 2011 un documentario di nessun successo su Sarah Palin, The Undefeated – stesso titolo di un film del 1969 con John Wayne e Rock Hudson.

    È un appassionato lettore degli scritti di Julius Evola. E di quelli di René Guénon, un metafisico e occultista francese, cresciuto cattolico, poi diventato massone e infine musulmano sufo – o sufi, o sufista, scusate non so come si dice, non me ne intendo.

    Un buon compendio delle sue idee – ideologia è parola troppo grossa - si trova in questa trascrizionedi un suo intervento via Skype a una conferenza dell’Istituto per la Dignità Umana tenutasi in Vaticano nel 2014. Pensa che l’Occidente giudaico-cristiano deve difendersi da un attacco potenzialmente mortale del mondo  islamico. Che è un attacco non solo armato, ma anche, forse soprattutto, culturale. Ciascuna nazione occidentale  deve difendere la propria identità giudaico-cristiana da questo attacco - cui invece stanno spalancando le porte il relativismo culturale delle élite politico-finanziarie dell’occidente. Ciascuna nazione per conto suo perché non c’è identità per le persone al di fuori di quella nazionale.

    A Joshua Green ha detto: “Bisogna controllare tre cose: i confini, la moneta e l’identità militare e nazionale. La gente comincia a rendersene conto e i politici dovranno seguire”.

    Tutto qui. Non c’è nient’altro degno di nota.

    Oddio, a essere generosi c’è l’attenzione all’aspetto culturale della politica – ad esempio in relazione al confronto con col mondo islamico. Ma questa non è una sua convinzione originale. Pare gli sia stata trasmessa, invece, da Andrew Breitbart, il fondatore di Breitbart News(e ahimè, dell’Huffington Post), morto nel 2012 a soli 43 anni, il quale sosteneva che la politica è a valle della cultura (politics is downstream from culture)– conclusione cui era arrivato in modo meno sintetico, Antonio Gramsci.

    Guarda caso l’operazione di Breitbart e Bannon – vincente con l’elezione di Trump – è stata proprio quella di strappare l’egemonia culturale alla cosiddetta élite liberale internazionalista, sostituendola con una, se non nazional-popolare, certo nazional-populista.

    Ma queste sono chiacchiere. Sappiamo come ha funzionato e funziona: con Breitbart News, sinonimo di fake news, con i troll russi, con l’andare direttamente alla giugulare degli avversari (il libro Clinton Cashne è un esempio), con i dati sugli utenti dei social network ramazzati da Cambridge Analytica, con i soldi, tanti soldi, di mecenati come Robert Mercer,  un finanziere proprio come Soros, solo di ultra-destra.

    E a queste cose puntano Salvini e la Meloni, la Le Pen e Orban.  Questo è The Movement. E non può essere nient’altro perché idee non ne hanno loro e non ne ha Bannon. È un patto col diavolo, devil’s bargain. Facciamolo fallire.

     

  • Spread, tutto quello che dicono Salvini e Di Maio è falso.

    Tutto quello che Salvini e Di Maio dicono sullo spread è falso. Non è vero che non riguarda il “popolo”, ma solo le banche o le élite finanziarie. Lo spread danneggia tutti i contribuenti, in particolare i più poveri, i più indebitati e i più bisognosi.
    Lo spread è la differenza tra l’interesse a cui sono venduti i titoli del debito pubblico italiani e quelli tedeschi. Uno spread a 300 significa che l’Italia deve pagare il 3% di interesse in più della Germania per vendere i propri titoli.
    Con l’aumento dello spread:
    • aumenta il costo del finanziamento del debito pubblico e quindi gli oneri a carico dei contribuenti (gli interessi che paga lo Stato sono a carico di tutti i contribuenti) -> PIU' SPREAD = PIU' TASSE
    • diminuisce il valore dei titoli di Stato in possesso di privati e istituzioni finanziarie; questo comporta una riduzione del loro patrimonio diminuisce il valore dei titoli delle istituzioni finanziarie (banche e assicurazioni) che detengono quote ingenti del debito pubblico italiano e quindi il valore delle azioni detenute da privati e famiglie -> PIU' SPREAD = MENO RISPARMI
    • diminuisce il valore dei titoli delle istituzioni finanziarie (banche e assicurazioni) che detengono quote ingenti del debito pubblico italiano e quindi il valore delle azioni detenute da privati e famiglie -> PIU' SPREAD = PIU' PERDITE
    • aumenta il tasso di interesse sui prestiti e sui mutui, e la disponibilità di credito per le imprese e per le famiglie -> PIU' SPREAD = MENO CREDITO
    Insomma, nessun cittadino guadagna niente dallo spread, quasi tutti ci perdono qualcosa, alcuni ci perdono moltissimo.
     
    Carmelo Palma, Piercamillo Falasca

  • #Mes: Pd e Italia Viva scelgano. O con l'Ue o con Di Maio

    di Benedetto Della Vedova

    Era stato detto che questo governo, nato in fretta e male, avrebbe rilanciato un profilo europeista dell’Italia. Il M5S non ha votato a favore di Christine Lagarde al Parlamento europeo e sulla Commissione si è spaccato, cosicché la maggioranza degli europarlamentari italiani non ha votato a favore della nuova commissione.
    Ora assistiamo a una sceneggiata vergognosa sul MES, le cui modifiche sono state negoziate dal Conte1.
    Il problema non sono le regole, vecchie e nuove, ma il debito pubblico.
    Bocciare il Mes o chiedere un rinvio sarebbe un colpo micidiale alla credibilità dell’Italia presso i partner europei e i mercati. PD e Italia Viva hanno già aspettato troppo: chiariscano subito al M5S che il Governo italiano tra due settimane ha una sola opzione, quella di confermare l’impegno preso a giugno, pena la fine della maggioranza.
    Non vi sono alternative se non quella di stare in una maggioranza anti europea e quindi antitaliana.

  • published Biometano, il green che fa bene in News 2022-02-01 14:33:10 +0100

    Biometano, il green che fa bene

    Di Matteo Favagrossa

    L’Italia è il secondo produttore in Europa di biogas da biomasse, intese come “scarti dall’agroalimentare, liquami zootecnici, scarti della lavorazione forestale, rifiuti urbani come umido e sfalci, e molte altre materie organiche”. Queste sono alcune delle matrici utilizzabili per produrre biogas, matrici che da sottoprodotto o rifiuto possono essere valorizzate nel contesto della più moderna e sostenibile economia circolare, trasformando in risorsa quel che fino a pochi anni fa non era che un costo per la collettività, come i rifiuti organici raccolti nelle città, sfalci del pubblico o privato. Ora, grazie agli impianti per la produzione di biogas e ai processi di upgrading, con una gestione attenta, possono trasformarsi in opportunità.

    Il processo produttivo tipico del biogas prevede che le matrici organiche siano decomposte tramite processi controllati all’interno di vasche chiuse che garantiscono processi anaerobici grazie all’aggiunta di batteri. Nella maggior parte dei casi questo gas, grazie alla alta presenza di metano, viene utilizzato per produrre energia elettrica o energia elettrica abbinata a calore, mentre la parte immessa che non si decompone può essere utilizzata come fertilizzante per l’agricoltura. Nonostante la produzione di biometano da impianti di biogas sia possibile da ormai oltre 30 anni, solo nel 2015 l’Italia ha provveduto a sopperire alle carenze normative per trasformare il biogas in biometano.

    L'upgrading rimuove i componenti indesiderati ed eventuali impurità per ottenere un arricchimento del biogas e renderlo del tutto assimilabile al gas metano naturale. Il biometano (gas composto al 97% di metano) può essere immesso nella rete nazionale, una delle più capillari d’Europa, o può essere stoccato in forma liquida e utilizzato come carburante per l’autotrazione. Il punto a favore di questa risorsa è la possibilità di trasporto sia tramite rete che tramite automezzi.

    È un’opportunità seria per l’Italia, e non comporta costi superiori per quanto riguarda le tecnologie di utilizzo né per il privato né per il pubblico. Il metano fossile è già presente nelle case ed è già utilizzato come carburante. La sua produzione verde va chiaramente nella direzione di ridurre le importazioni della parte fossile e incrementare l’autonomia energetica del nostro paese.

    Ormai presenti e collaudati da anni, al contrario dell’elettrico, i motori totalmente a metano sono applicati non solo su autovetture, ma su mezzi speciali e industriali dagli autocarri agli autobus, dai carrelli elevatori alle imbarcazioni fino alle trattrici agricole di imminente commercializzazione. I motori a biometano garantiscono prestazioni simili se non superiori ai carburanti di origine petrolifera, sono collaudati da anni di utilizzo reale e sono parte del know how dell’industria motoristica europea.

    Insomma, il biometano come alternativa al metano fossile è un’opportunità per l’Italia e un buon esempio di economia circolare partecipativa, utilizzabile da tutti sia per uso domestico che industriale riducendo le importazioni e sostenendo le economie locali.

    Cosa potremmo fare?

    Alleggerire le stringenti norme per aprire distributori, incentivare l’installazione di compressori nelle abitazioni o nelle aziende che permettano di fare il pieno ai mezzi, direttamente dalla rete nazionale. Proseguire con gli incentivi per quanto riguarda l’installazione di micro-impianti di produzione sul territorio nazionale, iniziare una campagna di sensibilizzazione sulle energie sostenibili.